La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Sergio De Gregorio ha presentato recentemente un disegno di legge che prevede la sanzione fino a sei mesi di carcere per chi rimuova il crocefisso dagli uffici pubblici (o si rifiuti di esporlo). Il senatore del Pdl ha così spiegato la sua proposta:
“C’è uno scontro di civiltà. E ognuno deve dire da che parte sta. Noi stiamo dalla parte della Chiesa e non ce ne vergogniamo”.
Più o meno gli stessi “concetti”, anche se in forma più pittoresca, sono stati finora il pane quotidiano di Piergianni Prosperini – l’assessore alla Regione Lombardia ai Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza, arrestato la settimana scorsa dalla Guardia di Finanza – e tuttora difeso a spada tratta da Formigoni (con la geniale argomentazione che “anche Stasi sembrava colpevole”). In realtà la corruzione, anche se confermata, sarebbe comunque ben poca cosa rispetto all’intolleranza sulla quale – platealmente – Prosperini ha costruito la sua carriera politica. Nel tempo si è autodefinito “Baluardo della Cristianità”, “Flagello dei centri sociali”, “Condottiero del Nord”, “Eradicatore dei no-global”, “Castigatore di omosessuali”.
Certo può essere che lo facesse solo per “dare spettacolo”, ovvero che non fosse razzista ma solo (si fa per dire) un irresponsabile; e lo stesso vale per chi simula crociate inesistenti al fine di ottenere un tornaconto politico personale. In ogni caso personaggi come questi, che ricoprono ruoli non trascurabili nel principale partito italiano, sono ottimi esempi di quale sia il vero “scontro” in atto nella nostra società: che come scrive la giornalista francese Caroline Fourest (vedi ad esempio questo articolo su Le Monde), è quello fra Identità e Idee. Entrambe sono risposte possibili al caos – e alle paure – della globalizzazione, ma completamente opposte.
E la questione si rivela più complessa di quanto sembri, perché dalla parte dell’Identità non troveremo soltanto i razzisti o gli xenofobi. Anche il “multiculturalismo” infatti si può presentare come un sistema che privilegia diversi gruppi identitari ufficialmente riconosciuti (da qui il prefisso “multi-”), piuttosto che garantire l’uguaglianza fra i cittadini; a svantaggio di chi magari non abbia una identità (etnica, culturale, linguistica, religiosa etc.) altrettanto evidente. Schierarsi dalla parte delle Identità – pur con le migliori intenzioni – porta inevitabilmente alla ghettizzazione fra i diversi gruppi. Oggi lo “scontro”, insomma, è trasversale alle nostre appartenenze: è la scelta fra enfatizzare l’Identità (ciò che ci divide) oppure le Idee (ciò che ci unisce).
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