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	<title>Remo Bassetti &#187; Storia dello sport (rassegna stampa)</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Antropologia del calcio</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 17:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia dello sport (rassegna stampa)]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Il blog Sport e dintorni cita una pagina del mio libro, in cui si parla delle teorie fallocentriche sul calcio:
Suggestiva è l’ipotesi che il legame tra i gruppi maschili in competizione per il gol sia di tipo libidico, e che il gol, nel suo infilare il pallone nella porta, si configuri come l’appropriazione sessuale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il blog <a href="http://sportedintorni.blogspot.com/2008/11/spiegazioni-antropologiche-sul-successo.html">Sport e dintorni</a> cita una pagina del mio libro, in cui si parla delle teorie fallocentriche sul calcio:</p>
<blockquote><p><em>Suggestiva è l’ipotesi che il legame tra i gruppi maschili in competizione per il gol sia di tipo libidico, e che il gol, nel suo infilare il pallone nella porta, si configuri come l’appropriazione sessuale della donna. Con le spiegazioni fallocentriche, tuttavia, talvolta si esagera: anche la rammendatrice infila l’ago nella cruna eppure nessuno ha mai sostenuto che ciò sottintenda alcunché. D’altronde, non osiamo immaginare cosa, coloro che con troppa semplicità parificano calcio e sesso, pensino della rincorsa nel salto con l’asta. Indubbiamente, ma ciò è cosa diversa, il calcio, essendo praticato da gruppi maschili giovani e in salute, ha accolto nel suo linguaggio certi lapsus viriloidi, come penetrare la difesa e violare la porta.</em></p></blockquote>
<p>L&#8217;autore del post raffronta inoltre questo passo con il fallocentrismo di Gianni Brera, suscitando un vivace dibattito nei commenti. Dell&#8217;equiparazione fra sesso e calcio si parla anche <a href="http://blog.robinedizioni.it/il-calcio-e-la-letteratura-cuentos-de-futbol#c000029">qui</a> e <a href="http://www.intima-mente.com/index.php/news/societa/sesso-e-sport.html">qui</a>.</p>
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		<title>Su D&#8217;Annunzio e lo sport</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 15:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia dello sport (rassegna stampa)]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro pubblicato per Marsilio nel 1999 continua a far discutere anche dopo tutti questi anni. Il 29 febbraio 2008 compare un articolo di Renato Minore sul Corriere della Sera a proposito del rapporto fra Gabriele D&#8217;Annunzio e lo sport &#8211; argomento trattato appunto in Storia e storie dello sport in Italia. Riportiamo il passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il libro pubblicato per Marsilio nel 1999 continua a far discutere anche dopo tutti questi anni. Il 29 febbraio 2008 compare un articolo di Renato Minore sul </em>Corriere della Sera<em> a proposito del rapporto fra Gabriele D&#8217;Annunzio e lo sport &#8211; argomento trattato appunto in </em><em>Storia e storie dello sport in Italia. Riportiamo il passo in questione:</em></p>
<p>[D'Annunzio] restava attento allo sport in tutte le sue manifestazioni, con in testa la motonautica e il canottaggio che, dalle stanze del suo ritiro, intravedeva tra gli ulivi sul lago di Garda. Per Orio Vergani quella passione non era travestimento da personaggio, declamazione, esibizione intellettualisticamente perseguitata, recita da ribalta. Anche se gli aspetti della recita, della messa in scena del personaggio, dell&#8217;atleta-vate scivoloso sulla ribalta dei media erano assai forti e s&#8217;imponevano su altri. D&#8217;Annunzio fu un precursore dello sport praticato e viveva &#8211; ha ben osservato Remo Bassetti nella sua <em>Storia e storie dello sport in Italia (Marsilio)</em> &#8211; &#8220;in una continua contaminazione fra realtà e letteratura, fra esistenza e rappresentazione&#8221;. Aveva intuito che anche &#8220;lo sportivo, il campione impasta di sé questa duplicità: è se stesso e contemporaneamente è l&#8217;eroe rimodellato dalla fantasia, dai sentimenti di chi da spettatore lo vede gareggiare&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.remobassetti.com/Documenti/D%27Annunzio%20e%20lo%20Sport%20(Corriere%20della%20Sera%202008).pdf">Leggi</a> l&#8217;articolo completo <em>Il &#8220;piacere del corpo&#8221;. E di prendere a calci un pallone</em>, di Renato Minore, dal Corriere della Sera del 29 febbraio 2008.</p>
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		<title>Momenti di gloria</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia dello sport (rassegna stampa)]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Franchini recensisce il libro su Il Diario della Settimana, 2 giugno 1999.
Al  corpo-peccato della cultura cattolica di fine ottocento succede il corpo-lavoro  dei movimenti socialisti si inizio secolo, ostentato in manifesti dove  appaiono vigorosi torsi operai che battono su incudini o alzano al cielo  le braccia che hanno spezzato le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Antonio Franchini recensisce il libro su </em>Il Diario della Settimana, <em>2 giugno 1999.</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Al  corpo-peccato della cultura cattolica di fine ottocento succede il corpo-lavoro  dei movimenti socialisti si inizio secolo, ostentato in manifesti dove  appaiono vigorosi torsi operai che battono su incudini o alzano al cielo  le braccia che hanno spezzato le catene dell’oppressione. Più o meno  in contemporanea si sviluppa l’idea del corpo-battaglia , che formerà  l’educazione fisica fascista tra le due guerre. Alla fine si approda  al corpo-piacere levigato, balestrato, superficialmente estraneo ai  segni del tempo, con l’edonistica aspirazione all’immunità da sofferenza  e da vecchiaia. E ‘ il corpo dei nostri tempi, lo incrociamo su giornali,  cartelloni pubblicitari, televisione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Se  ne apprendono di cose, leggendo questo saggio appassionante e appassionato,  che fonde diverse angolazioni e tutti gli approcci possibili per architettare  una storia in stile vivace e gustoso, il cui impasto ricorda la prosa  di notevoli scrittori che scrivendo di sport seppero esaltarsi. Il gusto  per l’aneddoto, passaggio epico, ritratto (valga per tutti questa  splendida miniatura del lottatore Vincenzo “Pollicino” Maenza: “Perennemente  affaticato dalla brutture dietetiche per mantenere il peso, testimoniate  dall’affilamento di un viso nel quale le ossa sfidavano ogni regola  di pudica discrezione, protese alla conquista dell’aria aperta come  un detenuto nell’ora di ricreazione”) si traduce in un repertorio  stilistico che si appropria di guizzi, ironia, colta, osservazione antropologica  che sono <em>topoi </em>classici della scrittura sportiva alta,  da Gianni Brera a Emanuela Audisio. Orami il piacere di raccontare le  grandi imprese dell’uomo o i suoi più patetici fallimenti si è concentrato  soprattutto nel giornalismo  sportivo: è più facile leggere un  articolo commovente su una partita di calcio, o su un match di pugilato,  che su una guerra.</span></p>
<p align="justify"><span id="more-36"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Come  non versare lacrime su Dorando Petri o sullo sconosciuto caso dell’ostacolista   Facelli? In miseria dopo aver partecipato a quattro Olimpiadi, puri  di assistere ai Giochi di Londra del 1948 è pronto a vendere le sue  medaglie. Viene dissuaso da un giovanissimo Brera, che intercede presso  il presidente del comitato organizzatore, già avversario di Facelli  in pista. Dicendosi <em>sorry </em>per le condizioni del rivale di un  tempo, il presidente scrive invitandolo in Inghilterra e offrendogli  viaggio e soggiorno, ma l’amico al quale il semianalfabeta Facelli  fa leggere la lettera non è che di inglese sappia molto più di lui.  Sa che <em>sorry </em> significa “mi dispiace” e interpreta la lettera  come un rifiuto, così Facelli non parte. Mai epico e patetico si rimescolano  così profondamente come nelle storie di sport, nelle grandi sfide:  Nuvolari e Varzi, Coppi e Bartali, Benvenuti e Mazzinghi, Mazzola e  Rivera. In poche attività come nello sport si possono ricostruire le  costanti del carattere nazionale, sia lungo la linea più prevedibile  dell’Italia pigra e geniale, mammona e pastasciuttaia, da Panatta  a Tomba, sia lungo un crinale più aspro e imprevedibile ma non meno  rappresentato, quello di un’antitali a ascetica e scostante che corre  da Coppi a Mennea.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Storie  non e meno note, che favoriscono il talento narrativo dell’autore,  mentre altri ritratti mettono in evidenza una spiccata  capacità  di analisi dialettica e una non nascosta passione per l’argomentare  eccentrico. Si leggano a questo proposito le pagine sull’elogio dello  sportivo da poltrona (l’autore è sportivo praticante ed è stato  un valente schermidore) e quelle sul doping, dense di cultura giuridica  (Bassetti fa il notaio) e di voglia di approfondire proprio temi che  di solito suscitano condanne facili e moralismi. In questa storia bassetti  si prende tutte le libertà di chi è sterno alle regole di un mondo  con alcune spregiudicate  analisi  dovunque di tocchino i  delicati, evanescenti temi delle federazioni e della politica sportiva,  come nel capitolo sull’attività del Coni e del presidente Onesti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">E’  vero – altra acuta osservazione del libro- che lo sport oggi ha perso  molto in memorabilità. Come le altre merci, si consuma troppo in fretta.  Ogni partita, ogni mach, ogni performance è troppo visibile, riproposta,  replicata fino alla nausea, rispetto ai tempi in cui una partita di  calcio o un incontro di pugilato l’avevano visto in pochissimi, e  poi se ne parlava per anni, enfatizzandone, trasfigurandone il ricordo.  Per questo, c’è ancora bisogno di sport raccontato , filtrato dalla  letteratura e dal pensiero, perché grandi dello sport  ce ne sono  ancora, e ce ne saranno finchè esisterà qualcuno capace di raccontarli.</span></p>
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		<title>Il Segnalibro di Riotta</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:16:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Riotta inserisce Storia e storie dello Sport in Italia nella sua rubrica su Tuttolibri de La Stampa, 3 luglio 1999.
Le classifiche – vere, presunte,  a metraggio che siano – ci parlano di libri più popolari. Ma quando  entriamo in libreria e ci guardiamo smarriti, vorremmo sapere cosa c’è  da salvare fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Gianni Riotta inserisce </em>Storia e storie dello Sport in Italia<em> nella sua rubrica su</em> Tuttolibri<em> de </em>La Stampa, <em>3 luglio 1999.</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Le classifiche – vere, presunte,  a metraggio che siano – ci parlano di libri più popolari. Ma quando  entriamo in libreria e ci guardiamo smarriti, vorremmo sapere cosa c’è  da salvare fra i titoli in corso. Questa rubrica indicherà quali volumi  tenere in mente.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Cominciamo con Remo Bassetti  “Storia e storie dello sport in Italia” (Marsilio). Vi pare che  Del Piero sia troppo pagato? Leggendo la bella prosa di questo notaio  capirete il come e il perché del pianeta sport.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">I libri fanno capire, non dimenticatelo.  Bastava leggere “Liberista? Liberale” (Donzelli) di Mario Deraglio  per sapere che, prima o poi, il cambio economico in Italia avrebbe mutato  il sindaco a Bologna. Cifre anziché chiacchiere.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Chiacchiere anziché cifre,  il percorso inverso, nello stupendo saggio “Della certezza” di Ludwig  Wittfgenstein, ripubblicato da Einaudi. Il primo Wittgenstein, autore  del “Tractatus” era persuaso della rigida eleganza della matematica  e della logica. L’incontro con il mitico economista italiano Sraffa  lo convinse ad occuparsi del linguaggio comune. </span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Verità e linguaggio sono i  temi del desiger Ettore Sottsass, padre della rossa Valentina macchina  dal scrivere. Rizzoli ne raccogli i  “Frammenti”: è il nostra  presente, già così in fretta, passato.</span></p>
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		<title>Quando corre Nuvolari</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[La recensione di Edmondo Dietrich compare su Repubblica il 22 marzo 1999. Si spiega come il libro racconti l&#8217;Italia da una particolare angolatura.
Al  di là delle Olimpiadi greche che il poeta Pindaro elogiava con i suoi  epinici ben remunerati, lo sport – intendiamo quello moderno &#8211; nasce  e rinasce in  Inghilterra. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La recensione di Edmondo Dietrich compare su </em>Repubblica<em> il 22 marzo 1999. Si spiega come il libro racconti l&#8217;Italia da una particolare angolatura.</em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Al  di là delle Olimpiadi greche che il poeta Pindaro elogiava con i suoi  epinici ben remunerati, lo sport – intendiamo quello moderno &#8211; nasce  e rinasce in  Inghilterra. Sono gli inglesi a inventare tutto o  quasi (mica solo lo sport), gli altri imitano. Così dove sono gli inglesi  – sorgono ippodromi, campi di calcio, tennis e altro.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Da  noi si comincia a vedere qualcosa intorno alla metà dell’Ottocento.  La Federazione Ginnastica Italiana nasce a Venezia nel 1869. Qualche  anno prima Quintino Sella  aveva fondato il Club Alpino (forse,  sostengono alcuni, soltanto per aiutare il turismo di quei luoghi9 e  nel ’70 alcuni snob, diciamo aristocratici, disputano la prima corsa  ciclistica italiana, da Firenze a Pistoia. E’ a Milano, comunque,  che viene fondato il Veloce Club, ma ad avere la bicicletta sono soltanto  i borghesi: i poveri si battono ancora per mettere insieme pranzo e  cena, quindi non hanno né tempo né forze per fare sport. Alcuni inglesi  in vacanza, invece, fondano il primo club italiano di tennis a Bordighera  nel 1878.</span></p>
<p align="justify"><span id="more-34"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Parte  da queste date, insomma dall’Unità d’Italia, il lavoro di Remo  Bassetti, <em>Storia e storie dello sport in Italia </em> ( Marsilio, pagg. 400, lire 40.000), notaio ed ex atleta, certamente  appassionato e studioso di sport se di è avventurato in un tale ponderoso,  arduo lavoro. Il libro è una lunga cavalcata di centotrentotto anni  (1861-1999) nella quale Bassetti riporta alla memoria sportivi famosi  e squadre e avvenimenti entrati ormai nella leggenda. Come Coppi, Nuvolari,  Berruti, Girardengo, Bottecchia e Gerbi, Giacomo Agostani, Ascari, Zeno,  Colò e altri. Ma anche l’Inter di Herrera, il grande Torino, Ferrari  e la Ferrari, i mondiali di calcio, la Juventus e il Milan miliardario.  E scrive anche di donne, la donna nello sport. Tutto senza frantumare  con aride statistiche l’agile narrazione, puntando la lente soltanto  sugli aspetti tecnici e umani essenziali dei protagonisti. Che importanza  può avere, infatti, in una storia narrata come un romanzo quante vittorie  e sconfitte subì nella sua carriera Tiberio Mitri? Meglio un affresco  della sua, diciamola, scalognata vita di grandissimo pugile qual era.  Le sue vittorie, frutto di classe e stile pugilistico, il titolo europeo,  la strana e poco chiara avventura in America quando affrontò il torvo  Jack La Motta, dal quale fu sconfitto dopo il drammatico combattimento  e forse soltanto perché Mitri, al posto delle mani , aveva due piumini  di cipria e non due martelli. Poi, il triste viale del tramonto.</span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ma  non c’è soltanto questo nel libro di Bassetti. C’è, per esempio,  un perfetto spaccato di alcuni momenti della storia d’Italia, filtrati  attraverso la lente dello sport. Come l’enfatizzazione che segnava  l’età mussoliniana. E poi l’invenzione del Coni, l’eccessivo  potere raggiunto con gli anni, la Sisal, la violenza negli stadi, il  doping, argomento attualissimo. E un capitolo anche sul linguaggio sportivo:  in primis quello di Gianni Brera, uno “stile gaddiamo”, come lo  definì Umberto Eco.</span></p>
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		<title>Una società nel pallone</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:06:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia dello sport (rassegna stampa)]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco la recensione scritta da Gianni Vattimo su L&#8217;espresso, 20 maggio 1999.
Nonostante  le risorse economiche che mobilita e le intense passioni che scatena,  lo sport sembra ancora sempre un fenomeno culturalmente marginale: anche  per chi non legge tanti libri prende sul serio il premio Nobel per la  letteratura, mentre un’attenzione molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>Ecco la recensione scritta da Gianni Vattimo su </em>L&#8217;espresso<em>, 20 maggio 1999.</em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nonostante  le risorse economiche che mobilita e le intense passioni che scatena,  lo sport sembra ancora sempre un fenomeno culturalmente marginale: anche  per chi non legge tanti libri prende sul serio il premio Nobel per la  letteratura, mentre un’attenzione molto minore viene riservata, presso  il pubblico “colto”, al “pallone d’oro” o ad altri simili  riconoscimenti. Gli sport di massa, poi, hanno una cittadinanza culturalmente  molto precaria: chi segue i campionati mondiali di calcio alla televisione  lo confessa con una certa riluttanza, come se cedesse a un vizio innocuo  ma in fondo deplorevole. Gli si obietta  che lo sport andrebbe  praticato e non guardato passivamente come uno spettacolo. Il tifo calcistico  è confuso con la volgarità delle curve sud, il jogging è bollato  come soggezione a mode clintoniane. Anche nel giornalismo sportivo non  sono frequenti gli esempi di una considerazione dello sport come aspetto  rilevante della nostra vita sociale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Un buon avvio  a una considerazione di questo genere lo offre il bel libro di Remo  Bassetti, notaio in Torino ma niente affatto semplice dilettante in  questa sua fatica storiografica. Pur riservando un’attenzione appassionata  alle vicende di singoli sport e alle figure di tanti campioni che hanno  affollato la scena sportiva nell’Italia unitaria,il lavoro di Bassetti  si presenta come un quadro di autentico respiro storico. I fatti dello  sport sono collocati entro il loro contesto sociale in una misura e  con un’acutezza sconosciuta a tanti altri studi sul tema. Con il risultato  di avvicinare una po’ di più lo sport agli aspetti “seri” dello  nostra vita collettiva, e di costringerci a rivedere molti inveterati  pregiudizi.</span></p>
]]></content:encoded>
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