La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
January 26th, 2010


Sull’utilità del carcere ai fini della rieducazione, esistono inevitabilmente linee di pensiero diverse (e proprio di questo si parlava in Derelitti e delle pene). Su una cosa però dovrebbe essere facile concordare: quando un criminale sconta la sua pena per intero, senza nessun beneficio e ovviamente senza commettere altri reati, è logico che torni in libertà.

O no? Veramente in Italia, paese di perseguitati e di plotoni d’esecuzione, le cose stanno un po’ diversamente. Nel 1936 vennero infatti istituite le “case di lavoro”, una sorta di appendici del carcere dove venivano internati gli ex detenuti considerati “socialmente pericolosi”. Era il magistrato di sorveglianza a decidere questi eventuali supplementi di pena, e tale supplemento poteva essere reiterato indefinitamente: anche fino alla morte dell’ex detenuto stesso.

L’uso dell’imperfetto, peraltro, è un errore. Queste case di lavoro in Italia esistono ancora, nonostante l’Unione Europea le abbia dichiarate incostituzionali già dal 2004 intimandoci di abolirle. Non è cambiato nulla, e lo stesso famigerato carcere di Sulmona è anche una casa di lavoro: tanto è vero che uno degli ultimi suicidi avvenuti (come riporta un articolo sul Fatto del 9 gennaio scorso) non riguarda infatti un detenuto, ma una persona che aveva saldato il suo conto con la giustizia. Salvo essere sottoposta a questa specie di sequestro legalizzato, noto anche come “ergastolo bianco”.



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(disegno originale di Guido Scarabottolo)