La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010








Contro il target,
Bollati boringhieri 2008



Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008




Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento





Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003




Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento





Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999




Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento



Il Fermacarte
July 16th, 2009


Non so se esistano, in rete o altrove, rassegne stampa di argomento appunto culturale (anzi, sarei molto grato a chi me ne segnalasse). Di certo è già difficile stabilire i confini di ciò che possiamo definire “cultura” da quello che non lo è: e in fondo dipende dal modo in cui ci si occupa di qualcosa, più che dall’argomento stesso.
Con questo in mente provo a raccogliere in modo sparso un po’ di cose, che valgono comunque la lettura…

- Ma dobbiamo cominciare da lui, sempre lui. Perché sul nuovo numero della London Review Of Books compare un pezzo (richiamato anche in copertina) dal titolo “Berlusconi in Teheran”, dove si traccia un provocatorio accostamento fra il regime iraniano e quello italiano. Lo dicono loro eh, non io.

- PublishingPerspectives analizza il mercato dei libri usati, che a quanto pare sta beneficiando della crisi economica.

- Dazed & Confused racconta le serate della Book Club Boutique a Soho, dove alla performance letteraria si affianca il consumo di alcolici (che immagino aiuti a sopportare meglio gli inevitabili momenti di noia).

- LoScorfano, dopo il tanto discusso aumento delle bocciature quest’anno, stronca il ministro dell’Istruzione Gelmini: “Un mix assolutamente attraente e irresistibile di banalità e falsi tecnicismi, di luoghi comuni e stereotipi; insomma il cocktail perfetto per colpire al cuore l’opinione pubblica (se c’è un cuore, sia chiaro) e quindi anche quello di mia madre”.

- Sul VillageVoice, Greg Tate riflette sul ruolo di Michael Jackson nella cultura nera americana: che oggi mancherebbe non tanto di talento o ambizione, quanto “della inconfondibile presenza di un qualche tipo di genio spirituale: il senso di qualcosa altro da o perfino più che umano stia parlando attraverso un involucro umano, non importa quanto fragile, è incaricato di rappresentare il divino, il magico, il soprannaturale, l’ancestrale. Potete ancora sentirlo quando andate ad ascoltare Sonny Rollins, Ornette Coleman, Aretha Franklin, o Cecil Taylor, o quando leggete Toni Morrison – orisha viventi che portano avanti una tradizione”.

- Sempre in tema musicale. Borguez, reduce da un viaggio nei Balcani, parla dell’orgoglio e monumento nazionale bosniaco Safet Isović: “figura trasversale d’appartenenza e cantore di una tradizione che lo ha preceduto e che sopravviverà alla sua scomparsa”.

- Il New Scientist intanto sostiene che le tendenze artistiche sono collegate al gene della schizofrenia. Dottore, è grave?

- Infine Internazionale parla di Fancy Fast Food, una “Guida pratica all’alta cucina falsa”: ovvero, a “come invitare gli amici a cena e fare una figurona con un Big Mac”. Diseducativo!



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Il Fermacarte
July 14th, 2009


La narrativa young adult è quella che si rivolge al pubblico degli adolescenti, mettendo un loro rappresentante generazionale al centro di un romanzo, e chiamandolo ad affrontare storie di amore, sesso e morte. Nata in tempi abbastanza lontani, tanto che come esempio si prende a capostipite il Giovane Holden, questa forma letteraria ha mano a mano sviluppato caratteristiche che l’hanno distanziata da quelle origini: la sua sintassi parlata, la semplicità dei contenuti, lo schema fantasy, l’assenza di ogni ambiguità nel messaggio. La stessa trama del romanzo di formazione si è trasformata in una supplenza degli adulti assenti o incapaci, piuttosto che in un percorso di apprendimento interno alle tipiche dinamiche adolescenziali. In definitiva la YA ha cominciato a rivolgersi a coloro che non sono lettori abituali, e ha preso a produrre per loro una forma di evasione, anche ideologica, dal faticoso mondo reale, espungendone le contraddizioni nel manicheismo, e tendendo a riprodurre la limitata visione del mondo che i giovani lettori già possiedono. Benché, come sempre, non manchino delle eccezioni, sovente dietro il libro c’è un attento lavoro di artigianato collettivo piuttosto che l’estro visionario di uno scrittore di talento.
La sostanziale povertà dell’offerta ripropone l’antico quesito: è meglio questo piuttosto che non leggere o alla fine si tratta di scorciatoie che allontanano, in prospettiva, da letture a più elevato contenuto pedagogico, e dallo sviluppo del senso critico che ne consegue?

Del tema YA si parla dettagliatamente oggi sul blog di Loredana Lipperini.



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Il Fermacarte
June 10th, 2009


“Quando infine mi fermai, constatai di essere in un misero vicoletto. Dovevo essere uscito dalla zona turistica, perché lì attorno non c’era più nessuna libreria antiquaria, ma solo squallide catapecchie da cui provenivano gli odori più sgradevoli. Negli androni si aggiravano figuri infagottati, uno dei quali, mentre passavo, mi sibilò: “Ehi, ti serve una stroncatura?”
Porca la miseria, ero capitato nel Vicolo Velenoso. Quello non era una delle attrattive di Librandia, ma uno di quei luoghi da cui bisognava rigorosamente tenersi alla larga se si aveva anche una sola scintilla di onestà in corpo. Vicolo Velenoso, la strada malfamata dei critici prezzolati. Qui viveva la vera feccia di Librandia: presunti esegeti letterari disposti a scrivere a pagamento devastanti stroncature. Vi si potevano assumere quegli spargiveleno e aizzarli contro i colleghi scrittori antipatici: a patto ovviamente di degradarsi a simili espedienti e di essere senza scrupoli. E quelli allora perseguitavano le loro vittime fino a rovinarne completamente il nome e la carriera. “Cerchi una stroncatura totale?” bisbigliò il pennivendolo. “Lavoro per tutti i più grandi giornali”.

(more…)



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Il Fermacarte
May 25th, 2009


fermareattila

Dalla recensione di Riccardo Chiaberge su “Fermare Attila” di Luca Canali (Bompiani):

[...] Attila siamo noi italiani, europei e occidentali che stiamo buttando a mare la tradizione classica, unico antidoto all’avanzata della barbarie. C’è ovviamente, in questo appello, molta della passione di chi ha fatto delle lettere antiche la propria ragione di vita. Ma i mali che denuncia Canali fin dalle prime righe sono difficili da negare: «il mercato cinico e selvaggio; la pubblicità urlata; la televisione frenetica, violenta e gesticolante; la dismisura dei consumi; le menzogne propagandistiche e i luoghi comuni della politica». Insomma, «una generalizzata e massiccia caduta di stile che sta coinvolgendo l’intera nazione». Contro questa barbarie dilagante l’idea di «mettere in salvo e divulgare testi classici e sfondi storico-culturali che rischiano di essere accantonati nelle scuole e nelle università» non sarà un’arma risolutiva, ma va presa sul serio.

Leggi la recensione sul blog di Riccardo Chiaberge

Leggi la recensione su Il Giornale di ieri



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Appuntamenti
May 13th, 2009


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Segnalo due appuntamenti. Domani alla Fiera del Libro, “Comprar casa – Proposte degli editori”: con Roberto Barone, Gian Vittorio Cafagno, Antonio Longo, Roberto Martino, Paolo Piccoli, Donatella Quartuccio. Coordina il sottoscritto. A cura del Consiglio Nazionale del Notariato, sresso la Sala Avorio (ore 14,30).

Stasera invece, alle 21, presento Stanno Uccidendo i Notai a Cuggiono (vicino a Milano). Organizza l’Associazione Culturale Equi-Libri presso “Le Radici e le Ali”, via San Rocco 48.

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Il Fermacarte
April 27th, 2009


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Ieri, nel quadro della bella rassegna torinese “Biennale della democrazia”, ho assistito al Teatro Gobetti a un interessante dibattito dal titolo molto diretto, Democrazia: cosa può fare lo scrittore? Tra quelli che hanno parlato, rigorosamente in tema si è tenuto Antonio Scurati dicendo cose, come sempre, intelligenti ma anche un tantino impressionanti. Estraendo alcuni dei contenuti, secondo Scurati la letteratura è, per sua natura, una pratica democratica, “si provvede” come tale, si fornisce come modello, posta la varietà di condizioni umane cui attinge le sue fantasia. Per lo scrittore il discorso è più complicato, specie oggi. Dato che la politica è diventata, nella migliore delle ipotesi, lo spazio in cui si fronteggiano due retoriche concorrenti, lo scrittore, per rimanere nell’alveo della vera letteratura, non deve piegarsi ai medesimi registri retorici. Va da sé che, all’inverso, seguire l’attualità, per esempio la cronaca nera, con quei medesimi registri è un’attività mistificatoria, dal punto di vista etico-estetico che deve improntare la letteratura. D’altronde, ha ammesso Scurati, se lo scrittore vuole ancora esprimere una qualche forma di militanza, se vuole incidere sul reale, e quindi anche sulla politica, non può che accedere al pubblico sociale con quegli stessi moduli stilistico-espressivi che il pubblico riconosce. Solo che deve avere cura di deviare, di scartare al momento giusto. Con il rischio del risucchio che questo comporta. (more…)



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Il Fermacarte
April 24th, 2009


vollmann

Il volume “Come un’onda che sale e che scende” di William T. Vollman, pubblicato in Italia da un paio d’anni, è un libro che ha per tema la violenza e una struttura assolutamente insolita, fantasiosa, astratta, in certi momenti francamente sfibrante. Alcune parti meritano però di essere incorniciate. Personalmente trovo profonda ed educativa questa sinteticissima riflessione sulla legittimità della pena. (more…)



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Il Fermacarte
April 13th, 2009


Il blog dello Scorfano scova e commenta un passo dal libro di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, dove si definisce così la mutazione antropologica nell’Italia berlusconiana:

Se in un passato remoto il potere si era fondato sull’arcano, ormai si rifondava sull’osceno. Da parecchi anni l’istituto cattolico della confessione era chiaramente diventato un metodo di governo: finite le ideologie, con la complicità diretta o indiretta dei media, ora i politici di ogni schieramento rinnegavano disinvoltamente il proprio passato, abiuravano i propri errori, ostentavano i propri vizi, dichiaravano le proprie peggiori intenzioni, ricevendo da un’opinione pubblica assuefatta una generosa assoluzione plenaria. Invece di rischiare la vergogna si era scelto di confessare sponteneamente e in anticipo ogni colpa. Ovviamente, si trattava di una confessione che non purificava la coscienza. La cancellava.

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Il Fermacarte
April 11th, 2009


La Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso, come era forse era prevedibile, sta creando qualche polemica. Il libro si è appena beccato un attacco frontale da Ragionpolitica.it – la webzine diretta da Gianni Baget Bozzo – che definisce gli autori “i due gran sacerdoti dell’anticattolicesimo militante”. Se ne parla sul sito dell’UAAR, con un vivace dibattito nei commenti.
Ci sarebbe anche da chiedersi, a margine, per quale strano meccanismo comunicativo questo vecchio termine – “militante” – sia regolarmente utilizzato in funzione offensiva.



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Il Fermacarte
April 9th, 2009


In “Questi fantasmi”, Eduardo De Filippo si inginocchia davanti all’amante di sua moglie convinto, contro ogni evidenza, che costui sia un fantasma, e gli confessa tutte le sue frustrazioni rispetto alla consorte. Precisando poi che a un essere umano non avrebbe potuto parlare cos’, con il cuore in mano, perché lo avrebbero fermato quelle cose sciocche che sono l’orgoglio e la dignità. Ma con lui, che è un fantasma, è diverso: “Con te me sento niente…e me fa piacere sentirmi niente, così posso liberarmi del peso del mio essere che mi opprime”. Avremmo tutti bisogno di un fantasma, almeno e noleggio. Forse anche un bambino che ha perso prematuramente il padre: ed è quello che capita al piccolo Philip. Solo che il fantasma del padre è assai ingombrante, e vuole spingerlo, sia pure al nobile fine di restituirgli la pace, ad accoppare lo zio, che reputa responsabile volontario dell’apparente disgrazia che l’ha spedito al creatore. Da qui parte una storia dal ritmo serratissimo, e uno dei libri più riusciti degli ultimi tempi, “Il club dei padri estinti” di Matt Haig. L’autore fa una cosa straordinaria, che lo apparenta (non nello stile, diversissimo) alla grande Agota Kristoff della “Trilogia della città di K”. Come in quel testo si davano più possibili letture, e rimaneva da chiarire se la versione giusta fosse quella dei due fratelli o di una mente malata e sdoppiata, così nel Club ci si può liberamente domandare: ma ‘sti fantasmi esistevano davvero, o era solo una fissazione di Philip? L’alternativa resiste anche a libro chiuso, e a lacrima asciugata (ci si commuove, anche). Dopo essere transitati per molte tenere comicità e qualche baloccarsi di gusto neo-futurista, tipo: e si chiuse in un silenzio simile a questo

(segue spazio bianco)

Comunque (e vale per De Filippo, per Matt Haig, o per noi stessi), se i fantasmi hanno un difetto, è che somigliano troppo ai vivi.

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Quando non è un refolo di vento, è il sovrapporsi di un impegno o un difetto di prontezza o un vuoto di memoria: quella carta che volevamo leggere o rileggere ci è stata ormai portata via. Un gran dispiacere, quasi come quello di chi ha visto la nave staccarsi dal porto e una cara persona partire. In tutte le sezioni del "Fermacarte" propongo articoli scovati da qualche parte, specialmente inerenti ai temi di cui si sono occupati i miei libri (carcere, sport, sociologia dei consumi, notariato), con l’obiettivo di rendere su tali argomenti il sito uno strumento di consultazione che si rinnova e segue l’attualità. Qualche volta invece di notizie o articoli letti altrove possono essere pensieri o appunti personali, pure quelli perennemente a rischio di essere travolti e dimenticati. Ma tra le carte svolazzanti e imprigionate magari si troveranno anche altre cose, di argomenti svariati, perché è proprio da ciò che è più casuale o trasversale che nascono spesso le riflessioni più intense e produttive...

(disegno originale di Guido Scarabottolo)