La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
February 5th, 2010


Le galere sono luoghi ambivalenti: sono fuori dalla società, ma allo stesso tempo dentro. Se mettiamo a confronto tre notizie dell’ultimo periodo riguardanti Stati Uniti, Haiti e Messico, sembra proprio che nella condizione estrema del carcere si riflettano – con una chiarezza immediata, e spesso brutale – le caratteristiche di una società.

La notizia che viene dagli USA è buona: la popolazione carceraria infatti, copo quasi 40 anni di crescita ininterrotta, nell’ultimo anno è diminuita. Non accadeva dal 1972, quando iniziò quell’escalation di violenza interna che durante gli anni Settanta è stata raccontata da film come I Guerrieri della Notte, o Taxi Driver di Scorsese. Assai diversa è la situazione messicana, in particolare nel carcere di Durango (nordovest del paese). Qui si combatte da mesi: e solo nell’ultima settimana, riferisce Le Monde del 28 gennaio (p.8), ci sono stati 24 morti. Non si tratta di rivolte, ma di vere e proprie battaglie fra detenuti: fiammate di violenza che comunque vengono favorite da condizioni carcerarie definite “estreme”, anche a causa della durissima lotta alla droga in atto.

Infine Haiti. Qui ciò che è avvenuto è ovviamente effetto della catastrofe che ha colpito l’isola il 12 gennaio. Le televisioni raccontano che i detenuti sono “fuggiti” in massa, ma il verbo non è esatto. Perché non c’era più nulla da cui fuggire, dopo che il terremoto ha polverizzato il fatiscente carcere di Port-au-Prince. A margine del disastro umanitario, dei morti, dei feriti, c’è infatti da registrare la fine dello Stato: e con esso, dello stato di diritto nonché del suo sistema penitenziario.



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(disegno originale di Guido Scarabottolo)