La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
January 6th, 2010


I dati contenuti nell’ultimo rapporto di Federculture (e riportati qualche giorno fa da Repubblica) portano alla luce una situazione per molti versi sorprendente. Nell’anno 2009, in Italia, sono diminuiti – seppure di poco – i consumi relativi a discoteche, spettacoli sportivi e cinema; mentre sono aumentati – seppure di poco – quelli per teatro, musei, siti archeologici, concerti di musica classica (e concerti in generale).

Sembrerebbe una buona notizia. Peccato però che se il popolo spende più soldi per andare a teatro, non significa necessariamente che il teatro (o il museo, eccetera) sia in buona salute economica. Anche perché, accanto a questo piccolo incremento, fa fronte un crollo del 23% al fondo per il ministero dei Beni Culturali. Ecco le mirabili conseguenze dell’ideologia “menotassista”: meno soldi pubblici investiti, ovvero più soldi spesi dai cittadini per accedere agli stessi servizi di prima.

Quando non peggiori di prima. L’Italia è culturalmente un paese sempre più seduto sul suo passato, mentre gli altri vanno avanti. Quest’anno scendiamo dal 5° al 6° posto nella classifica di attrattività internazionale che vede ai primi – tenetevi forte – Stati Uniti, Canada ed Australia. E per trovare un museo italiano fra i più visitati del mondo, occorre addirittura scorrere al 23°. Rapporto a parte, basta scorrere il numero di gennaio della rivista Arts Magazine – dedicato alle mostre più attese del nuovo anno – per rendersi conto di quanto la presenza nostrana sia sempre meno rilevante a livello internazionale.
E cosa fa, la ex patria delle Belle Arti, per risalire la china? Manifesti pubblicitari come quello qui sotto, che peraltro potrebbe di questi tempi essere considerato un tragicomico invito a delinquere:

Pubblicità musei
E per fortuna che non hanno raffigurato il Duomo di Milano, ben più famoso ormai per il suo utilizzo pratico di oggetto contundente.

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)