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	<title>Remo Bassetti &#187; Giudizio Universale</title>
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		<title>Incontrarsi a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo tanti appuntamenti &#8220;virtuali&#8221;, eccone uno reale e importante: domani a Milano, presso la libreria Feltrinelli di via Manzoni, ci sarà la presentazione del nuovo Giudizio Universale con la Guida al Corpo della Donna.
Saranno presenti gli autori del volume:
Carlo Flamigni &#8211; Professore di ostetricia e ginecologia, ha diretto per vent’anni il servizio di Fisiopatologia della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tanti appuntamenti &#8220;virtuali&#8221;, eccone uno reale e importante: domani a Milano, presso la libreria Feltrinelli di via Manzoni, ci sarà la presentazione del <strong>nuovo Giudizio Universale </strong>con la <a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/politica/guida-al-corpo-della-donna">Guida al Corpo della Donna</a>.</p>
<p>Saranno presenti gli autori del volume:</p>
<p><strong>Carlo Flamigni</strong> &#8211; Professore di ostetricia e ginecologia, ha diretto per vent’anni il servizio di Fisiopatologia della Riproduzione dell’ospedale S.Orsola di Bologna. Specializzato soprattutto in tecniche di fecondazione assistita, è membro del Comitato nazionale di bioetica. Molto più che “semplice” ginecologo e scienziato, è divulgatore (<em>Avere un bambino. Come inizia una vita: dal concepimento al parto</em>, Mondadori), romanziere (<em>Un tranquillo paese di Romagna</em>, Sellerio), intellettuale impegnato in difesa della laicità e della libertà delle donne (<em>Casanova e l’invidia del grembo. Ragionamenti fatui sulla discussa capacità cognitiva delle donne e sull’esistenza di una ragione nel loro utero</em>, Baldini Castoldi Dalai).</p>
<p>e</p>
<p><strong>Margherita Granbassi</strong> - Triestina, 30 anni, campionessa del mondo di scherma, persegue il sogno di praticare giornalismo. Ha partecipato alla trasmissione “Anno Zero”, e siccome i Carabinieri per i quale gareggiava come atleta volevano impedirglielo si è dimessa dall’Arma. Abituata a concentrarsi sul corpo per l’esercizio dell’agonismo, la Granbassi ha sviluppato attorno ad esso una riflessione che coraggiosamente mescola femminismo e difesa della seduttività, e sa esprimerla con voce fresca, originale e informata, smentendo il luogo comune di una generazione liquidata come velinista.</p>
<p><em>L&#8217;appuntamento è dunque domani, </em><strong><em>martedì 16 marzo alle 18, presso la Feltrinelli di via Manzoni a Milano</em></strong><em>.</em></p>
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		<title>Il corpo delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oggi si ricomincia a sentire l&#8217;odore della carta stampata: Giudizio Universale presenta la sua prima delle sue nuove Guide, dedicate alle grandi questioni del nostro tempo.


La forma scelta è quella enciclopedica: gli autori (Carlo Flamigni e Margherita Granbassi) hanno curato le voci necessarie per comprendere l&#8217;argomento, in ordine alfabetico.
Ed ecco, dal sito di Giudizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi si ricomincia a sentire l&#8217;odore della carta stampata: Giudizio Universale presenta la sua prima delle sue nuove Guide, dedicate alle grandi questioni del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: center; "><img class="aligncenter size-full wp-image-2077" title="copertina_donna" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2010/03/copertina_donna.jpg" alt="copertina_donna" width="200" height="321" /></p>
<p style="text-align: center; ">
<p>La forma scelta è quella enciclopedica: gli autori (Carlo Flamigni e Margherita Granbassi) hanno curato le voci necessarie per comprendere l&#8217;argomento, in ordine alfabetico.</p>
<p>Ed ecco, <a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/politica/guida-al-corpo-della-donna">dal sito di Giudizio Universale</a>, alcuni estratti della lettera A:</p>
<blockquote><p><strong>Abbraccio</strong><br />
In alcune scuole americane gli abbracci dei ragazzi sono stati cronometrati. Il preside ha messo lo stop ad abbracci più lunghi di trenta secondi dicendo: “Non era più un saluto, era un continuo stare attaccati senza alcuna necessità. Sempre così, prima di andare in classe, per tutto il giorno”. Mi stupisce perché poi si accusano i giovani di abbracciarsi solo e sempre alla tastiera di un computer. (…)<br />
Ho iniziato questo libro sul corpo femminile dall’abbraccio per due semplice motivi. Anzitutto perché l’abbraccio è l’incipit della nostra vita, è il primo segno di affetto che riceviamo. Poi perché la donna, più dell’uomo, ha il coraggio di abbandonarsi al calore di un abbraccio amorevole, amichevole, filiale, materno. Di offrirlo, di inseguirlo, di sognarlo. Se una donna soffre non ci sarà catarsi senza un nuovo abbraccio.<br />
<em>(Margherita Granbassi)</em></p>
<p><strong>Aborto</strong><br />
Si possono disegnare due tipi di società che possono fare a meno dell’aborto: la prima è una società nella quale ogni bambino che nasce è benvenuto, anche se sottrae il cibo necessario per la sopravvivenza dei fratelli; la seconda è una società nella quale ha avuto successo la diffusione della cultura, per cui tutti i cittadini sentono il peso della responsabilità sociale connessa con la vita sessuale e sanno utilizzare con discernimento i metodi anticoncezionali che la scienza (che rappresenta il loro maggiore investimento e che è al loro servizio) mette a disposizione. Che poi luoghi come questi esistano veramente è un’altra faccenda.<br />
<em>(Carlo Flamigni)</em></p>
<p><strong>Allattamento</strong><br />
Non c’è dubbio sul fatto che il latte materno sia l’alimento ideale per lo sviluppo e per la salute del bambino. Molti dei suoi vantaggi sono evidenti e non necessitano di prove: difficilmente crea allergie; non comporta spese particolari e facilita (quasi sempre) il compito della madre; la casa che lo produce garantisce sterilità e giusta temperatura; rende più facile la formazione di una flora batterica intestinale favorevole alle funzioni digestive. (…)<br />
Una serie di ragioni scorrette e di motivazioni futili hanno prodotto, a partire dagli anni Cinquanta, una netta flessione dell’allattamento materno in tutto il mondo. Una congerie di sciocchezze che si sono però associate a una motivazione seria: le donne che lavorano incontrano molte difficoltà a trovare il tempo e il modo per allattare il figlio durante le ore centrali del giorno e finiscono col limitarsi a un paio di poppate. La cosa più discutibile invece riguarda il timore che l’allattamento rovini il seno e ne cambi la forma in una che agli uomini non piace. Avevo promesso di tenere questa notizia per me, ma proprio non ce la faccio: è bene che tutti sappiate che si sta organizzando una vera rivoluzione contro la tetta artificiale, marmorea, innaturalmente proiettata verso il cielo, di temperatura almeno quattro gradi più bassa della minima stagionale, ricoperta da una pelle lucida sotto la quale si intuiscono marchingegni misteriosi. Mi si dice anche che sono sempre più apprezzati i seni un po’ molli, leggermente cadenti, con la cute disegnata da venule azzurre, quelli che hanno una storia da raccontare.<br />
<em>(Carlo Flamigni)</em></p></blockquote>
<p><span style="font-size: small;">La guida completa è disponibile in libreria, oppure in abbonamento. Un altro passo avanti per Giudizio Universale, alla faccia della crisi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
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		<title>Recensire una città</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Tra il 1972 e il 1974 andò in onda per la Rai un programma ideato da Anna Zanoli, dal titolo &#8220;Io e&#8230;&#8221;. Ogni puntata ospitava un artista, il quale sceglieva un’opera d’arte alla quale si sentiva particolarmente legato, e parlava liberamente del suo rapporto con essa (gli episodi duravano circa un quarto d’ora).
Tutto qui. Eppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center; "><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5vsLML-gn7o&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/5vsLML-gn7o&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left; ">Tra il 1972 e il 1974 andò in onda per la Rai un programma ideato da Anna Zanoli, dal titolo &#8220;Io e&#8230;&#8221;. Ogni puntata ospitava un artista, il quale sceglieva un’opera d’arte alla quale si sentiva particolarmente legato, e parlava liberamente del suo rapporto con essa (gli episodi duravano circa un quarto d’ora).</p>
<p>Tutto qui. Eppure proprio l’estrema semplicità del contenitore consentiva agli ospiti di di esprimersi in maniera del tutto personale. In una di queste puntate, per esempio, venne Pier Paolo Pasolini. Che in una delle sue tipiche mosse spiazzanti, scelse <strong>come “opera d’arte” la città di Orte</strong>: e più specificamente, la “forma” della città.</p>
<p>A chi segue Blob o Fuori Orario, questo documento sarà probabilmente familiare perché viene riproposto spesso. Vi si vede Pasolini, in compagnia della sua troupe, che inquadra Orte da vicino e da lontano e da diverse angolazioni; le immagini vengono commentate e analizzate, esattamente come si farebbe per un’opera d’arte tradizionale.<br />
Da Orte poi il discorso si estende ad un’altra “opera” assai amata da Pasolini, Sabaudia: e in questo modo Pasolini chiude un fulminante excursus fra antichità (il centro storico di Orte), modernità di epoca fascista (Sabaudia), e modernità di epoca consumista (la periferia di Orte, costruita dopo la guerra).</p>
<p>La forma di una città non è l’opera di un autore, ma di un intero popolo. E’ arte anonima, non istituzionalizzata, e dunque &#8211; nella prospettiva di Pasolini &#8211; ancor più cara di quadri e monumenti: e come quelli andrebbe difesa dalle deturpazioni.<br />
E la sua presa di posizione politica è diretta conseguenza di una valutazione estetica: se la città di Orte antica ha una forma armoniosa &#8211; mentre quella moderna è un pugno negli occhi &#8211; Pasolini non contesta la costruzione delle case in sé (riconoscendone la necessità pratica) quanto la mancanza di gusto nel costruirle, e il mancato rispetto di un rapporto fra la forma della città e la natura circostante.</p>
<p>Se la civiltà dei consumi viene condannata non è dunque per un discorso ideologico astratto, quanto per la sua incapacità di attuare dei criteri di armonia e bellezza (per non dire di fantasia). Una forma deturpata rimane tale, anche se produrla sono la democrazia e il benessere.</p>
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		<title>Meno sette</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:42:57 +0000</pubDate>
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		<title>Una notte con xxxxxx (censura)</title>
		<link>http://www.remobassetti.com/Blog/2009/10/06/una-notte-con-xxxxxx-censura/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 10:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mmh, eccomi qui, comincio a essere nervosa. Se uno ha un carattere può fare tutte le esperienze che vuole, ma l’ansia a un certo punto riaffiora sempre. Beh, certo l’ambiente non aiuta, non è quello che si dice un posto informale. Okay, sempre meglio che farlo in macchina, no? Uhu, ma davvero la vorrà lasciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mmh, eccomi qui, comincio a essere nervosa. Se uno ha un carattere può fare tutte le esperienze che vuole, ma l’ansia a un certo punto riaffiora sempre. Beh, certo l’ambiente non aiuta, non è quello che si dice un posto informale. Okay, sempre meglio che farlo in macchina, no? Uhu, ma davvero la vorrà lasciare accesa questa televisione? E’ stato garbato, per la verità, galante. Un po’ stucchevole però. Poi quei capelli finti in testa, brrr, ma non si rende conto che è ridicolo?</p>
<p>Arrivo presto, mi ha detto, sistemati come vuoi, quella è la stanza. L’unica caduta di tono quando mi ha sibilato quell’insulto. Non ho capito bene, puttana credo volesse dire, ma deve aver parlato milanese, sì, credo fosse, dialetto… puten o putin non ho capito bene. Mah, se fa <strong>il porco</strong> è anche più eccitante. Oddio, eccitante. Me lo dico da sola perché le premesse non sono per niente buone. Ma si potrà almeno abbassare il volume di questa cosa? Quel tipo che mi ha fatto salire mi ha spiegato poco. Dice che lui vuole farlo mentre guardiamo la televisione. Ah, un film porno, scommetto. Il tipo ha fatto un ghigno, no, ha altri gusti, mi ha detto.</p>
<p>Vediamo, che trasmissione è questa? Uhm, Annovero. Non ne ho mai sentito parlare. Così lo eccita farlo mentre va in onda una trasmissione così. Toh, carina quella tipa, mi pare di averla già vista… ah, già, l’ultima raccomandazione che mi ha fatto quello prima di entrare nel palazzo, di non fargli domande. Niente domande, intesi? Lì mi è sembrato persino minaccioso, ma sono io che devo essermi suggestionata. E cosa dovrei domandargli poi, non ho capito nemmeno bene chi è. E poi quel tale ha aggiunto che se faccio la brava mi sistema. Un bel lavoretto. Mi piacerebbe anche un posto fisso, gli ho detto, magari la cassiera. Quello si è fatto una risata. Non è il caso di volare così basso, piccola. Chissà che voleva dire. Ero già distratta quando mi ha chiesto un’altra cosa, una cosa come sei mai stata in collegio? Chissà che gliene frega.</p>
<p>Una mia amica è già stata qui. Dice che è stata una noia mortale, che a lui non gli si allungava nemmeno con la pinza, però continuava a gridare è una menzogna, io sono a posto, lo dice anche il giornale. Eh sì, meglio che mi disponga al peggio. Potrei sempre fargli una battuta sulle erezioni politiche. E’ una frase che ha tirato fuori quella mia amica che dicevo. Dio, che sonno. Non so, non vorrei giudicare prima. Ma mi sa tanto che sarà una cosa da vomitare.</p>
<p><em>(prerecensione pubblicata sulla pagina facebook dei <a href="http://www.facebook.com/pages/Giudizio-Universale/106239963870">Pregiudizi Universali</a>. E ora c&#8217;è anche <a href="http://giudiziouniversale.wordpress.com/2009/10/06/pre-giudizio-n-4-una-notte-con-xxxxxx-censura/">il blog</a>)</em></p>
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		<title>Pregiudizio Universale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 09:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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L&#8217;immagine che non vedete qui sopra è una fotografia. Fu scattata da Yousuf Karsh nel 1974, e come tutte le sue foto è uno splendido ritratto in bianco e nero che raffigura un personaggio molto potente.
Karsh immortalò quasi tutti i grandi del secolo scorso, mettendo simbolicamente sullo stesso piano politici e scienziati, esploratori degli spazi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br/><br />
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L&#8217;immagine che non vedete qui sopra è una fotografia. Fu scattata da Yousuf Karsh nel 1974, e come tutte le sue foto è uno splendido ritratto in bianco e nero che raffigura un personaggio molto potente.<br />
Karsh immortalò quasi tutti i grandi del secolo scorso, mettendo simbolicamente sullo stesso piano politici e scienziati, esploratori degli spazi celesti e dei fondali marini, architetti e musicisti. E in particolare, il personaggio di questa foto è uno scrittore.<br />
Pur non rientrando fra i più celebri di Karsh (e infatti non lo troverete facilmente in giro) <strong>il ritratto di Norman Mailer</strong> colpisce perché in esso sembra raffigurata l&#8217;idea stessa dell&#8217;intellettuale del Novecento: autorevole, temuto, influente.<br />
Mailer guarda fisso l&#8217;obiettivo, con tranquilla spavalderia: si capisce subito che del nostro giudizio non gliene frega nulla, perché è lui che giudica noi. È il suo mestiere, del resto, e non c&#8217;è nulla che possa condizionare la sua rettitudine: le sue ciglia lievemente piegate all&#8217;insù potrebbero addirittura suggerire qualcosa di diabolico in questo spocchioso individuo che tutto sa e tutto critica (e a cui nessuno, guardandolo, verrebbe di chiedere &#8220;Ma perché tu e non un altro?&#8221;).<br />
Infine ci sono le mani. Come in molti ritratti di Karsh sono congiunte, ma è improbabile che Mailer stia pregando qualcuno lassù: non sono infatti rivolte al cielo, ma dritte verso di noi. Perché è noi che sta scrutando, e da un momento all&#8217;altro ci aspettiamo che prenda in mano la penna per massacrarci con stile.<br />
Poche immagini come questa possono rendere la distanza fra la percezione che avevamo degli intellettuali negli anni &#8216;70, e la sostanziale indifferenza che li circonda oggi.<br />
Possiamo ricordare con nostalgia quel periodo, maledicendo tempora e mores. Oppure possiamo essere brunettianamente contenti che il libero mercato abbia quasi spazzato via un&#8217;élite di scribacchini autonominati.<br />
A Giudizio Universale invece abbiamo sempre creduto che l&#8217;intellettuale debba continuare a perseguire proprio quell&#8217;autorevolezza che parrebbe ormai così fuori moda: convinti che cedere alla moda, in questo caso, toglierebbe ogni gusto all&#8217;umano bisogno di capire (e di giudicare, appunto) le cose del mondo.<br />
Un&#8217;attività che tutt&#8217;oggi può essere vitale, anche giocando con le sue stesse forme consolidate. Ad esempio recensendo una fotografia senza farla vedere. O &#8220;prerecensendo&#8221; &#8211; per così dire &#8211; un libro dichiaratamente prima di averlo letto, in modo da esplicitare i nostri pregiudizi.<br />
Quest&#8217;ultima è infatti l&#8217;idea che muove il &#8220;Pre-Giudizio&#8221;, sulla nuova pagina di facebook che prepara il ritorno del Giudizio Universale vero e proprio. La trovate <a href="http://www.facebook.com/pages/Giudizio-Universale/106239963870">qui</a>.</p>
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		<title>La stroncatura della stroncatura</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 10:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel Decalogo che disciplinava le recensioni del Giudizio Universale, una delle regole  auree era che non si recensivano i collaboratori stabili della rivista.  Come è noto, sui giornali il contrario accade invece abitualmente,  e anzi occupa una parte consistente della sezione culturale. Non è  nemmeno infrequente assistere a uno scambio di cortesie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="http://www.remobassetti.com/Blog/giudizio-universale/">Decalogo</a> che disciplinava le recensioni del Giudizio Universale, una delle regole  auree era che <strong>non si recensivano i collaboratori stabili della rivista</strong>.  Come è noto, <strong>sui giornali il contrario accade invece abitualmente</strong>,  e anzi occupa una parte consistente della sezione culturale. <strong>Non è  nemmeno infrequente assistere a uno scambio di cortesie tra collaboratori  che, a distanza di qualche tempo, si recensiscono reciprocamente i libri  con commovente entusiasmo</strong>.</p>
<p>Quando un deplorevole costume s’instaura,  dopo un po’ diventa un diritto per i beneficiari, e quando, per puro  accidente, la libera discrezionalità del recensore infrange le maglie  dello spirito di club e stronca il volume del collaboratore, quello  diventa una bestia e a stento si trattiene dal recarsi in Procura per  sporgere querela. L’esempio penalistico calza perfettamente al patetico  caso verificatosi la scorsa settimana su Repubblica, quando il proceduralpenalista  e sommo intellettuale, nonché collaboratore di Repubblica, <strong>Franco Cordero  ha bacchettato tale E.A. per avere, sull’Espresso (dunque lo stesso  gruppo editoriale) “lanciato invettive deterrenti”</strong> contro il suo  Savonarola, ripubblicato dopo oltre 25 anni da Bollati Boringhieri.  Cordero, il quale ha sempre cura che anche da una virgola traspaia la  sua alta erudizione, comincia lamentando che il recensore abbia scritto  del suo libro: “Se fosse un Tir porterebbe la scritta trasporti eccezionali”  e replica: “La mappa letteraria annovera dei cicli, bretone, provenzale,  stilnovo ecc., e <em>icto oculi</em> uno vede dove sia classificabile  questa metafora <em>ars poetica</em> dei carrettieri. Emergono subito  i livelli intellettuali: piglia i libri con le molle; conta i fogli;  gli scappa la rabbia del numero (2426 pagine), stride: “Sì, avete  letto bene”. Sinora ha esibito se stesso e detto tra noi esistono  spettacoli migliori. Ecco, cola il veleno”.<br />
E così via, seguendo  la tesi che il recensore fosse troppo ignorante per leggere il volume  e abbia, più o meno per cattiveria, detto male del testo, prima di  leggerlo, e anzi forse senza averlo letto. Ora, che l’estensore con  quella recensione non faccia lui una gran figura è probabile, e un  lettore avveduto se ne rende conto di suo. Ma è corretto abusare dello  spazio di cui si gode sul quotidiano, in quanto collaboratore, per fare  a pezzi un recensore ostile? Con quella prosopopea, poi? Di Cordero  insomma mai si dirà: <em>“Quanta quies placidi tantast facundia Nervae,  sed cohibet vires ingeniumque pudor</em> (è Marziale. Mi perdonino i  lettori ma se non si cita in latino, Cordero considera indegno chi scriva  di lui).</p>
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		<title>Le stroncature del vicolo velenoso</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Giudizio Universale]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Quando infine mi fermai,  constatai di essere in un misero vicoletto. Dovevo essere uscito dalla  zona turistica, perché lì attorno non c’era più nessuna libreria  antiquaria, ma solo squallide catapecchie da cui provenivano gli odori  più sgradevoli. Negli androni si aggiravano figuri infagottati, uno  dei quali, mentre passavo, mi sibilò: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Quando infine mi fermai,  constatai di essere in un misero vicoletto. Dovevo essere uscito dalla  zona turistica, perché lì attorno non c’era più nessuna libreria  antiquaria, ma solo squallide catapecchie da cui provenivano gli odori  più sgradevoli. Negli androni si aggiravano figuri infagottati, uno  dei quali, mentre passavo, mi sibilò: “Ehi, ti serve una stroncatura?”<br />
Porca la miseria, ero  capitato nel Vicolo Velenoso. Quello non era una delle attrattive di  Librandia, ma uno di quei luoghi da cui bisognava rigorosamente tenersi  alla larga se si aveva anche una sola scintilla di onestà in corpo.  Vicolo Velenoso, la strada malfamata dei critici prezzolati. Qui viveva  la vera feccia di Librandia: presunti esegeti letterari disposti a scrivere  a pagamento devastanti stroncature. Vi si potevano assumere quegli spargiveleno  e aizzarli contro i colleghi scrittori antipatici: a patto ovviamente  di degradarsi a simili espedienti e di essere senza scrupoli. E quelli  allora perseguitavano le loro vittime fino a rovinarne completamente  il nome e la carriera. “Cerchi una stroncatura totale?” bisbigliò  il pennivendolo. “Lavoro per tutti i più grandi giornali”.</p>
<p><span id="more-1544"></span><br />
“Grazie no!&#8221; risposi  e repressi a stento l’impulso di prendere per la gola quel farabutto.  Poi però non volli negarmi la soddisfazione di un’osservazione pepata  e mi fermai.<br />
“Come osi, pezzo di  fogna, trascinare nella merda da cui provieni il lavoro di qualche onesto  scrittore” lo investii.<br />
L’intabarrato emise  un disgustoso rumore sbavante.<br />
“E chi sei tu, per  insultarmi in questo modo” domandò, piano.<br />
“Io? Io mi chiamo Ildefonso  De Sventramitis” risposi con fierezza.<br />
“Sventramitis, eh?  “borbottò quello, tirò fuori dalla mantella un quadernetto e una  matita e si annotò qualcosa. “Non hai ancora pubblicato niente, altrimenti  lo saprei. So tutto io della letteratura zamonica. Ma poiché vieni  da Forte Verdicchio, prima o poi ci proverai anche tu. Voi lucertoloni  non siete capaci di tenere lontane le dita dall’inchiostro”.</p></blockquote>
<p>Lucertolone perché il  destinatario dell’invettiva è un dinosauro, e il brano è tratto  dallo splendido “La città dei libri sognanti” di William Moers,  autore per ragazzi (ma in realtà adattissimo agli adulti, eccome),  uscito da qualche anno, ma che ho appena scoperto.<br />
Vale la pena di citarlo,  anche se da fondatore di una rivista di recensioni, che non disdegnava  affatto la stroncatura, non posso essere proprio d’accordo. La stroncatura  ha una sua dignità e una sua ragione, che Giudizio Universale ha affermato  nella terza regola del “Decalogo del recensore”:</p>
<blockquote><p><em>La stroncatura, in  un giornale di recensioni, è una prospettiva normale e non bisogna  avere remore nell’adottarla, se discende dall’esercizio del giudizio.<br />
Tuttavia, quel pizzico di perverso cinismo che può  rendere divertente una stroncatura e la severità, anche ruvida, dell’opinione  non devono trascendere in insulto gratuito o inimicizia verso il recensito.</em></p></blockquote>
<p>Certo se poi la stroncatura  è prezzolata, come nel Vicolo Velenoso di Librandia, il discorso cambia.  Ma è noto che in Italia per lo più abbiamo il problema contrario…</p>
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		<title>La nuova impresa</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 19:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Giudizio Universale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vai al sito di Giudizio Universale

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="annuncio" src="http://www.giudiziouniversale.it/f_giudizio/Annuncio%20GU%20Il%20Sole.bmp" alt="" width="464" height="644" /></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.giudiziouniversale.it/">Vai</a> al sito di Giudizio Universale</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>L&#8217;impresa</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giudizio Universale]]></category>

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E&#8217; in edicola il numero 38, quello di novembre/dicembre, con il quale si conclude questa prima serie di Giudizio Universale. L&#8217;editoriale è adeguato all&#8217;occasione:
Nel primo numero di questo giornale presentammo ai lettori un nostro codice deontologico. Uno dei suoi punti salienti, fermamente mantenuto nei sin qui tre anni e mezzo di vita della rivista, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2008/11/copertina-38.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-616" title="copertina-38" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2008/11/copertina-38-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
<p>E&#8217; in edicola il numero 38, quello di novembre/dicembre, con il quale si conclude questa prima serie di <em>Giudizio Universale</em>. L&#8217;editoriale è adeguato all&#8217;occasione:</p>
<blockquote><p>Nel primo numero di questo giornale presentammo ai lettori un nostro codice deontologico. Uno dei suoi punti salienti, fermamente mantenuto nei sin qui tre anni e mezzo di vita della rivista, era che non si recensiscono le opere dei collaboratori.<br />
Non verremo certo meno al nostro proposito in maniera eclatante spendendo elogi per la rivista stessa, e lasciamo ai lettori il compito di giudicare se l&#8217;entusiasmo che abbiamo riversato in ogni respiro di Giudizio Universale si sia tradotto in un adeguato appagamento estetico ed intellettuale.<br />
Ma sono dati di fatto che la rivista ha ospitato alcune tra le migliori firme della cultura nazionale e persino internazionale, che ha dato spazio a circa tremila recensioni, che con il meccanismo valutativo dei soli/ombrelli non si è mai nascosta dietro un pigro e diplomatico understatement, che la spigolosità di alcune opinioni non è degenerata in scorrettezza tanto che mai alcuno ha sporto querela o richiesto risarcimenti, che ha offerto opportunità di scrittura a dei giovani senza altra raccomandazione se non il personale talento, che mai ha fatto commercio dell&#8217;indipendenza dei suoi articolisti.<br />
E&#8217; possibile che le caratteristiche dei fondatori, per estrazione lontani sia dal mondo editoriale che da quello dell&#8217;impresa, abbiano agevolato il rigore dell&#8217;impostazione. Alla lunga, tuttavia, dobbiamo riconoscere che continuare a realizzare un periodico, a maggior ragione se cresce nel prestigio e nelle potenzialità, richiede una consistenza strutturale e gestionale che una compagine &#8220;leggera&#8221; &#8211; e i cui membri sono distratti dalle loro professioni &#8211; non è in grado di assumere.<br />
Ci stiamo allora muovendo per trasformare, attraverso una partnership significativa, quella che diverrebbe una fase irreversibilmente critica in un&#8217;occasione di grande rilancio. In testa abbiamo un progetto che non solo valorizza la rivista al meglio, ripensandola senza nessuno snaturamento, ma che pure estende il marchio di <em>Giudizio Universale</em> oltre quello di un mensile da edicola. Su tale progetto dobbiamo in questo momento concentrare ogni nostra energia e per questo GU deve temporaneamente fermare le rotative. Ci sforzeremo affinché il rientro possa essere veloce e all&#8217;altezza delle aspettative dei lettori, che nel frattempo ne avranno notizie in anteprima attraverso il nostro sito, sul quale l&#8217;attività proseguirà senza interruzioni.<br />
Va da sé che questo numero non poteva essere proposto allo stesso modo degli altri, e così abbiamo scelto di ripubblicare alcune recensioni: non si tratta però di una semplice antologia bensì un tentativo di riflettere su come l&#8217;intelletto critico sia in grado di sottrarsi alla caducità delle mode. Le recensioni scelte risalgono a uno, due o tre anni fa, ma potrebbero essere state redatte quindici giorni or sono. Rileggendole, in un mondo che è abituato a rapidamente consumare e rendere inutilizzabile ciò che produce, e a smentire in continuazione ciò che veniva contrabbandato come evidente, ci si sorprende di quanto conservino la loro vitalità: non vengono fuori come l&#8217;ultimo rivolo di dentifricio dal tubetto spremuto ma come il ciclico zampillo di una fontana di piazza.<br />
Quello zampillo che <em>Giudizio Universale</em> tornerà ad essere.</p></blockquote>
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