La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
In questi giorni ci si imbatte spesso, su quotidiani e tv, nella sfavillante pubblicità dei nuovi treni Freccia Rossa e Freccia Argento: “La linea che unisce il Paese. Più velocità, più treni, più servizi: 1000 km di nuove linee veloci da Torino a Napoli-Salerno”.
Promessa che stride un po’ con gli articoli, su alcuni di quegli stessi giornali – il network dell’odio ferroviario, come direbbe qualcuno – che riferiscono sull’incredibile valanga di ritardi e disguidi che, proprio a causa dei frecciarossa, si sta abbattendo sui passeggeri (basti leggere questo articolo sulla tratta Milano-Torino per farsi un’idea della situazione).
E’ evidente dunque che il meccanismo va un po’ perfezionato. Ma c’è dell’altro: questo slogan della “Linea che unisce il Paese” è comunque paradossale; perché riflette sì una volontà di “unione” sul piano geografico, mentre su quello umano è la metafora perfetta di un paese sempre più diviso fra due velocità. Ovvero, detto in altri termini, l’ennesimo passo verso la scomparsa di quella che una volta chiamavamo (non in gergo ferroviario, ma sociale) la “classe media”.
Perché mentre l’Alta Velocità si lancia a realizzare i suoi tempi da guinness, i treni regionali vengono appositamente rallentati per non intralciare la corsa altrui. Eurostar e Intercity vengono depennati, mentre i treni Espresso ormai sono più rari dei panda. Per non parlare degli investimenti, che pur essendo interamente concentrati (e in buona parte sprecati: quanto costano, ad esempio, gli stessi spot di cui sopra?) sulle frecce rosse e dunque a beneficio di una minoranza, verranno pagati da tutti sotto forma di rincari.
Insomma, siamo ad una concezione dei trasporti che avrebbe fatto forse la felicità di Carlo Marx. Ma non quella dei pendolari.
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