La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Lo studio notarile

Se non esistessero i notai, una serie di attività dovrebbe essere svolta direttamente dalla pubblica amministrazione, assumendo un numero di persone all’incirca pari a quello che lavora negli studi notarili, e caricandone il costo sul bilancio dello stato. La figura del notaio, pertanto, incarna un raro e precoce esempio di privatizzazione di una funzione pubblica.

Eppure, proprio sul piano delle liberalizzazioni, che rispetto alla privatizzazione costituiscono lo stadio fisiologicamente successivo, si ascoltano di recente critiche rivolte all’istituzione notarile, immaginando che le stesse funzioni debbano, almeno in parte, essere svolte anche da altri professionisti.

La prima ragione per la quale sono esclusivamente i notai ad operare in alcuni campi è la più banale: il notaio è colui che si è specializzato in quei settori, attraverso uno studio durato vari anni, nel corso dei quali non si è esercitato nella calligrafia (come forse sospettano quelli che ritengono che il lavoro del notaio consiste nel mettere delle firme) ma ha approfondito la conoscenza giuridica e tecnica di alcune materie. Favorire la concorrenza non significa certo consentire ai veterinari di condurre ambulatori medici, o viceversa.

La seconda ragione è legata al ruolo del notaio, che non è un consulente di parte ma un soggetto neutrale, al pari di un magistrato. Così come un avvocato non può a giorni alterni rivestire le funzioni di giudice, non è pensabile che possa, lui o un altro diverso professionista, esercitare nello stesso periodo le funzioni di avvocato e notaio, né che possa transitare da un mestiere all’altro senza la prova di ammissione.

Quando ho voluto chiarire a mio figlio di otto anni cosa fa il notaio gli ho dato una spiegazione che mi pare valida anche per un adulto: dal notaio vanno delle persone che si fanno delle promesse, e il notaio fa in modo che siano costrette a mantenerle.

Il notaio, quindi esercita, un ruolo di garanzia, per esempio per chi compra una casa e non desidera vedere invalidato l’acquisto o costituisce una società e non ha piacere di vedersi turlupinato dal socio per via di una clausola ambigua. Da qui un altro fondamentale interrogativo: ma se uno non vuole essere garantito, perché deve essere costretto?

Una domanda analoga sarebbe: ma se io voglio girare in auto con i freni rotti perché non posso? Ovviamente perché tirerei sotto delle persone, e quindi il problema non è soltanto mio. Allo stesso modo, se i tribunali fossero intasati di gente che si fa causa per via di contratti immobiliari e societari ne risentirebbero tutti; e se fosse difficile ricostruire se c’è stato un valido contratto di vendita di una casa, il danno ricadrebbe anche su chi l’ha comprata dopo; e al buon funzionamento dell’economia necessitano società che siano costituite e regolamentate secondo le norme previste dalla legge, che qualcuno (il notaio) controlla preventivamente che vengano rispettate.

Io sono un notaio, e non faccio testo. Ma se fossi uno che considera i notai una lobby, vorrei che estendessero ulteriormente le garanzie che prestano, e quindi che assumessero ancora più responsabilità, senza per questo costare di più. Lo troverei più furbo che trovarci, loro con meno funzioni, e io senza casa, o fuori da una società.

In questa sezione:

Leggi l’articolo sulla categoria dei notai, pubblicato da La Stampa

Leggi la relazione al Congresso Federnotai del 1999

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(disegno originale di Guido Scarabottolo)