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	<title>Remo Bassetti &#187; Stanno uccidendo i notai (estratti)</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Rachmaninov il notaio</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 09:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stanno uccidendo i notai (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Notai]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo all&#8217;inizio dell&#8217;Articolo 10 (decimo capitolo), pagina 214, e la vicenda si interrompe lasciando spazio ad un&#8217;ampia digressione musicale&#8230;
Le note di apertura della Quinta sinfonia di Beethoven, forse le più famose nella storia della musica, rappresentano il destino che picchia sull&#8217;uscio. L&#8217;arpeggio pianistico iniziale del Secondo concerto di Rachmaninov, un cupo rimuginare sulla seconda ottava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Siamo all&#8217;inizio dell&#8217;</em>Articolo 10 <em>(decimo capitolo), pagina 214, e la vicenda si interrompe lasciando spazio ad un&#8217;ampia digressione musicale&#8230;</em></p>
<p>Le note di apertura della <em>Quinta sinfonia </em>di Beethoven, forse le più famose nella storia della musica, rappresentano il destino che picchia sull&#8217;uscio. L&#8217;arpeggio pianistico iniziale del <em>Secondo concerto</em> di Rachmaninov, un cupo rimuginare sulla seconda ottava che guadagna spazio col passare dei secondi, suggerisce piuttosto l&#8217;immagine della nostalgia che gratta sulla porta. Le si apre con incertezza, il suono è il medesimo del fruscio del vento o del gioco di un gatto. L&#8217;ingresso è travolgente: la nostalgia è passione ancora viva e potente. Solo dopo qualche minuto la tenerezza prende il posto della tracotanza e sullo sfondo si colloca il crepuscolo. Il ricordo riaffiora nelle sue contraddizioni. Ma l&#8217;introduzione del secondo tema è di nuovo resa struggente dalla voce della viola; e il dispiegarsi degli archi conduce la memoria a snodarsi nella sua pienezza. E&#8217; solo a questo punto che ci si confronta con l&#8217;assenza di ciò che viene rimpianto: dall&#8217;angoscia per l&#8217;impossibilità del ritorno germina una marcia misteriosa, come un corteo di fantasmi. Nella tensione che crolla, il sostegno degli archi diventa puro conforto e non più evocazione impetuosa. Il corno riporta una voce da lontano, quasi un&#8217;eco. Mentre si raccolgono le briciole ai piedi di una tavola che un tempo fu imbandita, il ricordo si deposita e torna a soffiare vita nel corpo.</p>
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<p>Il secondo movimento, l&#8217;Adagio, fa entrare il pianoforte in punta di piedi. Lo si immagina scostare le tendine dalla finestra appena rischiarata dall&#8217;alba, e poi spostarsi per cedere il posto al flauto. Subentra la fiducia che tutto si potrà ripetere. Contrariamente al tradizionale adagio romantico, di solito la parte più commovente dei concerti ottocenteschi, in questo l&#8217;intelletto e la forma cercano di riprendere il governo dell&#8217;emozione.</p>
<p>Nel terzo movimento la vita è riattraversata dalla mondanità e i richiami più fatui medicano lo spirito. Il primo tema, però, svela ben presto l&#8217;ambiguità e la maschera d&#8217;ironia. Sotto la frenesia emerge un nervosismo sotterraneo, un umore irritabile, litigioso a tratti. Il secondo tema sono dita che esplorano, poi un pianto liberatorio. E&#8217; la melodia del riassaporamento. In una nuova consapevolezza, che accetta il fardello dell&#8217;umana fragilità, la desolazione della perdita è il seme della nuova gioia.</p>
<p>Rachmaninov potrebbe definirsi, sotto due profili, un notaio della composizione. Il primo isporandosi alla tradizione spregiativa che qualifica notai coloro che nulla aggiungono, in termini di elaborazione intellettuale, e si limitano al controllo e alla certificazione. Rachmaninov prende materiale emotivo esistente e lo ordina con una grammatica definita da molti semplice e sin troppo ingenua. Di contro, condisce i suoi temi di un virtuosismo ritenuto verboso e fine a se stesso, come un giurista magniloquente riversa sul profano una pletora di richiami normativi, fatti per suggestionare più che per catturare sostanza. In effetti Rachmaninov si vantava quasi di essere un traduttore dell&#8217;emotività, come un notaio potrebbe convertire i fatti comuni in clausole giuridiche, senza necessità di un apporto creativo nel merito. Così il compositore definiva la musica: &#8220;Una calma notte di luna, un frusciare attivo di foglie, uno scampanio lontano nella sera. La musica nasce solo dal cuore, e si rivolge al cuore. E&#8217; amore. Sorella della musica è la poesia e madre la sofferenza&#8221;. Riprendendo la distinzione che avevo fatto una volta a Valentina, non esiterei a definirlo un notaio sostanzialista piuttosto che un certificatore.</p>
<p>Il secondo senso in cui Rachmaninov può essere definito notaio è: <em>colui che riceve le ultime volontà</em> della passione. Le sue musiche sono intrise di sentimento (che alcuni hanno preferito definire sentimentalismo), ma affondano sempre nella nostalgia, parlano dell&#8217;assenza di ciò che è stato amato eppure continua a far pulsare il cuore. Sono sospese tra un passato che non cessa di riaffiorare a galla e un futuro contraddistinto dall&#8217;angoscia di ciò che non tornerà. La declinazione al presente è sempre sospesa all&#8217;interno di questa polarità, il qui e ora non brilla di luce propria. Per questo colui che prova passione non si sente mai a casa sua. Come Rachmaninov che visse a disagio nella sua Russia, tanto da abbandonarla all&#8217;indomani della rivoluzione, ma che nel New Jersey e poi a Beverly Hills, cove andò a vivere, cercò di ricreare un ambiente familiare, sino a addobbare le sue residenze di mobili d&#8217;epoca che le rendevano simili a un&#8217;antica dimora pietroburghese.</p>
<p>Il <em>Secondo concerto</em> è il primo (e forse l&#8217;unico) dedicato a un terapeuta. Scritto nel 1900, risolse una lunga e profonda crisi depressiva a seguito della quale Rachmaninov non aveva composto per anni. L&#8217;evento scatenante era stato il clamoroso fiasco cui era andata incontro l&#8217;esecuzione della sua prima <em>Sinfonia</em>, nel marzo del 1897 a San Pietroburgo. &#8220;Se all&#8217;inferno ci fosse un Conservatorio, se uno dei suoi studenti più dotati fosse stato incaricato di scrivere una Sinfonia programma sulle <em>Sette piaghe d&#8217;Egitto</em> e questi avesse composto una sinfonia come quella di Rachmaninov, egli avrebbe assunto brillantemente il suo compito e fatto la delizia degli abitanti dell&#8217;inferno&#8221; commentò un critico illustre. In realtà al clamoroso insuccesso contribuì non poco la direzione di Glazunov, che aveva ceduto al suo antico vizio di scolarsi un litrozzo di vodka per mettersi in tiro in vista dell&#8217;esecuzione.</p>
<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/3c/AlexanderGlazounov.jpg/180px-AlexanderGlazounov.jpg" alt="Alexandr Glazunov (1865-1936)" width="97" height="106" /> Gli studenti del Conservatorio avevano scoperto perché mai Glazunov, durante le lezioni che teneva, ogni tanto si piegasse sino a scomparire sotto la cattedra, come colto da improvvisi crampi gastrici o in cerca di una posizione comoda per arginare le fitte alla cervicale. Un giorno che il maestro interruppe il corso in anticipo e uscì dall&#8217;aula barcollando più del solito, si avvicinarono alla sua postazione e videro una bottiglia di liquore in piedi, dentro la quale si tuffava una cannuccia con l&#8217;orlo crepato dai segni di un&#8217;avida morsicatura. Non a caso fu proprio Glazunov il primo musicista a concepire un concerto classico per sassofono. &#8220;Mi piacerebbe trovare uno strumento solista che ricordasse la roba che mi rimbomba in testa prima di andare a dormire&#8230; non so bene cosa sia, sembra una tromba ma non è esattamente una tromba&#8230;&#8221; diceva sempre.</p>
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		<title>Il Consorzio della notte</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 09:04:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Stanno uccidendo i notai (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Notai]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo l&#8217;inizio dell&#8217;Articolo 2 (il secondo capitolo), a pagina 42.
Aspettaci, notte. Risaliamo lungo il dorsale granitico della tua roccia, aspiriamo avidamente profumi di menta, pini ed erba inumidita. Sulle strade sparecchiate rotolano le briciole di qualche fanale, il buio cerca rifugio dentro triangoli di luna. I figli tuoi miseri si dissetano dai rigagnoli. Nelle case [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riportiamo l&#8217;inizio dell&#8217;</em>Articolo 2 <em>(il secondo capitolo), a pagina 42.</em></p>
<p>Aspettaci, notte. Risaliamo lungo il dorsale granitico della tua roccia, aspiriamo avidamente profumi di menta, pini ed erba inumidita. Sulle strade sparecchiate rotolano le briciole di qualche fanale, il buio cerca rifugio dentro triangoli di luna. I figli tuoi miseri si dissetano dai rigagnoli. Nelle case i letti hanno smesso di sfrigolare, respiri da cronicario e palpebre rimboccate suggellano paci armate. Succhiare tra i denti e risucchiarsi nei venti: polline, polluzioni, pollici di bimbi che sognano bambi. Ultimi tam-tam dalle sfere rotanti delle piste da ballo. Civette e cicale simulano indifferenza verso i guaiti canini. Nessuno può bagnarsi due volte nello stesso fiume e a quest&#8217;ora neppure una.</p>
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		<title>Meglio non sposarsi tra notai</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 01:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stanno uccidendo i notai (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Notai]]></category>

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		<description><![CDATA[Primo estratto dal libro (pagine 20-23). Il protagonista e la moglie Amalia, entrambi notai, si stanno separando e devono negoziare &#8211; fra le altre cose &#8211; la spartizione dei clienti. Qui abbiamo dunque uno dei loro battibecchi:
Anche quella mattina il diverbio con Amalia planò rapidamente sul punto.
«Lasciamm’ stà&#8230; parliamo d’affari&#8230; sono stata dall’avvocato Grassi, avimmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Primo estratto dal libro (pagine 20-23). Il protagonista e la moglie Amalia, entrambi notai, si stanno separando e devono negoziare &#8211; fra le altre cose &#8211; la spartizione dei clienti. Qui abbiamo dunque uno dei loro battibecchi:</em></p>
<p>Anche quella mattina il diverbio con Amalia planò rapidamente sul punto.<br />
«Lasciamm’ stà&#8230; parliamo d’affari&#8230; sono stata dall’avvocato Grassi, avimmo l’ultima offerta. E ringrazia che è generosa pecché m’ha convinto isso&#8230; allora, tu ti tieni la casa a Curmaié&#8230; poi ti pigli sia l’appartamento a Portofino che quello a Londra&#8230; vabbuò? Sui titoli facciamo a metà con il<br />
sorteggio&#8230; ’e visto che gran signora che sono?&#8230; poi, poi&#8230; l’agenzia Casissima e il ragioniere Ciuffi&#8230; ehe, e oggi stong’e buon umore&#8230; ti pigli pure lo studio Arena! Forza, iamm’ a firmà.»</p>
<p>«Non mi è sembrato di sentir menzionare lo studio Casciaroli.»<br />
«Comm’ comm’&#8230; e tu te vuò magna’ tutt’cose, figlio bello!»<br />
«Guarda che Casciaroli fa certe facce di commiserazione quando facciamo il nome tuo&#8230; se non ci fossi io quello non porterebbe qua a vendere manco il motorino suo.»<br />
«Eh già, mo t’essa pure ricere grazie! Cca’ se ne fussero fujute tutte quante si nun fusse per me! Lo vogliamo dire che la signora Castaldo se ne è andata via quasi piangendo per colpa tua e ho dovuto mettere a posto io la situazione se no tanti saluti pure all’agenzia Chiavi e Chiavi?»<br />
«E vorrei vedere. Quella mi dice papale papale: notaio evitate di parlare al cliente di quelle tre ipoteche sulla casa se no la mia mediazione va a farsi benedire, per adesso li facciamo firmare e poi vedrà che mettiamo tutto a posto.»<br />
«E vabbuò&#8230; e ch’è stato&#8230; quella è una brava persona, la situazione prima o poi si sarebbe risolta&#8230; ma ammesso che a te non ti faceva piacere potevi almeno risponderle con un poco di maniera&#8230;»<br />
«Amalia, qua se ci mettiamo pure a perdere tempo colla Castaldo se ne passa tutta la mattina. La maniera! La maniera ci vorrebbe per fare gli atti, altro che, ma tu oramai non sai neppure cosa vuol dire scrivere un atto. Se da quella stampante un giorno invece che il foglio protocollo esce una sfogliatella calda tu manco te ne accorgi&#8230; la porti dentro la sala stipula e dici allora siamo pronti per firmare?»<br />
«Ah, già, già&#8230; o’ vero&#8230; eh, io mi ero scordata che qua teniamo il professore! Eh sì! Quelli gli atti che scrive lui se li studiano all’estero! L’hai accattato o’ Niù York Times stammatina? Eh, vallo ad accattare che certamente ci sta la copia di un atto tuo&#8230; nella pagina della cultura&#8230; oppure in quella degli spettacoli, che dici?&#8230; o avesser’ fatto n’inserto apposta?&#8230; o’ssai&#8230; ccà regalano i libri col quotidiano&#8230; regalano i dischi, le cassette&#8230; tutt’cose&#8230;. mò regaleranno pure e’ ppizze&#8230; a Niù York no, regalano gli atti del notaio Capasso! Eh, ma mica solo a Niù York&#8230; a Londra, a Parigi&#8230; ma mò pure<br />
in Italia forse&#8230; escono colla carta Scottex!»<br />
«Eccola, la regina della sceneggiata. Ma tu che ci fai qua? Che perdi il tempo cù stù mestiere, che lo fai pure una chiavica? A Napoli hanno riaperto il teatro Sannazzaro&#8230;»<br />
«Ahah, qui casca l’asino! Il nobile e disinteressato notaio Capasso! Te piacesse eh? Io me ne torno a Napoli e il professore se piglia tutto o’ studio!Eh, ma mica pecché tiene ai soldi&#8230; no, quello è un essere superiore&#8230; la villa nostra mica l’abbiamo comprata assieme&#8230; i mobili dentro mica ce li abbiamo messi assieme&#8230;»<br />
«Guarda che hai scelto tutto tu e io potevo vivere molto diversamente.»<br />
«E se capisce! Tu te sì sacrificato! Nà mattina te sì scetato e te sì truvato aint’à reggia ’e Capodimonte&#8230; ma accussì&#8230; è passato Mago Merlino e ha detto è proprio simpatico questo notaio&#8230; cioè notaio, questo scienziato, pecché poi a dicere solo notaio chillo magari s’offende&#8230; mò domattina che si sceta gli voglio fare una bella sorpresa&#8230;»<br />
«Eh, e tu gli vuoi fare questo torto a Mago Merlino? Che domani passa un’altra volta e dice: uè, e dove è andato a fini re l’amico mio? E che ci è rimasta, solo questa stronza qua dentro? E io mò faccio cadere tutto quanto. Della casa non parli mai con l’avvocato? Non la mettiamo mai dentro la<br />
trattativa? Ma stesse scritto sopra le tavole di Mosè che ci devi restare dentro tu? Non abbiamo figli, per grazia e virtù del Signore Dio nostro, non mi pare che sei bisognosa. Se invece della consensuale facciamo la separazione giudiziale tu sei così sicura che il giudice te l’assegna?»<br />
«Sient, sient&#8230; mò chisto vulesse pure la casa&#8230;»<br />
«Amà, te lo dico bello chiaro un’altra volta. Se ti prendi la casa, lo studio te lo puoi scordare. Lo stu-dio, lo stu-dio. Quando l’elenco di quello che mi proponi partirà dallo studio possiamo cominciare a discutere.»<br />
«Ma vafancul’! La giudiziale, la giudiziale&#8230;. facimm’ a’ giudiziale e verimm’!»</p>
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