La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento

Costretti dalle circostanze ad occuparsene, i giornali di oggi rispolverano frettolosamente tutti i luoghi comuni su Haiti disponibili a portata di mano: “giardino del diavolo”, patria del “voodoo” e degli zombie, come ad esempio scrive Vittorio Zucconi su Repubblica. Niente di più suggestivo, nel momento in cui su questa terra si abbatte l’ultima (e più grave) delle catastrofi, che spiegarla con la presenza degli spiriti malefici sul territorio; ma è come dire che in Italia l’anno scorso ci fu un terremoto perché nella religione cattolica esiste l’Inferno. E’ un modo in cui si rivela, senza che neanche ce ne accorgiamo, il nostro complesso di superiorità da paese “civilizzato”.
Ciò che non rientra in questo schema involontariamente razzista (e che magari potrebbe contraddirlo) viene liquidato in poche battute: come il fatto che, poco più di due secoli fa, quella haitiana fu in assoluto la prima rivoluzione che condusse i neri ad emanciparsi dalla schiavitù – e la seconda in tutto il continente a conquistare l’indipendenza. A questo proposito, non trovando molte notizie sulla stampa nostrana (e per la verità neanche sui libri di storia) possiamo però sbirciare wikipedia:
Il 1 gennaio 1804 l’ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, del continente americano a dichiararsi indipendente: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l’isola Ayiti.
La neonata repubblica supportò la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Il governo haitiano, infatti, aiutò Simon Bolivar, offrendogli rifugio e appoggiando la sua causa indipendentista a condizione che liberasse poi gli schiavi dell’America Latina. Le potenze coloniali reagirono isolando Haiti attraverso una sorta di cordone sanitario che doveva servire ad evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi. Alcuni storici, infatti, ritengono che la “rivoluzione” haitiana abbia ispirato molte rivolte di schiavi nei Caraibi e negli Stati Uniti. La Chiesa cattolica ritirò i suoi sacerdoti da Haiti e non vi inviò altri religiosi sino al 1860.
Ecco, non vorrei che gli odierni pregiudizi su Haiti – che nemmeno l’istinto di solidarietà seguito al terremoto sembra poter scalfire – fossero soltanto l’ennesima ripetizione di quel cordone sanitario. La rivolta, l’emarginazione, il Diavolo.
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