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	<title>Remo Bassetti &#187; Contro il target (estratti)</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Sapessi come è strano prendere la metro a Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 14:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro il target (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>

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		<description><![CDATA[La geniale proposta di riservare ai milanesi qualche carrozza della metropolitana, per fortuna, è stata respinta con ignominia dagli stessi alleati di chi l&#8217;aveva avanzata: ma non è comunque un gran biglietto da visita per la città che dovrebbe &#8211; ammesso che ne sia capace &#8211; organizzare l&#8217;Expo 2015. A questo proposito ripropongo qui un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La geniale proposta di riservare ai milanesi qualche carrozza della metropolitana, per fortuna, è stata respinta con ignominia dagli stessi alleati di chi l&#8217;aveva avanzata: ma non è comunque un gran biglietto da visita per la città che dovrebbe &#8211; ammesso che ne sia capace &#8211; organizzare l&#8217;Expo 2015. A questo proposito ripropongo qui un passo da <em>Contro il target</em>, nel quale parlavo proprio della metropolitana come luogo generalista per eccellenza:</p>
<blockquote><p>La metropolitana è un mezzo di trasporto non classista che, per l’obiettiva capacità di ridurre considerevolmente i tempi di spostamento urbano, attrae utenti senza distinzione di ceto. La sua estetica è fatta di stratificazioni apparentemente inconciliabili: in alcune città i sotterranei vengono adornati di opere d’arte contemporanea, che servono a dare lustro alle amministrazioni ma che non sono specificamente pensate per il godimento di un pubblico che normalmente si muove con speditezza. Nelle stazioni delle metropolitane si esibiscono, in pratica assommando la totalità delle forme musicali, artisti scalcinati e storditi dall’alcool e concertisti che hanno felicemente studiato in conservatorio. Le condizioni estetiche ed igieniche sono enormemente differenziate da luogo a luogo, persino all’interno della medesima stazione. La mescolanza di odori e di stili che circola in metropolitana è persino difficile da riprodurre nelle zone all’aperto, dato che le persone tendono a frequentare queste ultime secondo una certa omogeneità, quasi un implicito criterio di spartizione di aree. <span id="more-1443"></span>Ma ciò che più trafigge questa compattezza sociale è proprio la metropolitana, che attira verso le zone borghesi e residenziali gli abitanti dei quartieri periferici, con un meccanismo non dissimile da quello dell’emigrazione extrastatuale. (&#8230;) Mai si ricorda un intervento di marketing volto ad agire sul pubblico della metropolitana, a indurlo a comprare il biglietto. La ragione non sta tanto nella percezione di una certa anelasticità della curva della domanda, nel senso che la motivazione pratica della scelta di quel mezzo di trasporto sarebbe insensibile ad altra politica che quella dei prezzi e indifferente al valore simbolico. Dobbiamo spiegarci invece perché del viaggio in metropolitana non venga proposto il valore simbolico, che pure per le non poche peculiarità dell’oggetto potrebbe attingere a diverse e originali fonti di significato, non ultimo l’attraversamento delle viscere della terra. La ragione è che la metropolitana non è targettizzabile: nessun messaggio le può essere abbinato in esclusiva poiché ciò che sedurrebbe il professionista con la ventiquattrore passerebbe inosservato allo studente, ciò che colpirebbe l’insegnante disturberebbe il manovale. Per questo, buona parte della pubblicità che viene affissa nelle stazioni o è generalista o è di taglio informativo, e si riferisce agli eventi che si svolgono in città. Si può anzi ricavare dalla pubblicità in metropolitana la prova che, dove si concentra un flusso di persone generalista piuttosto che targettizzato, il livello della comunicazione scritta tende a elevarsi, restituendo spazio alle segnalazioni culturali, che invece in ambiti diversi vengono trascurate od omesse.</p></blockquote>
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		<title>Ci salveranno il link e la metropolitana</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 13:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro il target (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Critica del Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella parte finale di Contro il target si parla degli antidoti alla targettizzazione: il link, per il suo carattere aperto ed imprevedibile; e la metropolitana, per la sua mancanza di connotazioni che ne fa un luogo perfettamente neutro e dunque impermeabile alle segmentazioni di mercato.


Benché il consumo targettizzato  occupi ormai quasi tutti gli spazi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nella parte finale di </em>Contro il target<em> si parla degli antidoti alla targettizzazione: il link, per il suo carattere aperto ed imprevedibile; e la metropolitana, per la sua mancanza di connotazioni che ne fa un luogo perfettamente neutro e dunque impermeabile alle segmentazioni di mercato.</em></p>
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<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">Benché il consumo targettizzato  occupi ormai quasi tutti gli spazi sociali, è ancora possibile reperire  oggetti che si sottraggano al suo dominio. Qui ne indicheremo due, che  sono il link e la metropolitana.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">Il link è il collegamento  che da un sito internet consente di passare a un sito diverso. Logicamente  ogni sito tenderà a proporre spostamenti che abbiano una qualche coerenza  con i suoi contenuti e che possano essere apprezzati dal proprio target  di riferimento. Ma la migrazione su un altro sito metterà in contatto  anche con i link che quell’altro sito propone, e che inevitabilmente  si discosteranno parzialmente da quelli indicati sul sito di provenienza.  Continuando il viaggio ci si allontanerà sempre più dal sito originario  e dalla sua prospettiva, e soprattutto dal controllo che quello poteva  esercitare e dalle sue indicazioni. Il link è una ramificazione ingovernabile.  Il sito non vi si può sottrarre perché una buona dotazione di link  è una condizione di appetibilità, gradevolezza, competitività, ma  al tempo stesso è costretto a cedere una parte del suo monopolio discorsivo.  Da una pagina web di una catena di alberghi si risalirà, per mezzo  di link, ai siti che parlano di quel luogo, e tra questi si perverrà  a siti istituzionali, di persone, di hobby disparati. Con il link il  navigatore costruisce un suo personale senso per l’escursione in Rete,  di volta in volta rinnovabile anche a partire dalla stessa meta, e viene  in contatto con categorie di individui distanti tra loro. La personalizzazione  si accentua se, come è ormai è normale, tra i link ci sono anche dei  blog e dei forum che aggiungono alla difformità della fonte l’improgrammabile  apporto dei partecipanti alla discussione, e l’alta probabilità che  essi stessi rimandino a fonti disparate, e produttive di nuovi link. </span></p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a6/Paris_Metro_St_Lazare.jpg/250px-Paris_Metro_St_Lazare.jpg" alt="" width="250" height="188" /><span style="font-size: small; font-family: Arial;"> La metropolitana è un  mezzo di trasporto non classista che, per l’obiettiva capacità di  ridurre considerevolmente i tempi di spostamento urbano, attrae utenti  senza distinzione di ceto. La sua estetica è fatta di stratificazioni  apparentemente inconciliabili: in alcune città i sotterranei vengono  adornati di opere d’arte contemporanea, che servono a dare lustro  alle amministrazioni ma che non sono specificamente pensate per il godimento  di un pubblico che normalmente si muove con speditezza. Nelle stazioni  delle metropolitane si esibiscono, in pratica assommando la totalità  delle forme musicali, artisti scalcinati e storditi dall’alcool e  concertisti che hanno felicemente studiato in conservatorio. Le condizioni  estetiche ed igieniche sono enormemente differenziate da luogo a luogo,  persino all’interno della medesima stazione. La mescolanza di odori  e di stili che circola in metropolitana è persino difficile da riprodurre  nelle zone all’aperto, dato che le persone tendono a frequentare queste  ultime secondo una certa omogeneità, quasi un implicito criterio di  spartizione di aree. Ma ciò che più trafigge questa compattezza sociale  è proprio la metropolitana, che attira verso le zone borghesi e residenziali  gli abitanti dei quartieri periferici, con un meccanismo non dissimile  da quello dell’emigrazione extrastatuale. (…). Mai si ricorda un  intervento di marketing volto ad agire sul pubblico della metropolitana,  a indurlo a comprare il biglietto. La ragione non sta tanto nella percezione  di una certa anelasticità della curva della domanda, nel senso che  la motivazione pratica della scelta di quel mezzo di trasporto sarebbe  insensibile ad altra politica che quella dei prezzi e indifferente al  valore simbolico. Dobbiamo spiegarci invece perché del viaggio in metropolitana  non venga proposto il valore simbolico, che pure per le non poche peculiarità  dell’oggetto potrebbe attingere a diverse e originali fonti di significato,  non ultimo l’attraversamento delle viscere della terra. La ragione  è che la metropolitana non è targettizzabile: nessun messaggio le  può essere abbinato in esclusiva poiché ciò che sedurrebbe il professionista  con la ventiquattrore passerebbe inosservato allo studente, ciò che  colpirebbe l’insegnante disturberebbe il manovale. Per questo, buona  parte della pubblicità che viene affissa nelle stazioni o è generalista  o è di taglio informativo, e si riferisce agli eventi che si svolgono  in città. Si può anzi ricavare dalla pubblicità in metropolitana  la prova che, dove si concentra un flusso di persone generalista piuttosto  che targettizzato, il livello della comunicazione scritta tende a elevarsi,  restituendo spazio alle segnalazioni culturali, che invece in ambiti  diversi vengono trascurate od omesse.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">Chi pensa dunque che  il principio del target sia una sciagura, si troverà ad auspicare che  il link e la metropolitana si sviluppino esponenzialmente. (…). Ma  perché la detargettizzazione abbia un significato più profondo è  necessario che il link e la metropolitana divengano metafore dell’organizzazione  sociale. <em>Bisogna linkizzare e metropolitanizzare la nostra vita, </em> per spezzare la segregazione, l’incomunicabilità, l’attorcigliamento  dell’individuo attorno a una propria artificiale identità, predeterminata  e meccanicamente replicata. </span></p>
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		<title>Repubblica e la targettizazione del lettore</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 12:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro il target (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Critica del Marketing]]></category>

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Nelle pagine 52-54 si parla di Repubblica, e di come il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sia stato all&#8217;avanguardia nel rivolgersi ad un lettore fortemente targettizzato: preoccupandosi soltanto di rafforzare la sua percezione di sé, ed evitando di suscitare dei dubbi.
Se Repubblica investe  molte risorse nell’inserto glamour o quello di moda, e inserisce tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
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<p align="justify"><em>Nelle pagine 52-54 si parla di </em>Repubblica<em>, e di come il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sia stato all&#8217;avanguardia nel rivolgersi ad un lettore fortemente targettizzato: preoccupandosi soltanto di rafforzare la sua percezione di sé, ed evitando di suscitare dei dubbi.</em></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">Se Repubblica investe  molte risorse nell’inserto glamour o quello di moda, e inserisce tra  le sue notizie anche quella (come minimo capziosa) del grande successo  riscontrato dall’inserto, acquistabile con una piccola aggiunta di  denaro, non può mantenere un adeguato atteggiamento critico nei confronti  del mondo della moda: non osta a questo solo il legame con un certo  tipo di inserzionisti pubblicitari, che grazie a quegli inserti trovano  interessante investire nel quotidiano (e già sarebbe un vincolo non  da poco); la verità è che non si può scrivere che i lettori reagiscono  favorevolmente all’inserto della moda e poi qualificare l’attenzione  per l’abbigliamento firmato come una futilità. Sbaglierebbe pertanto  chi ricavasse dal fatto che solo una parte (un sottotarget) di pubblico  segue gli inserti la considerazione che la linea del giornale non è  influenzabile dall’esistenza dei suoi allegati. Per quanto una personalità  possa apparire sfaccettata e contraddittoria (in fondo uno dei brocardi  cui il fondatore di Repubblica Scalfari è più affezionato è che la  coerenza è degli imbecilli), il disegno di un’identità che si propone  di suscitare appartenenza necessita di un equilibrio armonico tra le  varie componenti e di una sostanziale unità ideologica.</span></p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.la7.it/img/video/320X240/6936.jpg" alt="" width="190" height="142" /><span style="font-size: small; font-family: Arial;"> Il principale aggiustamento  che Repubblica ha richiesto al suo lettore intransigente di un tempo  è la rivalutazione della dignità consumistica. Alla domenica, specialmente,  vi sono articoli che, al loro interno, reclamizzano imprese produttrici  di beni e servizi in un modo che, nello stile austero di una volta,  sarebbe parso imbarazzante. Ma più in generale, durante la settimana,  Repubblica descrive presunte nuove tendenze, presentate come svolte  nei costumi, e connotate da un immediato riflesso consumistico: il tono  dei resoconti è neutro, mai apologetico ma raramente ironico, sicuramente  alieno da qualsivoglia critica di sistema. Nulla sfugge al setaccio:  nel giro di un paio di mesi si viene aggiornati sia sulle montature  di occhiali che si portano la sera, sia sui diamanti cuciti all’intimo.  Assai frequente è il supporto della lingua inglese, che avvolge in  un sano <em>packaging</em> cosmopolita anche i comportamenti più statici  ed innocui: se qualcuno si trattiene a casa qualche giorno in più non  è certo perché piove o ha finito lo stipendio. Egli rientra nella  corrente degli <em>home lovers </em>e, presa cognizione del suo status,  potrà anche agire di conseguenza, acquistando accessori casalinghi  (quando gli riaccrediteranno lo stipendio) e, perché no, ingaggiando  un <em>house manager, </em>uno di quei consulenti ad hoc che proliferano  e costituiscono pure essi un indotto della segmentazione sociale. Per  via del soffio effimero che alita sulle tendenze, non è sempre facile  evitare di contraddirsi: a pochi mesi da un articolo sul disprezzo degli  inglesi per lo studio del latino, apprendiamo che lo studio del latino  nelle scuole britanniche si è raddoppiato in tre anni e che il suo  sfoggio eloquente viene apprezzato tra le professioni e nell’alta  società. Ma a volte per il ribaltamento basta pure un giorno: l’8  maggio 2007, il supplemento interno “Automotori” celebra i Suv che  tutti vogliono e che stanno mandando in pensione la berlina. Peccato  che il 7 maggio l’inserto “Affari e finanza” avesse considerato  imminente “l’ora del tramonto per quei mostri giganteschi dai consumi  spaventosi”. Capita anche che la simpatia con cui il giornale diffonde  l’attività di alcuni esercizi commerciali venga ricambiata con calorosa  franchezza. Il 15 giugno 2006, uno dei “signori delle feste”, cioè  il titolare di una ditta di catering di cui si consigliano i servigi,  intervistato, spiega: “è giusto che il valore delle aziende del settore  venga riconosciuto e certificato dalle pubblicazioni serie e precise  come la guida dei ristoranti di Roma della Repubblica”. Nemmeno si  può dire che le induzioni all’acquisto ivi contenute si facciano  apprezzare per il risparmio, anzi siccome vengono ascritte a un’elite,  che con maggiore sensibilità è capace di coglierle in anticipo, sono  particolarmente esose. Al lettore non si chiede di rinunciare alla passione  civile, che viene rinfocolata da alcuni storici e moralmente irreprensibili  corsivisti, ma di inserirla in un contesto <em>light</em> e disincantato.  E l’impegno culturale? La biblioteca ideale che Repubblica aiuta a  formare, a un costo risibile per effetto delle sue economie di scala,  viene sfornata a un ritmo che esclude ogni capacità di assimilazione  dell’acquirente. La pubblicazione settimanale di un classico, la cui  lettura bisognerebbe distillare nel tempo per penetrarlo, è speculare  alla produzione infinita di dizionari e di enciclopedie in ogni campo  dello scibile. In entrambi i casi la spinta è all’ostentazione e  alla consultazione: e questo significa che il tomo è promosso in quanto  oggetto, merce, feticcio. </span></p>
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		<title>La resa della politica</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 09:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro il target (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Critica del Marketing]]></category>

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Secondo estratto da Contro il target, siamo a pagina 41. Si parla del ruolo della politica nell&#8217;era del target, ridotto a &#8220;comprendere l&#8217;orientamento&#8221; del pubblico; e del perché questo non costituisce un progresso.
La politica aveva sempre  avuto lo scopo di orientare la comprensione. A partire da un  modello interpretativo del mondo, un partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
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<p align="justify"><em>Secondo estratto da </em>Contro il target<em>, siamo a pagina 41. Si parla del ruolo della politica nell&#8217;era del target, ridotto a &#8220;comprendere l&#8217;orientamento&#8221; del pubblico; e del perché questo non costituisce un progresso.</em></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">La politica aveva sempre  avuto lo scopo di <em>orientare la comprensione</em>. A partire da un  modello interpretativo del mondo, un partito cercava di conquistare  adepti alla causa, provando a convincere gli individui della bontà  del suo progetto sociale. La rivoluzione culturale della politica moderna,  particolarmente visibile e anticipatrice nel laboratorio italiano, è  il capovolgimento di tale assioma: al partito spetta ora di <em>comprendere  l’orientamento</em>. Il partito è un mero contenitore, idoneo ad accogliere  formule di organizzazione sociale fungibili. Dovrà solo avere cura  di scegliere preventivamente un elettorato potenziale, e poi preoccuparsi  di sedurlo senza sosta, seguirlo nei suoi spostamenti di opinione e  assecondarlo.</span></p>
<p align="justify"><a href="http://fgcitorbellamonaca.splinder.com/archive/2008-01"><img src="http://frecuencias.files.wordpress.com/2007/05/gramsci_pop.jpg" alt="Antonio Gramsci" width="125" height="136" /></a><span style="font-size: small; font-family: Arial;"> Ci si potrebbe chiedere  se ciò non costituisca un progresso, dal punto di vista democratico.  Non è forse paternalistico un modello elitista di politica, nel quale  spetti ai ceti dirigenti confezionare progetti e al corpo sociale subirli,  dal punto di vista creativo, e ratificarli o negarli? Il minimo che  si può obiettare è che questo nuovo e antagonistico modello dovrebbe  qualificarsi come matriarcale, per il suo incondizionato, protettivo  e diseducativo assenso alle pulsioni e ai desideri dei figli-cittadini,  per la sua predilezione per la cura piuttosto che per la pedagogia. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">Ma sarebbe in ogni caso  un dibattito irrilevante. Gli elettori non sono invitati a presentare  un progetto di vita collettiva, ciò che è il senso della politica.  I loro input riguardano essenzialmente la tutela della dimensione privata.  Chi saluta con entusiasmo la morte delle ideologie, quale ultimo anello  della secolarizzazione e liberazione dal dogmatismo, dovrebbe quanto  meno essere invitato a riconoscere il valore altruistico delle ideologie  stesse. Ogni propugnatore di ideologie non spiega solo come vorrebbe  vivere lui, ma anche come sarebbe opportuno che vivessero gli altri.  Solo se cerca di imporre le proprie modalità, l’ideologia diventa  fanatismo o dittatura. Non è certo criticabile, all’inverso, la pacifica  volontà di scuotere le coscienze e il proposito di indurre gli altri  a modificarsi, relazionandosi criticamente con le loro esigenze. Al  contrario, lo stile di vita, preso in considerazione quale target anche  dalla politica, è un progetto di vita individuale. E’ assente ogni  anelito all’interazione. Gli altri esistono lateralmente, come membri  dello stesso gruppo d’impressione, da osservare con la coda dell’occhio  per ricevere la conferma della propria posizione. </span></p>
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