La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
February 12th, 2010


E’ difficile sopravvalutare l’importanza che l’incontro con il maestro giusto può avere nello sviluppo di un bambino (e viceversa). Tuttavia, la stampa italiana non sembra proccuparsi troppo dell’educazione e della scuola: in compenso Internazionale questa settimana pubblica la traduzione di un lungo articolo di Amanda Ripley apparso il mese scorso su The Atlantic.

L’originale, in inglese, si può leggere qui.

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Il Fermacarte
December 30th, 2009


Un articolo su Le Monde del 24 dicembre indagava sul fenomeno dei giochi su licenza, ovvero i vari Gormiti/Transformers/etc. che nascono da un accordo fra detentori del brand e fabbricanti dell’oggetto: permettendo a questi ultimi di mettere in commercio ogni tipo di gingillo (come le figurine, per esempio) derivante da film o cartoni animati.
Il loro successo è globale, da tempo consolidato anche dalle nostre parti. Lo si capisce già dalla frequenza con cui i giochi brandizzati compaiono accanto a quelli tradizionali e generici (“una macchinina”, “un treno”, “una bambola”) nelle letterine a Babbo Natale. L’importanza del marchio, in questi casi, è molto più importante della consistenza stessa dell’oggetto, e il consumismo conferma così la sua enorme forza di penetrazione nell’universo infantile. La materializzazione dell’immaginario, per quanto nella sua forma più banale di gadget, esercita infatti un effetto psicologico potentissimo: è il brand apposto sull’oggetto (non importa quale sia) che funziona come una formula magica, un collegamento irresistibile tra materia e spirito.

Per varie ragioni, i bambini sono diventati il bersaglio migliore e più pregiato che le aziende si possano contendere. Dal punto di vista delle aziende, naturalmente.



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Il Fermacarte
December 17th, 2009


Nel carteggio uscito di recente fra Michel Houellebecq e Bernard-Henri Lévi, ci sono molti passaggi brillanti. A volte i due intellettuali restano sul piano di un autoreferenziale palleggiamento di idee senza grandi pretese, altre invece estraggono spunti che meriterebbero d’essere approfonditi.
Per esempio, l’autore delle Particelle Elementari scrive a pagina 48: “Rari, rarissimi sono gli adulti che intuiscono quanto i bambini siano alla ricerca, nei genitori, di qualsiasi segno che indichi la maniera in cui convenga affrontare il mondo; quanto, nei pochi anni che precedono la catastrofe puberale, la loro intelligenza sia acuta, vibrante, pronta alla sintesi e alle conclusioni generali. Rari sono gli adulti che capiscono che ogni bambino è, naturalmente e senza sforzi, un filosofo“.

La definizione del bambino come filosofo – fulminante nella sua semplicità – ricorda la prospettiva, in apparenza lontanissima, adottata da Maria Montessori: laddove si ribalta il luogo comune che vede “il bambino dentro l’adulto” per scoprire, e valorizzare, “l’adulto dentro il bambino”. Ed in questo senso anche la filosofia sembra nascere non tanto dall’esperienza – quante cose so? – ma dalla capacità di sintetizzare ciò che so in modo originale (unita ovviamente ad una inesauribile curiosità).

Comunque il concetto, per quanto sorprendente rispetto allo stereotipo consolidato, non è nuovo: già il poeta inglese William Wordsworth si era spinto a ritenere il bambino come il migliore dei filosofi. Speriamo che Houellebecq e Lévi non si offendano.

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Il Fermacarte
November 16th, 2009


Da un articolo di Sergio Zavoli pubblicato oggi sul Quotidiano Nazionale, scopro che c’è in Parlamento una proposta di legge per regolamentare i programmi televisivi rivolti ai minori: “un regolamento in base al quale possano accedere al palinsesto i programmi televisivi nati per i minori solo se rispondenti alla necessità di promuovere e salvaguardare scopi socio-educativi, conseguibili attraverso modalità linguistiche, espressive, concettuali certificate da una sorta di bollino che indichi un si trasmetta oculato e vincolante”.

Alla parola “bollino”, viene subito da storcere la bocca: messa così, la proposta non sembra in effetti delle più liberali e sarebbe forte la tentazione di liquidarla ideologicamente.

Ma d’altra parte qui non si parla di modelli morali, ma di salute: in particolare, la salute dei bambini. E in questo senso bisogna ammettere che si va a toccare un tasto dolente della nostra società, nella quale proprio certi messaggi televisivi – la pubblicità dei fast food, per esempio – sembrano avere un nesso diretto con l’obesità infantile: che può sembrare magari una cosa da poco (almeno a confronto con il miliardo di persone che muore perché di cibo non ne ha abbastanza) ma più probabilmente sono due facce dello stesso problema.

Dove finisce allora la libertà dell’azienda di fare affari (anche tramite la pubblicità), e dove comincia quella del bambino a non subire condizionamenti dannosi per la propria salute? Un dilemma non facile, anche perché i dati concreti sulla situazione attuale fanno impressione:

[...] un bambino italiano che mediamente consumi 3 ore al giorno di televisione, nell’arco di un anno riceve 32.850 messaggi alimentari: 1 ogni 5 minuti, contro 1 ogni 10 nel resto d’Europa. Il rapporto tra questa specifica comunicazione e i comportamenti dei minori è stato sottoposto ad analisi da 24 reti televisive in 11 Paesi Europei, e la situazione italiana è risultata la peggiore.

Forse non è un caso che sia proprio l’Italia il paese europeo con il maggiore tasso di obesità infantile: quello dove l’universo del superfluo colpisce l’immaginario dei piccoli con la maggiore potenza di fuoco.

Certo si può discutere sull’efficacia della soluzione proposta, come più in generale pare utopistico (se non orwelliano) pretendere che la tv sia una buona maestra di vita ed offra alle giovani generazioni modelli positivi (ed in questo caso, salutisti). Ma almeno le si può chiedere di non offrirne di pessimi, questo sì.



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Il Fermacarte
November 13th, 2009


A questo punto, penso che il cattivo pensiero sia venuto un po’ a tutti: in Italia la “giustizia rapida” (anzi rapidissima) esiste già, anche se non viene applicata – come si usa nelle ormai antiquate democrazie occidentali – indiscriminatamente, ma in modi sempre più mirati e selettivi.
Le prime pagine dei giornali in questi giorni lo dimostrano, ma ci sono episodi – diciamo minori – che rappresentano forse ancora meglio la giungla in cui ci troviamo.
Il concorso truffa in Sicilia che portò nel 2007 a nominare oltre 300 dirigenti scolastici dovrebbe ora essere annullato a causa dei clamorosi strafalcioni contenuti nelle prove scritte di alcuni vincitori (che si distinsero per licenze poetiche come “… ciò induce ha ricercare accordi…”, o “leaderschip”).
Dovrebbe, appunto, trionfare almeno la certezza dell’ortografia su quella di ritrovarsi decine o centinaia di scuole governate da presidi analfabeti.
Dovrebbe, con il condizionale, perché i nostri parlamentari sono previdenti: e hanno già fatto approvare alla Camera un emendamento di legge che salva il concorso truffa dall’annullamento, lasciando i vincitori dove stanno.

Una grande prova di “leaderschip” da parte della nostra classe dirigente eletta (si fa per dire) dal popolo: l’ortografia, come la giustizia, la decidono i rappresentanti del popolo.

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Il Fermacarte
October 14th, 2009


dante-alighieri

Dai piani alti è giunto in questi giorni il consiglio di “ribellarsi agli anti-italiani”. Mi pare un chiaro attacco a Dante Alighieri: un signore che sputtanò in lungo e in largo il nostro Paese, ma – nonostante ciò – continua a far parte di tutti i programmi scolastici (i quali lo sappiamo da che parte stanno).

Cosa viene fatto studiare ai nostri ragazzi? Passi come questo:

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Quell’ anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;

e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.

Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.

Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’ esso fora la vergogna meno.

Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,

guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.

O Alberto tedesco ch’abbandoni
costei ch’è fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,

giusto giudicio da le stelle caggia
sovra ‘l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che ‘l tuo successor temenza n’aggia!

Ch’avete tu e ‘l tuo padre sofferto,
per cupidigia di costà distretti,
che ‘l giardin de lo ‘mperio sia diserto.

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!

Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d’i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com’ è oscura!

Vieni a veder la tua Roma che piagne
vedova e sola, e dì e notte chiama:
«Cesare mio, perché non m’accompagne?».

Vieni a veder la gente quanto s’ama!
e se nulla di noi pietà ti move,
a vergognar ti vien de la tua fama.

(Dante, Purgatorio, canto VI, vv.76-117)

Poniamo il problema all’attenzione del Ministro Gelmini. È possibile che nelle scuole italiane si dia voce a libri politicizzati, nei quali si incita ad odiare il proprio Paese?

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Il Fermacarte
September 30th, 2009


moda-bambini

Nell’Ottocento, l’omogeneizzazione sociale dei bambini avveniva attraverso il libro scolastico. Si puntava a formare un cittadino patriottico, bombardandolo di modelli morali virtuosi da imitare. E se un libro cercava di prendere le distanze dalla retorica dei buoni sentimenti, dal paternalismo dominante, dal do-don’t-ask gerarchico, era automaticamente condannato all’insuccesso.

Ma il bambino pensante e “reale” è ancor oggi un pericolo, nonostante il netto salto di valori verso l’imposizione dei modelli attuali: che ora coincide con l’imitazione diretta del mondo adulto. Non si tratta nemmeno di prendersela con la tv, o con le inquietanti sfilate di moda bimbo, che sono solo scenari come altri per rinnovare il sacrificio dell’infanzia. Ieri sull’altare della morale borghese, oggi su quello di una industria postideologica assai poco fantasiosa.



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Il Fermacarte
September 22nd, 2009


guicciardini

Dal Cinquecento fino almeno all’unità d’Italia, la lingua italiana non è stata certo quella del popolo; dal momento che il popolo, anzi i popoli, parlavano i rispettivi dialetti. Come direbbe il ministro Brunetta, l’italiano era dunque l’idioma delle élites e dei poteri forti. O secondo la definizione di Tullio De Mauro, una lingua “straniera in patria”.

Diventa quella del popolo solo dopo l’unità, quando il suo insegnamento va di pari passo con quello dei precetti morali. E non è un caso che oggi, 150 anni dopo, si ritrovino entrambi sotto attacco. E’ sotto attacco quella “morale comune” che così faticosamente si impose come buon senso tra la buona fede di pochi e l’ipocrisia di molti; e certamente lo è l’italiano, nel nome delle tradizioni locali e dialettali che tornano a prevalere su quelle comuni.
Il coraggio della coerenza imporrebbe a questo punto di andare fino in fondo, mandando la lingua italiana a morire ammazzata insieme alle élites. E alla loro morale.

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Il Fermacarte
September 21st, 2009


vedetta

Nel libro Cuore, Edmondo De Amicis narrava la storia di un bambino destinata a commuovere tutti: e attraverso la commozione, a cementare il sentimento di unità nazionale.
Il bambino è infatti l’immagine archetipica della purezza e dell’innocenza; e come tale, suo malgrado, è un testimonial perfetto per la retorica di patria e in generale la propaganda politica.
Tanto più lo diventa in guerra, quando non c’è spazio per i ragionamenti e le sfumature; ma solo per il sentimento di appartenenza che separa noi dai cattivi, gli incivili, gli animali.
La comunità, attraverso i mezzi di comunicazione, ritrova allora proprio nel bambino-testimonial (vittima incolpevole, e come potrebbe essere altrimenti, della cieca violenza nemica) la propria purezza e l’innocenza che credeva perdute. Peccato che così il bambino diventi vittima due volte: prima della violenza nemica, e poi della celebrazione amica.



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Il Fermacarte
August 6th, 2009


La proposta di affiancare bandiere ed inni regionali a quelli nazionali sta gettando nel panico i presidenti di Regione, che fino ad oggi ne ignoravano l’esistenza. Per fortuna, su repubblica.it c’è una piccola guida per non farsi trovare impreparati.
Qualche inconveniente potrebbe però capitare con gli inni delle regioni. Per esempio, ai mondiali di calcio 2010, prima degli incontri occorrerà eseguire le musiche di tutte le regioni contemporaneamente: con un risultato di avanguardia cacofonica che certamente avrebbe fatto felice Stockhausen, ma potrebbe lasciare perplessi alcuni tifosi. Preoccupazione anche per i calciatori: da anni cercano invano di imparare quello di Mameli, come reagiranno alla prospettiva di dover ricominciare tutto daccapo?



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Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)