La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



December, 2009

Il Fermacarte
December 10th, 2009


La necessità di prendere decisioni che travalichino gli interessi delle persone viventi, quali sono le scelte in tema di surriscaldamento del pianeta, mette a nudo un limite intrinseco alla democrazia: quello di andare oltre gli interessi contingenti. I governi democratici hanno sempre avuto difficoltà a pensare a lungo termine, poiché sensibili alle scadenze elettorali, e alle pressioni, promesse e contentini vari che quelle seguono e precedono. In un bell’articolo su “Le Monde” di due giorni fa lo storico Pierre Rosanvallon parla di “miopia dei democratici”. Egli stesso ricorda come la democrazia, in verità, sia stata criticata anche per il problema contrario: il decisionista Carl Schmitt pensava che l’essenza della politica consistesse nel governare l’emergenza, la quale non può stare a perdere tempo con le lungaggini procedurali delle delibere democratiche. Ma se tale questione ha trovato varie forme di correttivi (alcuni dei quali hanno anche finito per “declassare” la qualità delle democrazie), l’altra è rimasta irrisolta, e costituisce un rovescio della medaglia della “meno imperfetta tra le forme di governo che conosciamo”. Una delle spinte al bicameralismo, nella storia delle costituzioni, è venuta anche dal desiderio di affiancare “rappresentazione del presente” e “rappresentazione dell’avvenire”, come auspicava Alfred Fouillée, uno dei filosofi fondatori della terza repubblica francese. Da lui si poteva leggere che “una nazione è una persona vivente e perpetua, che ha un corpo organizzato da sviluppare e conservare, delle tradizioni da salvaguardare, dei diritti e doveri secolari, delle ricchezze morali e materiali da difendere contro le passioni o l’interesse del momento, contro la volontà stessa della maggioranza presente”.

Il guaio è che rimane sempre velleitario immaginare un dualismo effettivo tra corpi elettorali, e quindi tra rappresentanze. In sostanza, se la maggioranza del momento ha abbastanza consenso o capacità manipolatoria per vincere le elezioni dell’assemblea “passional-contingente” li userà anche per guidare la composizione e le scelte della camera “ragionevole-organica”, quella dell’avvenire. Con un occhio puntato sul tema del momento, le scelte di Copenaghen, Rosanvallon in funzione di contenimento del “court-termisme” propone di: introdurre dei principi ecologici nell’ordine costituzionale; rinforzare e difendere la definizione patrimoniale dello Stato; mettere in piazza una grande “Accademia del futuro”, composta di intellettuali; istituire forum pubblici per mobilitare l’attenzione e la partecipazione dei cittadini. In tutto questo discorso, mi pare, si cela una questione assai spinosa, e molto interessante da sviluppare: quanto focalizzarsi esclusivamente sul momento elettorale, e sulla libertà formale dello stesso, ossigeni effettivamente le democrazie o non contribuisca, invece, a raffreddarle (o surriscaldarle).

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Il Fermacarte
December 9th, 2009


Furio Colombo, nell’editoriale di oggi sul Fatto, racconta la sua visita al “centro di identificazione e di espulsione” per immigrati clandestini di Ponte Galeria, a Roma: un luogo dove fa “più freddo dentro che fuori”, al punto che le donne sono costrette a stare a letto vestite. Molte di loro sono state strappate al lavoro di assistenza alle famiglie, deportate da una città all’altra, recluse in quello che “è come uno zoo quando era permesso essere crudeli con gli animali”.
Ma al di là di una vergogna ormai talmente consolidata che sembra quasi stucchevole ricordarne l’esistenza, colpisce un dettaglio riguardante il personale in servizio al centro:

“Alla polizia tocca soprattutto il compito impossibile delle identificazioni. E’ come mettere ordine nel mondo, dal Senegal alla Moldavia, dal Marocco all’Ucraina alla Cina”.

Un incarico quasi affascinante, a dispetto della tragicità della situazione, ma non si capisce perché affidarlo soltanto alle forze dell’ordine (per quanto volonterosi e professionali possano essere i poliziotti).

Mettere ordine nel mondo è un problemone di tipo antropologico, culturale e linguistico. Una sfida “impossibile”, forse, ma al tempo stesso disperatamente urgente: e questo dimostra come l’antropologia e la cultura non siano affatto slegate dalla realtà. Ad esserlo è semmai l’ostinazione, tutta ideologica, a trasformare l’intera questione/clandestini in un problema di “sicurezza” (laddove l’80% dei “detenuti in queste gabbie” non ha commesso alcun reato).

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Il Fermacarte
December 3rd, 2009


Cinque proposte per riformare la Casta, ispirate dal libro di Michele Ainis:

1) Vietare la partecipazione alle elezioni politiche a quei partiti che non rispettano adeguate regole di democrazia interna. Quindi di quelli che non eleggono in qualche modo i propri rappresentanti o non ricorrono ad alcuna collegialità per le scelte essenziali. Non è idoneo a governare una democrazia chi la disprezza in casa propria.

2) Prevedere un handicap di partenza per coloro che intendono seguire la carriera paterna (o materna). Un handicap riequilibratore di una disuguaglianza di partenza, ma non assolutamente un divieto. Non dimentichiamo che a volte proprio la continuità familiare è una garanzia di competenza e affidabilità.

3) Eliminare la possibilità per i controllati di nominare i propri controllori. Un esempio lampante e nocivo è quello dei membri della Corte dei Conti, ad oggi nominati per un quarto dal governo.

4) Variare il numero di parlamentari eletti in funzione dell’effettiva partecipazione dei cittadini alle elezioni politiche. Quindi, una situazione di astensionismo del trenta per cento determinerebbe la riduzione di un terzo degli eletti, motivando in questo modo sia gli elettori che gli eleggibili a considerare l’astensionismo un fenomeno fisiologico.

5) Limitare, per ogni carica elettiva, il numero di mandati a due.

(da giudiziouniversale.it)

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Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)