La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



January, 2010

Il Fermacarte
January 28th, 2010


Su l’Espresso della scorsa settimana c’era un’inchiesta sulla “casta local” dei consiglieri regionali, che negli ultimi anni hanno provveduto in modo da autoassegnarsi liquidazioni milionarie per i non rieletti: privilegi che sono modellati sugli inquilini di Montecitorio, tanto da meritargli il soprannome di “onorevolini” (e nemmeno tanto “ini”, per la verità).
Chi se ne tornerà a casa dopo le elezioni di fine marzo insomma non piangerà miseria, e avrà lauti vitalizi con cui consolarsi. Anzi – come dicono loro – questi soldi serviranno per il “reinserimento sociale” degli emeriti. Reinserimento sociale, come fossero ex detenuti o reduci di guerra.
Espressione sublime. E forse, paradossalmente, addirittura rivelatrice: perché è vero che a forza di starsene chiusi per anni nel Palazzo, deve perdersi completamente il contatto con la realtà.

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Il Fermacarte
January 26th, 2010


Sull’utilità del carcere ai fini della rieducazione, esistono inevitabilmente linee di pensiero diverse (e proprio di questo si parlava in Derelitti e delle pene). Su una cosa però dovrebbe essere facile concordare: quando un criminale sconta la sua pena per intero, senza nessun beneficio e ovviamente senza commettere altri reati, è logico che torni in libertà.

O no? Veramente in Italia, paese di perseguitati e di plotoni d’esecuzione, le cose stanno un po’ diversamente. Nel 1936 vennero infatti istituite le “case di lavoro”, una sorta di appendici del carcere dove venivano internati gli ex detenuti considerati “socialmente pericolosi”. Era il magistrato di sorveglianza a decidere questi eventuali supplementi di pena, e tale supplemento poteva essere reiterato indefinitamente: anche fino alla morte dell’ex detenuto stesso.

L’uso dell’imperfetto, peraltro, è un errore. Queste case di lavoro in Italia esistono ancora, nonostante l’Unione Europea le abbia dichiarate incostituzionali già dal 2004 intimandoci di abolirle. Non è cambiato nulla, e lo stesso famigerato carcere di Sulmona è anche una casa di lavoro: tanto è vero che uno degli ultimi suicidi avvenuti (come riporta un articolo sul Fatto del 9 gennaio scorso) non riguarda infatti un detenuto, ma una persona che aveva saldato il suo conto con la giustizia. Salvo essere sottoposta a questa specie di sequestro legalizzato, noto anche come “ergastolo bianco”.



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Il Fermacarte
January 25th, 2010


La Libellula, una nuova rivista di italianistica che si può scaricare gratuitamente dal sito web, dedica il primo numero al tema “Letteratura e politica”: che viene approfondito da varie angolazioni, molto diverse fra loro, stimolanti e dense (c’è comunque quasi un anno di tempo per leggerlo tutto, dato che il n.2 uscirà a dicembre 2010).
Fra i vari contributi riporto l’incipit de “La solitudine del lettore” di Paolo Patuelli, che non riguarda specificamente la letteratura ma è di portata più generale (e tocca gli stessi temi di Contro il target, che infatti viene citato in bibliografia):

Al centro della società contemporanea è oggi collocato l’‘individuo’. Un tempo non era così: il gruppo di appartenenza, o meglio, quella che chiamavamo ‘comunità’, definiva le sorti e il percorso di vita di ognuno. Oggi di questa comunità, parafrasando Zygmunt Bauman, rimane solo il mito ed il desiderio, per alcuni, che essa si riveli nuovamente in un tempo futuro non identificabile. Si potrebbe dire che, finita l’epoca della comunità, l’uomo occidentale sia rimasto solo di fronte alla possibilità di auto-costruirsi il proprio destino. Gli individui agiscono, lottano e si sforzano di fare della propria vita un’unica e singolare avventura, condizionata solo dalle proprie decisioni: è la società delle ‘infinite possibilità’ dove ad ognuno è consegnata la proprietà esclusiva della propria biografia.

Resta il dubbio che, non essendo l’individualismo una costante storica ma una “invenzione” occidentale (e relativamente recente), alla consapevolezza dei suoi paradossi si accompagni prima o poi la prospettiva di un suo superamento per ritornare ad una dimensione maggiormente comunitaria della società. Del resto, a livello economico, l’ascesa impressionante della Cina – dove il rapporto tra individuo e società è ben diverso dal nostro – prefigura proprio uno scenario di questo genere.



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Il Fermacarte
January 22nd, 2010


Enrico Deaglio inizia a collaborare con Giudizio Universale, con questo pezzo su Haiti: e su come certi aspetti della vita sull’isola siano riflessi nel cinema, nell’arte, nella religione. Ad esempio, nella

(…) leggenda degli zombie, gli enormi morti viventi capaci solo di movimenti meccanici, ovvero di lavorare (numerosi studi sostengono che la leggenda abbia un fondamento scientifico, qualcosa legato al cervello profondo, alla catalessi, insomma al sogno del perfetto lavoratore che non parla, non domanda, non mangia).

E non vive, appunto: lo schiavo perfetto deve lavorare, ma al tempo stesso annullarsi come persona. Deve essere mentalmente morto, e solo a questa condizione viene lasciato vivere. Viene da pensare allora che ci sia un po’ di Haiti anche in alcune zone d’Italia, come ci dicono gli avvenimenti di questo inizio 2010.

E vengono in mente le parole di Pasolini che, all’opposto, individuava nella figura di Socrate il ribelle perfetto. Perché appunto è all’opposto della catalessi, del non parlare e del non fare domande: all’opposto del morto che viene lasciato vivere, c’è il ribelle (vivo nel senso più pieno, e autentico) di cui il potere non può sopportare l’esistenza. Ed anche in questo forse c’è un po’ di Haiti, della fierezza e del coraggio che condussero all’altra rivoluzione americana.

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Il Fermacarte
January 21st, 2010


L’Economist, nel suo servizio di copertina già citato qui, notava che la “questione femminile” – almeno negli Stati Uniti, ma la tendenza è globale – si sta sempre più trasformando in una “questione delle madri”; perché se ormai le donne senza figli guadagnano mediamente quanto i colleghi maschi, per le altre la situazione è ben diversa: difficilmente possono tornare al lavoro a tempo pieno dopo la nascita del primo figlio, e quasi mai agli stessi livelli di carriera. Questo perché tanto la filosofia aziendale – il sistema up or out – che il walfare sono fermi ad un’epoca ormai superata.

Per questo si parla, e va bene, di dare finalmente più soldi pubblici per il child care – o come si dice da noi “aiuti alle famiglie”, espressione che racchiude il rischio di essere intesa in senso astratto ed ideologico. A questo proposito va segnalata questa lettera di una mamma single pubblicata qualche giorno fa nella rubrica di Corrado Augias su Repubblica:

Di quale famiglia parlano? Non della mia, in gergo tecnico “monoparentale”: padri o madri che da soli crescono i figli. Non facciamo notizia e interessiamo solo gli studi sociologici. Condivido con le altre famiglie la fatica e la felicità di essere genitore ma sono troppo “anomala” per meritare attenzione e sostegno. Ma come sei brava a crescere da sola tua figlia, come farai? Mi sento dire da otto anni. Ma poi sono fatti tuoi, se il padre se ne è andato, se vivi solo con il reddito che sei capace di produrre, se non hai sussidi come negli altri paesi europei, se quando vai in un albergo tua figlia paga come un adulto perché gli sconti per i minori (promozioni “famiglia”) si fanno solo se ci sono due adulti. I genitori single sono in aumento anche nel nostro Paese, e non parlo dei genitori separati che sono un caso diverso, ma si continua a non volerli vedere…

(Da Repubblica, 14 gennaio 2010, pagina 28)

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Giudizio Universale (estratti)
January 19th, 2010


Se qualcuno è davvero convinto che oggi in Italia sia in atto una persecuzione giudiziaria, non serve a nulla gridarlo ai quattro venti o invocare le riforme.

C’è una sola cosa da fare: chiamare il 113, e mandare in galera i magistrati colpevoli.

Arrestate quei giudici, oggi su Giudizio Universale.



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Il Fermacarte
January 18th, 2010


Se chiedete a un abitante di Singapore di descrivere in una parola il loro paese, probabilmente vi risponderà: “pulita”.
In gran parte dell’Estremo Oriente la Pulizia è infatti valore supremo, assoluto, condiviso, radicato nella storia, nella cultura, nella mentalità. Per estensione poi, ciò che è pulito è anche ordinato e puro: e dunque l’intera vita sociale mette ai primi posti la realizzazione di questi concetti, anche a scapito della democrazia.

E’ curioso, dunque, leggere su Repubblica – in prima pagina qualche giorno fa – il titolo “Trento come Singapore, supermulta a chi butta la sigaretta per terra”: 500 euro per la precisione, secondo l’ordine del giorno (e non c’è nemmeno bisogno di dire chi l’avesse presentato) approvato dal consiglio comunale. Curioso perché, al di là delle motivazioni specifiche – la particolare pavimentazione a selciato, che rende difficile rimuovere i mozziconi), riflette una “voglia di pulizia” che negli ultimi anni in Italia ha avuto una enorme crescita in politica, mentre pare ancora più o meno assente nella vita di tutti i giorni. Cosa ne consegue? Che la pulizia viene imposta sulla carta a fior di ordinanze e maximulte, lasciando di fatto a chi dovrebbe comminare queste ultime il più totale arbitrio.

Tramontatati i modelli utopici dell’Urss, della Cina, dell’America e della Scandinavia, ci resterà quello di Singapore?

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Appuntamenti
January 15th, 2010


Domani alla libreria Coop di Torino, presentazione del libro di Bruno Tinti: assieme all’autore ne parleranno Lorenzo Fazio (direttore editoriale di Chiarelettere), Gianni Oliva (assessore alla Cultura della Regione Piemonte) e il sottoscritto.

Sabato 16 gennaio 2010, ore 17 – Presso la Libreria Coop, Piazza Castello 113, Torino.

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Il Fermacarte
January 14th, 2010


Costretti dalle circostanze ad occuparsene, i giornali di oggi rispolverano frettolosamente tutti i luoghi comuni su Haiti disponibili a portata di mano: “giardino del diavolo”, patria del “voodoo” e degli zombie, come ad esempio scrive Vittorio Zucconi su Repubblica. Niente di più suggestivo, nel momento in cui su questa terra si abbatte l’ultima (e più grave) delle catastrofi, che spiegarla con la presenza degli spiriti malefici sul territorio; ma è come dire che in Italia l’anno scorso ci fu un terremoto perché nella religione cattolica esiste l’Inferno. E’ un modo in cui si rivela, senza che neanche ce ne accorgiamo, il nostro complesso di superiorità da paese “civilizzato”.

Ciò che non rientra in questo schema involontariamente razzista (e che magari potrebbe contraddirlo) viene liquidato in poche battute: come il fatto che, poco più di due secoli fa, quella haitiana fu in assoluto la prima rivoluzione che condusse i neri ad emanciparsi dalla schiavitù – e la seconda in tutto il continente a conquistare l’indipendenza. A questo proposito, non trovando molte notizie sulla stampa nostrana (e per la verità neanche sui libri di storia) possiamo però sbirciare wikipedia:

Il 1 gennaio 1804 l’ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, del continente americano a dichiararsi indipendente: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l’isola Ayiti.
La neonata repubblica supportò la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Il governo haitiano, infatti, aiutò Simon Bolivar, offrendogli rifugio e appoggiando la sua causa indipendentista a condizione che liberasse poi gli schiavi dell’America Latina. Le potenze coloniali reagirono isolando Haiti attraverso una sorta di cordone sanitario che doveva servire ad evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi. Alcuni storici, infatti, ritengono che la “rivoluzione” haitiana abbia ispirato molte rivolte di schiavi nei Caraibi e negli Stati Uniti. La Chiesa cattolica ritirò i suoi sacerdoti da Haiti e non vi inviò altri religiosi sino al 1860.

Ecco, non vorrei che gli odierni pregiudizi su Haiti – che nemmeno l’istinto di solidarietà seguito al terremoto sembra poter scalfire – fossero soltanto l’ennesima ripetizione di quel cordone sanitario. La rivolta, l’emarginazione, il Diavolo.

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Il Fermacarte
January 13th, 2010


Diluvio asciutto

Pubblicata su Le Monde (29/12/09), questa foto di Nir Elias per Reuters è stata scattata nella provincia di Henan, in Cina. Raffigura una scena quotidiana, quasi banale, ma sembra allo stesso tempo prefigurare l’apocalittico waterless flood raccontato nel romanzo della Atwood (vedi il post di ieri).
E’ proprio la barchetta su cui si trovano, arenata su quello che una volta forse era un fiume, a suggerire l’idea di un “diluvio alla rovescia”. Eppure le due bambine non sembrano avere paura: anzi sorridono, guardando qualcosa davanti a loro che noi non vediamo.
Il raccapriccio in questa foto è tutto nostro, che possiamo soltanto contemplare la desolazione del presente (il fiume trasformato in deserto) ma non abbiamo nessuna idea del domani.



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Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)