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	<title>Remo Bassetti &#187; Letteratura</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Il diluvio asciutto</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 08:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Pubblicata su Le Monde (29/12/09), questa foto di Nir Elias per Reuters è stata scattata nella provincia di Henan, in Cina. Raffigura una scena quotidiana, quasi banale, ma sembra allo stesso tempo prefigurare l’apocalittico waterless flood raccontato nel romanzo della Atwood (vedi il post di ieri).
E’ proprio la barchetta su cui si trovano, arenata su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2011" title="Diluvio asciutto" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2010/01/Diluvio-asciutto.png" alt="Diluvio asciutto" width="443" height="259" /></p>
<p>Pubblicata su Le Monde (29/12/09), <strong>questa foto di Nir Elias per Reuters</strong> è stata scattata nella provincia di Henan, in Cina. Raffigura una scena quotidiana, quasi banale, ma sembra allo stesso tempo prefigurare l’apocalittico <em>waterless flood</em> raccontato nel romanzo della Atwood (vedi il <a href="http://www.remobassetti.com/Blog/2010/01/12/il-libro-verde/">post di ieri</a>).<br />
E’ proprio la barchetta su cui si trovano, arenata su quello che una volta forse era un fiume, a suggerire l’idea di un “diluvio alla rovescia”. Eppure le due bambine non sembrano avere paura: anzi sorridono, guardando qualcosa davanti a loro che noi non vediamo.<br />
Il raccapriccio in questa foto è tutto nostro, che possiamo soltanto contemplare la desolazione del presente (il fiume trasformato in deserto) ma non abbiamo nessuna idea del domani.</p>
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		<title>Il libro verde</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 18:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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Nel 2005, il critico letterario Robert Macfarlane paragonava il diverso impatto sulla letteratura che hanno avuto le due principali minacce apocalittiche dei nostri tempi: quella nucleare e quella climatica. Se il primo tema ha infatti ispirato decine e decine di opere durante la guerra fredda &#8211; tanto da costituire quasi un genere a sé stante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Atwood" src="http://www.yearoftheflood.com/images/US_Book_Cover.jpg" alt="" width="171" height="259" /></p>
<p>Nel 2005, il critico letterario Robert Macfarlane paragonava il diverso impatto sulla letteratura che hanno avuto le due principali minacce apocalittiche dei nostri tempi: quella nucleare e quella climatica. Se il primo tema ha infatti ispirato decine e decine di opere durante la guerra fredda &#8211; tanto da costituire quasi un genere a sé stante &#8211; il riscaldamento globale, almeno cinque anni fa, non sembrava essere di alcun interesse per gli scrittori.<br />
La letteratura “verde” stentava anche per la natura stessa della catastrofe ecologica: che preparandosi lentamente, e in modo quasi invisibile, è assai più difficile da immaginare (manca il fascino simbolico del “bottone rosso”, scorciatoia di facile e sicuro effetto). Recentemente però lo stesso Macfarlane, intervistato dal <em><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/dicembre/09/McEwan_McCarthy_Atwood_romanzi_verdi_co_8_091209016.shtml">Corriere della Sera</a></em> (9 dicembre 2009) ha affermato che oggi la situazione è diversa, che “la letteratura del cambiamento climatico esiste e sta trovando una sua strada”. Mentre i cinema si riempivano alla proiezione di <em>2012</em> (un kolossal talmente pieno di forzature da sfiorare il ridicolo), è soprattutto la proliferazione dei romanzi sull’argomento a testimoniare come questo problema sia entrato nel profondo della nostra civiltà.<br />
Molti di questi titoli non sono ancora usciti in Italia, come <em>The Year Of The Floo</em>d di Margaret Atwood: dove l’apocalisse consiste in una sorta di nuovo diluvio universale, ma stavolta “asciutto”; e porta con sé anche una nuova religione, quella dei Giardinieri. Perché le religioni riguardano Dio, ma sono un prodotto dell’uomo, delle sue paure e della sua coscienza.</p>
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		<title>Il valore della famiglia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 15:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giudizio Universale (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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Immaginiamo che non solo si ottenga di far parlare un cane, ma che pure lo si convinca a intrattenerci su questioni astratte. Il cane in questione, tuttavia, per quanto possa vantare una lunga esperienza di cucce, scodinzolate, croccantini e pisciate nel parco, difficilmente riuscirà a spiccicare parola se gli chiederemo: che cos’è la democrazia? E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="il patto dei labrador" src="http://16.media.tumblr.com/tumblr_ksu4m11kej1qz4gnpo1_250.jpg" alt="" width="250" height="394" /></p>
<p>Immaginiamo che non solo si ottenga di far parlare un cane, ma che pure lo si convinca a intrattenerci su questioni astratte. Il cane in questione, tuttavia, per quanto possa vantare una lunga esperienza di cucce, scodinzolate, croccantini e pisciate nel parco, difficilmente riuscirà a spiccicare parola se gli chiederemo: che cos’è la democrazia? E altrettanto, ahimé, di fronte alla domanda: cos’è lo Stato? Oppure: cosa mi dici della fisica quantistica? Ignaro per lo più delle costruzioni culturali dell’uomo, che a lui rimangono celate, il cane potrebbe tuttavia tenere una piccola conferenza se così lo interrogassimo su cos’è la famiglia.</p>
<p>Nel nesso misterioso che separa il nucleo domestico dal resto del mondo, nelle relazioni che legano tra loro i membri della famiglia, il cane ha modo di percepire qualcosa che non è materiale e fisicamente evidente, e in qualche modo gestisce la conoscenza di un’invisibile istituzione. Si potrà eccepire che l’animale si limita ad applicare le categorie concettuali canine (che propriamente concettuali non sono), riversandole per equivoco sulla rete affettiva del padrone. Per lui, insomma, la famiglia non è altro che il branco, e quelli che animano la casa condividono con lui (il cane) il territorio. Ma se uno dei figli cambia casa, e dunque branco e territorio, al cane non ne deriva alcuna confusione: il ruolo familiare permane.</p>
<p>Chissà se Matt Haig aveva in testa considerazioni simili quando ha pensato, non solo di elevare un labrador a protagonista e io narrante di un romanzo, ma di incentrare la storia sulla funzione di protettori della famiglia che i labrador hanno deciso di assumere con tanto di patto fondativo, di cui il volume riporta alcuni estratti. I labrador, e il protagonista Prince in particolare, sono convinti che qualsiasi tipo di crisi incombente sulla famiglia sia frutto di una negligenza canina, e diventano così una felice metafora del patetismo di quanti (umani) si illudono di poter governare situazioni più grandi di loro. Al tempo stesso, gli sforzi generosi di Prince mettono in luce l’inadeguatezza di chi davvero dovrebbe occuparsi di evitare la disgregazione della famiglia, assumendosi delle responsabilità.</p>
<p><strong>Il Patto dei Labrador</strong>, anche se pubblicato dopo in Italia, è stato scritto prima del geniale e commovente <em>Il club dei padri estinti</em>, e si vede. La trama si sviluppa con troppe ingenuità e il tentativo di provare a chiudere quasi ogni capitolo con l’annuncio di un imminente colpo di scena o con lo scivolamento in enfasi stucchevoli è scolastico sino al didascalismo, ma c’è già una grazia tutta particolare nel far ridere e intenerire, anche a tre righe di distanza. Il finale, com’è ovvio, è una bestialità. Ma non per dire che è brutto, tutt’altro. E nemmeno per sottolineare che c’è di mezzo un cane. E’ che, al solito, gli esseri umani commettono un errore terribile.</p>
<p>(da <a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/libri/cani-ciechi">giudiziouniversale.it</a>)</p>
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		<title>Collodi e i pendolari</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1856, il Granducato di Toscana stava procedendo con grande rapidità ad avviare la rete ferroviaria della regione. E per lanciare la nuova linea Firenze-Livorno, venne commissionata una guida da viaggio all&#8217;allora semisconosciuto Carlo Lorenzini &#8211; che già da un po&#8217; di tempo aveva iniziato a firmarsi &#8220;Collodi&#8221;. Ne venne fuori un ibrido, un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1856, il Granducato di Toscana stava procedendo con grande rapidità ad avviare la rete ferroviaria della regione. E per lanciare la nuova linea Firenze-Livorno, venne commissionata una guida da viaggio all&#8217;allora semisconosciuto Carlo Lorenzini &#8211; che già da un po&#8217; di tempo aveva iniziato a firmarsi &#8220;Collodi&#8221;. Ne venne fuori un ibrido, un po&#8217; informativo e un po&#8217; romanzesco, intitolato appunto &#8220;<strong>Un Romanzo In Vapore &#8211; da Firenze a Livorno&#8221;</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="collodi - un romanzo in vapore" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/002/9788874240029g.jpg" alt="" width="200" height="359" /></p>
<p>Ed oltre a farci pensare che le ferrovie dell&#8217;Ottocento gestissero la comunicazione (e forse non solo quella) assai meglio delle attuali, questo libricino di 200 pagine offre spunti di ogni tipo: il pretesto del viaggio viene infatti utilizzato dall&#8217;autore per tratteggiare una galleria di tipi umani, arci-italiani, e diciamo pure vere e proprie macchiette, che potrebbero &#8211; con poche varianti &#8211; essere validissimi anche oggi. I vagoni del treno sono lo sfondo alle chiacchiere di questi personaggi, trattati senza pietà da Collodi a beneficio del nostro divertimento: e tramite le loro chiacchiere, il lettore viene anche introdotto alle varie specificità dei paesi che si incontrano lungo il viaggio.<br />
L&#8217;ironia ha anche altri bersagli: per esempio quella contro il capitalismo, e la filosofia moderna de &#8220;il tempo è denaro&#8221;, compare a piene mani fin dalle prime pagine del libro. Ma molto più raffinata, e metaletteraria, è la presa in giro dei generi letterari in voga all&#8217;epoca &#8211; come il romanzo sociale, e quello d&#8217;appendice &#8211; dai quali l&#8217;autore prende in prestito i medesimi elementi costruttivi ed artifici, rendendoli espliciti e mettendoli dunque in ridicolo.<br />
In questo senso, il &#8220;Romanzo in Vapore&#8221; si inserisce perfettamente sulla scia del Collodi giornalista polemico e smascheratore di stereotipi; e al tempo stesso costituisce l&#8217;esordio narrativo del futuro autore di Pinocchio.E&#8217; dunque nello stesso tempo guida &#8220;turistica&#8221;, con le descrizioni, la storia, gli aneddoti riguardanti i luoghi toscani; una documentazione di come funzionavano i trasporti nell&#8217;Italia pre-unitaria; ed un esempio di brillante satira sociale e intellettuale.<br />
La lettura impiega circa tre ore: all&#8217;epoca, era esattamente il tempo che occorreva da Firenze a Livorno. Invece i pendolari che volessero utilizzarlo oggi per accompagnare il medesimo tragitto, dovrebbero esaurirlo nel giro di un&#8217;andata e ritorno: se lo finite prima significa che avete letto troppo in fretta. O più probabilmente, che il treno è in ritardo.</p>
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		<title>Alda Merini</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giudizio Universale (estratti)]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio d&#8217;anni fa aveva scritto una recensione per Giudizio Universale (n.29, dicembre 2007/gennaio 2008).
Ad essere giudicata era la domanda &#8220;Se rinasco?&#8221;, che veniva presa come spunto per una serie di riflessioni più ampie:
La domanda se rinasco? E&#8217; una domanda strana. E poiché non credo alla resurrezione, e sono sempre stata una donna felice, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio d&#8217;anni fa aveva scritto una recensione per Giudizio Universale (n.29, dicembre 2007/gennaio 2008).</p>
<p>Ad essere giudicata era la domanda &#8220;Se rinasco?&#8221;, che veniva presa come spunto per una serie di riflessioni più ampie:</p>
<blockquote><p>La domanda <em>se rinasco? </em>E&#8217; una domanda strana. E poiché non credo alla resurrezione, e sono sempre stata una donna felice, non saprei cosa rispondere. Io rifarei tutto il mio percorso storico, ma mi fermo a volte su un problema che non ho mai risolto: che cos&#8217;è il male? E non parlo solo del male fisico, ma soprattutto del male morale. Il manicomio creava malesseri <em>infernali</em>, ma Basaglia, con la legge 180, non intendeva sguinzagliare i malati per le strade e farne una specie di carneficina: voleva strutture complete, dove l&#8217;ospedale psichiatrico fosse anche associato alla felicità del malato. Invece ci si è trovati di fronte a una strana inflorescenza: i medici bravacci, i soccorritori improvvisati, aggiunti a gente incompetente. Io mi meraviglio del fatto che in una società così avanti, la malattia mentale sia guardata con sospetto e i malati siano visti come degli invasati o degli indemoniati. Siamo tornati al medioevo. La religione non ci aiuta più. E soprattutto nei manicomi il malato era considerato un oggetto senz&#8217;anima, uno schiavo ingiustamente punito.<br />
L&#8217;anima è un concetto astratto. Nessuno ha mai visto l&#8217;anima mentre è più facile vedere un bel corpo o un corpo deforme. L&#8217;apparenza non è uguale al pensiero, pensiamo a Leopardi, pensiamo a tanti altri geni che non avevano la fortuna di essere delle veline. Però, insomma, mentre una volta si studiava senza vedere l&#8217;autore, oggi l&#8217;autore va visto a tutti i costi, come un bel paesaggio, e non si tiene conto del fatto che l&#8217;autore per creare ha bisogno della solitudine: io dico che in manicomio questa solitudine l&#8217;ho trovata.<br />
Un&#8217;infanzia difficile non fa presagire un buon successo nella vita. Però i bambini del mio tempo erano furbi e caparbi, e avevano scoperto che l&#8217;obbedienza è la prima regola della disobbedienza: quindi inventavano evasioni a margine di una buona condotta.<br />
Si sa che quanto si dice del bambino è un po&#8217; una favola. C&#8217;è in quel bambino l&#8217;uomo in nuce, il principio dell&#8217;uomo che sarà cattivo o meno a seconda dell&#8217;educazione e delle sue inclinazioni. Questa scoperta del bambino dovrebbe essere fatta dalle madri per agevolare le inclinazioni dei loro figli. E&#8217; una cosa che raramente le madri sanno fare, volendo impartire al figlio quelle lezioni di moralità che li renderà felici. Immorale è la conquista della felicità non pagata. Oggi i figli hanno tutto pronto in casa. E perciò va in giro una grande catena di squilibrati e malcontenti. Tenuto conto che l&#8217;uomo, come dice San Francesco, è fatto di terra come un soffio d&#8217;anima, si può parlare anche di morte per l&#8217;uomo che si crede eterno. In manicomio tutto questo l&#8217;ho vissuto ogni giorno potevamo morire, ma ogni giorno si risorgeva e questo miracolo quotidiano in me è diventata poesia, obbedienza fisica e morale. Un grande ringraziamento a Dio che mi ha dato la fortuna di vedere il mondo. Nella vita non c&#8217;è niente da capire.</p></blockquote>
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		<title>Uccidiamo Mazzarini</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;onorevole Guido Mazzarini era il personaggio più ricco, e più odiato, di Costanova. Era riuscito a farsi eleggere grazie ad un suffragio ben pagato in alcuni collegi, ma i suoi compaesani non accettavano questo risultato.
C&#8217;era pure chi invocava pubblicamente il suo omicidio. Fra i più chiassosi v&#8217;era Leopoldo Paroni, presidente del locale Circolo Repubblicano. Paroni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">L&#8217;onorevole Guido Mazzarini era il personaggio più ricco, e più odiato, di Costanova. Era riuscito a farsi eleggere grazie ad un suffragio ben pagato in alcuni collegi, ma i suoi compaesani non accettavano questo risultato.</p>
<p>C&#8217;era pure chi invocava pubblicamente il suo omicidio. Fra i più chiassosi v&#8217;era Leopoldo Paroni, presidente del locale Circolo Repubblicano. Paroni pensava che ad ammazzarlo dovesse pensarci qualche malato terminale, che non avesse nulla da perdere. &#8220;Quando uno non sa più che farsi della propria vita, perdio, se non fa così è un imbecille!&#8221;.</p>
<p>E &#8220;imbecille!&#8221; era andato urlando quella sera, fra una ventina d&#8217;altri energumeni che affollavano il caffè, alla memoria di Lulù Pulino: un pover&#8217;uomo che aveva osato uccidersi senza prima ammazzare il Mazzarini. &#8220;Sì, sì, lo dico e lo sostengo: imbecille! Gliel&#8217;avrei pagato io il viaggio!&#8221;, continuava ad argomentare furioso.</p>
<p>Fra i presenti c&#8217;era un altro malato terminale, che stava pure lui per mettere fine alla propria vita.<br />
Prima però voleva compiere un&#8217;ultima azione. Seguì Paroni sulla strada di casa, lo aspettò davanti alla porta, entrò insieme a lui. Aveva una rivoltella nel pastrano, e la tirò fuori. &#8220;Ho visto Mazzarini, a Roma&#8221; disse truce. &#8220;Mi ha detto: non fare l&#8217;imbecille. Prima di ucciderti, corri a Costanova e ammazzami Leopoldo Paroni&#8221;.</p>
<p>Paroni tentò d&#8217;insorgere: &#8220;Ma c&#8217;è differenza, perdio! Io non sono Mazzarini!&#8221;. Ma che differenza poteva fare agli occhi di un malato terminale, cui ormai non importava di nulla e di nessuno? &#8220;Quando uno non sa più che farsi della propria vita&#8230;&#8221; l&#8217;aveva detto lui, no?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1880" title="imbecille" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/10/imbecille.jpg" alt="imbecille" width="234" height="340" /></p>
<p style="text-align: left;">Questa la trama del perfido racconto <strong>&#8220;L&#8217;imbecille&#8221; di Luigi Pirandello</strong> (pubblicato nel 1912) dove la tentazione di uccidere il politico di turno viene rivolta contro chi la predicava.<br />
E alla fine restiamo a chiederci: chi è il vero imbecille, in questo gioco al massacro?<br />
Il racconto si può leggere per intero <a href="http://www.classicitaliani.it/pirandel/novelle/03_035.htm">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I piccoli testimonial</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 15:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel libro Cuore, Edmondo De Amicis narrava la storia di un bambino destinata a commuovere tutti: e attraverso la commozione, a cementare il sentimento di unità nazionale.
Il bambino è infatti l&#8217;immagine archetipica della purezza e dell&#8217;innocenza; e come tale, suo malgrado, è un testimonial perfetto per la retorica di patria e in generale la propaganda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1804" title="vedetta" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/09/vedetta.jpg" alt="vedetta" width="181" height="350" /></p>
<p>Nel libro Cuore, Edmondo De Amicis narrava la storia di un bambino destinata a commuovere tutti: e attraverso la commozione, a cementare il sentimento di unità nazionale.<br />
Il bambino è infatti l&#8217;immagine archetipica della purezza e dell&#8217;innocenza; e come tale, suo malgrado, è un testimonial perfetto per la retorica di patria e in generale la propaganda politica.<br />
Tanto più lo diventa in guerra, quando non c&#8217;è spazio per i ragionamenti e le sfumature; ma solo per il sentimento di appartenenza che separa <em>noi</em> dai cattivi, gli incivili, gli animali.<br />
La comunità, attraverso i mezzi di comunicazione, ritrova allora proprio nel bambino-testimonial (vittima incolpevole, e come potrebbe essere altrimenti, della cieca violenza nemica) la propria purezza e l&#8217;innocenza che credeva perdute. Peccato che così il bambino diventi vittima due volte: prima della violenza nemica, e poi della celebrazione amica.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ogni Scarpa diventa scarpone</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 11:42:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendiamo il  giornale di ieri, Non è che manchino argomenti di cui parlare.  La RU 486, l’offensiva della Lega ai simboli nazionali, operai che  salgono sulle gru per protestare contro il licenziamento, un detenuto  risarcito perché ha vissuto in condizioni inumane. Pane per gli intellettuali,  insomma. Cari scrittori, torna l’ora della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendiamo il  giornale di ieri, Non è che manchino argomenti di cui parlare.  La RU 486, l’offensiva della Lega ai simboli nazionali, operai che  salgono sulle gru per protestare contro il licenziamento, un detenuto  risarcito perché ha vissuto in condizioni inumane. Pane per gli intellettuali,  insomma. Cari scrittori, torna l’ora della militanza. E invece di  cosa si occupa il fresco vincitore dello Strega Tiziano Scarpa, nella  sua intervista a Vanity Fair? Di sparare a zero sul secondo di quel  premio, Antonio Scurati. Una paginetta fitta e intera dedicata solo  a quest’argomento. Che al limite, nonostante l’ineleganza, ci potrebbe  pure stare, se gli intellettuali fossero quelli di una volta, che si  aggredivano verbalmente per questioni ideologiche: ma insomma si può  andare avanti col marxismo? Ma quello lì non l’ha capito che è finita  l’epoca del neorealismo? E quell’altro, non è troppo fedele ai  dogmi dello strutturalismo? Vanamente si cercherebbe un rigo del genere  nell’intervista di Scarpa, che si limita, nella sostanza, a censurare  che Scurati è un fetentone, che voleva vincere questo premio a tutti  i costi. Anzi, Scarpa, esordisce così: “Ho capito che lo Strega non  è una questione di copie che vendi in più, è una questione di potere”.  Ora: se uno ragiona da ingenuo, non dovrebbe pensare che lo Strega è  una questione di copie, bensì di qualità letteraria; se ragiona da  furbo, dovrebbe sapere che le copie in Italia si vendono prima di tutto  grazie al potere dell’editore. E’ imbarazzante provare a cercare  una terza via per il nostro Scarpa. Che, peraltro, scrive per Einaudi,  non proprio l’ultimo arrivato né un editore abituato a disimpegnarsi  nei premi letterari: ciò che, forse per l’ebbrezza della vittoria,  sembra diventato l’unico orizzonte culturale di Scarpa. Come ha fatto  a vincere? Facile, c’erano “voti non controllabili”. E l’accusa  di plagio, rispetto a un racconto di Anna Banti? Per forza, spiega.  L’ha scritto Cappelletto, che scrive sulla Stampa, guarda caso il  giornale dove scrive Scurati. Ci manca il riferimento ai soliti comunisti  e siamo alla quadratura del cerchio. A inizio carriera lo ricordavo  diverso, Ma, lo dice anche il detto popolare, ogni scarpa diventa scarpone. </p>
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		<title>La rassegna culturale / 2</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 12:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[- In questi giorni un po’ tutti hanno celebrato il quarantennio dello sbarco sulla Luna. Sul NYT di ieri invece, William Safire rievoca l’incontro avvenuto esattamente 50 anni fa tra Nixon e Khrushchev davanti ad una “tipica cucina americana” esibita in un’esposizione a Mosca. Secondo Safire, fu uno dei momenti di confronto più importanti avvenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- In questi giorni un po’ tutti hanno celebrato il quarantennio dello sbarco sulla Luna. Sul <a href="http://www.nytimes.com/2009/07/24/opinion/24safire.html?_r=1&amp;partner=rss&amp;emc=rss">NYT di ieri</a> invece, William Safire rievoca l’incontro avvenuto esattamente 50 anni fa tra Nixon e Khrushchev davanti ad una “tipica cucina americana” esibita in un’esposizione a Mosca. Secondo Safire, fu uno dei momenti di confronto più importanti avvenuti durante la guerra fredda: perché quella cucina così tecnologicamente superiore irritò assai il capo dell’Urss, e ne nacque un vivace scambio di battute con l’allora vicepresidente americano.</p>
<p>- Dove sta il confine tra l’omaggio e il plagio? Oggi Loredana Lipperini <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/07/24/lombra-di-miyazaki/">riassume su Repubblica </a>il caso Ferrario/Miyazaki. Si tratta di un fumetto fantasy italiano (tratto da “Le Cronache del Mondo Emerso” di Licia Troisi) nel quale il disegno di alcuni personaggi mostrerebbe fin troppe somiglianze con quelli del grande autore giapponese Hayao Miyazaki. La vicenda sta facendo discutere anche perché, in seguito alle segnalazioni arrivate dal web, l’editore Panini Comics ha deciso di bloccare la pubblicazione del prossimo numero: e il disegnatore Giuseppe Ferrario rischia conseguenze legali.</p>
<p>- Non dovrebbe essere un plagio invece il secondo romanzo di Nick Cave, <a href="http://www.thedeathofbunnymunro.com/">&#8220;The Death Of Bunny Munro&#8221;</a>, che uscirà a settembre in 31 paesi tra cui l’Italia. Nel frattempo, su <a href="http://thequietus.com/articles/02248-the-death-of-bunny-munro-an-extract-from-nick-cave-s-latest-novel">The Quietus</a> si può leggere il primo capitolo.</p>
<p>- Il Guardian intanto cerca di mettere a contatto generazioni diverse, con la sua <a href="http://www.guardian.co.uk/music/2009/jul/24/muse-chopin-classical-music-guide">“Guida alla musica classica per il ragazzino indie”</a>. E partendo dal fatto che il nuovo album dei Muse contiene al suo interno un frammento del “Notturno in Mi bemolle maggiore” di Chopin, suggerisce di muoversi per analogie. Ad esempio: “Se vi piacciono Roy Orbison e Terence Trent d’Arby, provate i Lieder di Schubert e Schumann. Se vi piacciono i Kraftwerk, provate Steve Reich”. E così via.</p>
<p>- Infine <a href="http://www.brokendimanche.eu/kakofonie">qui</a> si può leggere in pdf una nuova rivista culturale, “The Kakofonie”, diretta da <a href="http://johnholten.blogspot.com/">John Holten</a>. E’ una pubblicazione multilingue con articoli che compaiono così come li ha scritti l’autore, senza traduzione (“Non ci interessa la lingua”, spiega l’editoriale). L’impatto è appunto cacofonico, ma comunque stimolante.</p>
<p>(Per alcune delle segnalazioni, grazie a <a href="http://www.3ammagazine.com/3am/the-missing-links-119/">3:AM Magazine</a>)</p>
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		<title>Il notaio e la morte</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 10:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Notai]]></category>

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		<description><![CDATA[“Abbiamo detto buongiorno  signor notaio, e preso posto, tutti e quattro su poltrone un po’ logore.  Sul cuoio verde della scrivania ci aspettava l’atto. E il notaio,  con aria bonaria, ha incominciato a darcene lettura: L’anno duemilacinque (…) C’è stato un momento in cui tutto ha preso a vorticare nella mia testa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Abbiamo detto buongiorno  signor notaio, e preso posto, tutti e quattro su poltrone un po’ logore.  Sul cuoio verde della scrivania ci aspettava l’atto. E il notaio,  con aria bonaria, ha incominciato a darcene lettura: L’anno duemilacinque (…) C’è stato un momento in cui tutto ha preso a vorticare nella mia testa. Quando ci ripenso mi rendo conto che doveva essere inevitabile  L’uomo parlava del “sopravvissuto dei donanti” e del “decesso  del premoriente”. Di tanto in tanto s’interrompeva e avevo l’impressione  che ci guardasse in modo particolare, me e mia sorella, per verificare  di non andare troppo in fretta. In quei silenzi tutto era teso verso  un unico punto d’arrivo, evocato di continuo: il momento in cui si  sarebbero “riconciliati l’usufrutto e la nuda proprietà”. Ho  capito che voleva dire: il giorno in cui i vostri genitori saranno entrambi  morti. Ma perché si affannava a costruire formule lambiccate intorno  a una cosa così semplice e terrificante? E perché bisognava che “il  godimento”, mio e di mia sorella, cominciasse proprio “a partire  da quel giorno”? (…) Certe persone si vedono sfilare davanti l’intera  esistenza all’approssimarsi della morte. Altre nello studio di un  analista. Nel mio caso, di colpo, è stato nello studio di un notaio  che ho creduto di capire tutto. Alla luce di ciò che lui chiamava “le  cessioni e gli spossessamenti necessari” per diventare “nuda proprietaria”.</p></blockquote>
<p><strong>Si tratta di pagine poste  all’inizio del romanzo “La donazione”</strong>, esordio narrativo della  giornalista di <em>Le Monde</em> <strong>Florence Noiville</strong>, pubblicato in Italia qualche  mese fa da Rizzoli. Un libro elegante, poetico, un’opera tra le più  riuscite nel ripercorrere con la memoria un delicatissimo rapporto tra  madre e figlia.<br />
Quello che qui m’interessa,  da notaio, è la parte che ho riportato. Ricordo che una volta, a un  nostro congresso professionale che era stato chiamato a moderare, Enrico  Deaglio disse, più o meno: “Di voi mi colpisce che viaggiate vicino alla morte delle persone”, e lo disse con un sottinteso elogiativo,  come se ciò comportasse un necessario sforzo di sensibilità che travalicava  la padronanza delle nozioni. Il notaio che disegna la Noiville sembra  invece arido, quasi ignaro del carico umano che si cela dietro formule  asettiche, o al massimo sornionamente impegnato a celarlo. La Noiville  è molto brava a mostrare lo stridore tra la pietas che la morte dei genitori evoca e l’astrazione economicistica con cui la norma giuridica  la descrive. Ma la verità, non di rado, è assai più amara. Fa impressione a noi notai la crudezza con cui le persone che abbiamo davanti regolamentano freddamente la morte futura dei loro “cari”. E quelle “cessioni” e “nude proprietà”, persino loro, ci sembrano un piccolo plaid di lana, da sistemare sulle gambe per contenere quel gelo.</p>
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