La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Un articolo su Le Monde del 24 dicembre indagava sul fenomeno dei giochi su licenza, ovvero i vari Gormiti/Transformers/etc. che nascono da un accordo fra detentori del brand e fabbricanti dell’oggetto: permettendo a questi ultimi di mettere in commercio ogni tipo di gingillo (come le figurine, per esempio) derivante da film o cartoni animati.
Il loro successo è globale, da tempo consolidato anche dalle nostre parti. Lo si capisce già dalla frequenza con cui i giochi brandizzati compaiono accanto a quelli tradizionali e generici (“una macchinina”, “un treno”, “una bambola”) nelle letterine a Babbo Natale. L’importanza del marchio, in questi casi, è molto più importante della consistenza stessa dell’oggetto, e il consumismo conferma così la sua enorme forza di penetrazione nell’universo infantile. La materializzazione dell’immaginario, per quanto nella sua forma più banale di gadget, esercita infatti un effetto psicologico potentissimo: è il brand apposto sull’oggetto (non importa quale sia) che funziona come una formula magica, un collegamento irresistibile tra materia e spirito.
Per varie ragioni, i bambini sono diventati il bersaglio migliore e più pregiato che le aziende si possano contendere. Dal punto di vista delle aziende, naturalmente.
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