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	<title>Remo Bassetti &#187; Musica</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>&#8220;Smettetela di litigare&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Il pezzo di oggi è di Massimo Balducci (il suo intervento precedente qui).
Il nuovo slogan centrista si ricollega ad un buonismo che è molto radicato nella cultura italiana. Non molto diverso ad esempio il senso di un’opera come I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini: la cui prima esecuzione avvenne l’11 marzo 1830, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/03/smetteteladilitigare.jpg"><img class="size-medium wp-image-885 aligncenter" title="smetteteladilitigare" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/03/smetteteladilitigare-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a></p>
<p><em>Il pezzo di oggi è di Massimo Balducci (il suo intervento precedente <a href="http://www.remobassetti.com/Blog/2008/12/12/il-peggiore-direttore-dorchestra-del-mondo/">qui</a>).</em></p>
<p>Il nuovo slogan centrista si ricollega ad un buonismo che è molto radicato nella cultura italiana. Non molto diverso ad esempio il senso di un’opera come I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini: la cui prima esecuzione avvenne l’11 marzo 1830, e della quale è uscita da poco u<a href="http://www2.deutschegrammophon.com/special/?ID=bellini-capuleti">na nuova importante incisione della Deutsche Grammophon</a> con Anna Netrebko e l’Orchestra Filarmonica di Vienna.<br />
Si pensa ovviamente al trapianto della tragedia shakespereana; ma in realtà la storia dei due innamorati veronesi faceva già parte tradizione letteraria in Italia, mentre il capolavoro inglese era da noi ancora quasi sconosciuto. E ciò può in parte spiegare perché la versione di Bellini, belcantista supremo nella terra e nell’epoca del belcantismo, tolga a Romeo e Giulietta parecchi dei connotati marziali ed eroici che conosciamo: trasformandola in una sorta di cremosa elegia sull’amore sfortunato. Protagoniste sono entrambe voci femminili (la Netrebko è Giulietta, mentre Elina Garanca è travestita da Romeo), espediente certo non nuovo: anzi ai primi dell’Ottocento affidare il ruolo maschile ad un mezzosoprano era già in disuso, per cui la scelta di Bellini appare ancora più voluta ed appropriata (ma non ditelo a Ratzinger, eh).<br />
Dal punto di vista drammaturgico, tutto è molto semplificato ed efficace: e la differenza più significativa rispetto a Shakespeare è che qui il contesto storico non è quello delle signorie rivali, ma quello antecedente e più politico della lotta fra Guelfi (Capuleti) e Ghibellini (Montecchi). Una rivalità dunque non (solo) di sangue ma antropologica, ed in questo senso la dolcezza sprigionata dalla melodia belliniana è tutta un invito sublime a smetterla di litigare appunto: per cui fa apparire tanto più assurda, per contrasto, la tragedia della vicenda.</p>
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		<title>I racconti non tornano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 17:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Venerdì ho assistito a I racconti di Hoffmann al Regio di Torino, dove l&#8217;opera di Hoffenbach non veniva rappresentata da 35 anni. E forse poteva essere il caso di attendere ancora un pochino: almeno di avere un&#8217;idea per la scenografia, per esempio, o i soldi per realizzarla.
Considerando infatti che oggi va così di moda fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="I racconti di Hoffmann a Torino" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/spettacoli/200902images/offenbach01g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p>Venerdì ho assistito a <em>I racconti di Hoffmann</em> al Regio di Torino, dove l&#8217;opera di Hoffenbach non veniva rappresentata da 35 anni. E forse poteva essere il caso di attendere ancora un pochino: almeno di avere un&#8217;idea per la scenografia, per esempio, o i soldi per realizzarla.</p>
<p>Considerando infatti che oggi va così di moda fare allestimenti fin troppo strampalati anche sulle storie più semplici, ci si poteva aspettare che un&#8217;opera come questa &#8211; così fantasiosa e visionaria &#8211; non venisse allestita in costumi così convenzionali. O che il tenore non cantasse con la gola strozzata. O che l&#8217;orchestra non tramortisse la barcarola eseguendola come una musichetta bandistica. Come pure, va bene il minimalismo e tutto, ma che senso ha mettere sullo sfondo la Gare d&#8217;Orsay: si parla forse di treni? Di ferrovie? E&#8217; una metafora? Chissà. Peccato perché il ruolo di Olympia, impersonato da Desirée Rancatore, era eccezionale.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200902articoli/40583girata.asp">Leggi</a> l&#8217;articolo di Giorgio Pestelli (in adversa opinione)</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_racconti_di_Hoffmann">Leggi</a> la voce di Wikipedia sui <em>Racconti di Hoffmann</em></p>
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		<title>Saul Bellow e la guerra di Piero</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 18:46:58 +0000</pubDate>
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Nel decennale della morte  di Fabrizio De Andrè, e nel pieno svolgimento della guerra nel territorio  di Gaza, vale la pena di rileggere un impressionate passaggio tratto  da “Il pianeta di Mr. Sammler” che Saul Bellow scrisse nel 1970.  Un drammatico e spoglio incontro in una foresta polacca tra due combattenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/V4dvw_tSsVQ&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V4dvw_tSsVQ&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p align="justify">Nel decennale della morte  di Fabrizio De Andrè, e nel pieno svolgimento della guerra nel territorio  di Gaza, vale la pena di rileggere un impressionate passaggio tratto  da “<strong>Il pianeta di Mr. Sammler” che Saul Bellow scrisse nel 1970</strong>.  Un drammatico e spoglio incontro in una foresta polacca tra due combattenti  di opposte fazioni. Mr. Sammler, che nel corso del romanzo è un anziano  uomo divenuto molto saggio e profondamente morale, mette in scena senza  infingimenti la sua ferinità in una situazione simile a quella che  Fabrizio De Andrè cantò nella <em>Guerra di Piero</em>.<br />
Là, a distanza ravvicinata  aveva sparato su un uomo che aveva disarmato. Gli aveva ordinato di  lanciare via la carabina. Da un lato. Un bel metro abbondante dentro  la neve. Cadde dritta e affondò. Sammler disse all’uomo di togliersi  il cappotto. Poi la giacca dell’uniforme. Il pullover, gli stivali.  <strong>Dopodichè il soldato disse a Sammler con voce sommessa: “Nicht schiessen”.  Chiedeva che gli fosse risparmiata la vita.</strong> I capelli rossi, un grosso  mento ispido di bronzo, respirava appena. Era bianco. Violetto sotto  gli occhi. Sammler vide già la terra sparsa su quella faccia. Vide  la fossa rinchiusa sulla sua pelle. Il sudiciume del labbro, le grandi  pieghe della pelle che gli scendevano giù dal naso rigato di sporco-  quell’uomo per Sammler era già sottoterra. Non era più vestito per  la vita, era segnato, perduto. Doveva andare. Era andato. “Non uccidermi.  Prenditi la roba”. Sammler non gli rispose, ma rimase là in piedi,  a debita distanza. “Ho figli”. Sammler premette il grilletto. Il  corpo giacque sulla neve. Un secondo colpo gli traforò la testa e la  fracassò. Le ossa esplosero. La materia fuoriuscì.<br />
Sammler arraffò tutto  quello che poteva- fucile, bossoli, roba da mangiare, stivali, guanti.  Due colpi nell’aria d’inverno: la riverberazione si sarebbe sentita  per miglia e miglia. I capelli rossi e il grosso naso poteva vederli  dai cespugli. Purtroppo gli sarebbe stato impossibile prendere la camicia.  Le calze di lana puzzolenti, quelle sì. Le aveva desiderate con tutta  l’anima. Si sedette sotto gli alberi scricchiolanti dell’inverno  e mangiò il pane del tedesco. Insieme al pane si portò alla bocca  un po’ di neve per inghiottirlo, chè era difficile. Non aveva saliva.  <strong>La faccenda indubbiamente si sarebbe svolta in maniera diversa per un  altro uomo, un uomo che durante quel tempo avesse mangiato, bevuto,  fumato</strong> e il cui sangue rigurgitasse di grassi, nicotina, alcool, secrezioni  sessuali. Nel sangue di Sammler non c’era nulla di tutto ciò. Allora  <strong>lui non era interamente umano</strong>. Stracci e carta, un involucro legato  con lo spago, e tutti quegli oggetti sarebbero potuti volare dove volevano,  se la cordicella si fosse spezzata. Non è che poi gliene sarebbe importato  molto. A quel punto era ridotto. Ben poco per rispondere all’appello  umano, alla supplica di una faccia distorta con i tendini che si aprivano  a ventaglio nella gola.</p>
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		<title>Musiche dell&#8217;anno scorso</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 19:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Amanda Palmer, Who killed Amanda Palmer? (Roadrunner/Warner) - Come il suo nuovo presidente, anche Amanda Palmer ha esordito col botto. E&#8217; la più filoeuropea dei musicisti americani, pianocentrica, e con questo esordio anticipa il pop degli anni Dieci.
Portishead, Third (Island) - Intanto però il 2008 non ha lanciato tendenze musicali particolarmente significative. E&#8217; logico allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Obama a Berlino" src="http://farm4.static.flickr.com/3055/2699426451_6736392b55_o.jpg" alt="" width="166" height="209" /></p>
<p><strong>Amanda Palmer, <em>Who killed Amanda Palmer? </em>(Roadrunner/Warner) -</strong> Come il suo nuovo presidente, anche Amanda Palmer ha esordito col botto. E&#8217; la più filoeuropea dei musicisti americani, pianocentrica, e con questo esordio anticipa il pop degli anni Dieci.</p>
<p><strong>Portishead, <em>Third</em> (Island) -</strong> Intanto però il 2008 non ha lanciato tendenze musicali particolarmente significative. E&#8217; logico allora che uno dei dischi migliori sia arrivato da una band quasi fantasma, ricomparsa dal nulla dopo oltre un decennio di assenza.</p>
<p><strong>Tv On the Radio, <em>Dear science</em> (4AD) </strong>- I cori selvaggi e neoprimitivi che emergono dall&#8217;overdose di ritmi e suoni robotici, esprimono il senso di un anno in cui la fiducia incontrollata nella crescita ha provocato il crollo globale.</p>
<p><a href="http://www.arkivmusic.com/classical/album.jsp?ordertag=cartrecom-201574&amp;album_id=205544"><strong>Anne-Sophie Mutter, <em>Bach / Gubaidulina </em>(Deutsche Grammophon)</strong></a> &#8211; L&#8217;inizio e la fine della nostra storia musicale appaiate dalla violinista tedesca, come a lasciare immaginare tutto quello che c&#8217;è stato in mezzo. Sofia Gubaidulina ha scritto questo concerto per violino e orchestra nel 2007, appositamente per la Mutter.</p>
<p><a href="http://web.mac.com/anssivk/iWeb/Anssi/Saariaho.html"><strong>Kaija Saariaho, <em>Notes on light</em>, direttore Christoph Eschenbach (Ondine)</strong></a> &#8211; Non ancora nota al grande pubblico, questa compositrice finlandese è però uno dei nomi di punta dell&#8217;ultima generazione. <em>Notes on light</em>, per violoncello e orchestra, ha una forte impronta debussyana.</p>
<p><a href="http://www.arkivmusic.com/classical/album.jsp?album_id=203894&amp;album_group=2"><strong>John Adams, <em>Doctor Atomic</em> (Nonesuch)</strong></a> &#8211; Opera teatrale di un <a href="http://www.myspace.com/johnadamsmusic">musicista atipico</a>, che si è dato al minimalismo quando questo non era ormai più di moda. E che qui rievoca l&#8217;incubo nucleare, ma ispirandosi al <em>Flauto magico</em>.</p>
<p><strong>Marilyn Crispell, <em>Vignettes</em> (Ecm) </strong>- Un disco lungo ed eterogeneo, in cui la mano destra e quella sinistra della pianista americana hanno pari opportunità. Il vasto uso del pedale contribuisce all&#8217;atmosfera onirica e rarefatta.</p>
<p><strong>Mathias Eick, <em>The Door </em>(Ecm)</strong> &#8211; Eick è un multistrumentista di Oslo che suona principalmente la tromba, ma anche pianoforte, basso e vibrafono. A dispetto della giovane età ha già esperienza e maturità notevoli, come dimostra questo suo esordio da solista.</p>
<p><strong>Quintorigo, <em>Quintorigo Play Mingus</em> (Egea) </strong>- Forse è la band che, nella musica italiana d&#8217;oggi, riesce a raggiungere il livello esecutivo più alto. Anche quando alla perfezione tecnica non corrisponde altrettanta profondità espressiva.</p>
<p><strong>Toumani Diabate, <em>The Mande Variations</em> (World Circuit)</strong> &#8211; Il leggendario virtuoso della kora maliana aveva fatto soltanto un disco solista prima di questo. Diabate  nel suo soffice virtuosismo stilistico raccoglie una tradizione secolare, portandola a livelli di raffinatezza e complessità inimmaginabili.</p>
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		<title>Cerca su google&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 17:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla voce &#8220;direttore orchestra gatti&#8221;:

Leggi il post su Daniele Gatti
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla voce &#8220;direttore orchestra gatti&#8221;:</p>
<p><a href="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2008/12/immagine-2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-666" title="direttore orchestra gatti" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2008/12/immagine-2.png" alt="" width="499" height="281" /></a></p>
<p><a href="http://www.remobassetti.com/Blog/2008/12/12/il-peggiore-direttore-dorchestra-del-mondo/">Leggi</a> il post su Daniele Gatti</p>
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		<title>Il peggiore direttore d&#8217;orchestra del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 21:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
[Con questo inauguriamo una nuova sezione dedicata ad ospitare i contributi esterni. Si comincia con Massimo Balducci, collaboratore di Giudizio Universale]
Fino ad oggi, il Teatro alla Scala si è salvato dal rischio default che coinvolge ormai quasi tutti i teatri lirici italiani. Ma nessuno è così al sicuro da potersi permettere investimenti artistici azzardati: per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="The worst" src="http://comunicandoilsociale.files.wordpress.com/2007/10/foto-silvia-lelli.JPG" alt="" width="448" height="299" /></p>
<p><em>[Con questo inauguriamo una nuova sezione dedicata ad ospitare i contributi esterni. Si comincia con Massimo Balducci, collaboratore di Giudizio Universale]</em></p>
<p>Fino ad oggi, il Teatro alla Scala si è salvato dal rischio default che coinvolge ormai quasi tutti i teatri lirici italiani. Ma nessuno è così al sicuro da potersi permettere investimenti artistici azzardati: per questo è abbastanza allarmante che <a href="http://www.bintmusic.it/news/archives/001123.html">gli ultimi rumors</a> diano Daniele Gatti favorito per il posto di direttore musicale (come successore di Daniel Barenboim). Il Teatro alla Scala, che tre anni fa si è permesso di cacciare a calci nel sedere un certo Riccardo Muti, sarebbe dunque sul punto di mettersi nelle mani del peggiore direttore d&#8217;orchestra che abbia calcato il suo palco. Non è bastata la prima della vergogna, dunque, per aprire le orecchie sul baratro incombente.</p>
<p>Ovviamente non ci interessa la famigerata sostituzione all&#8217;ultimo minuto del tenore inetto, che comunque è stata una mossa tutt&#8217;altro che brillante &#8211; perché se era inetto dovevano accorgersene prima, e se non lo era non dovevano cancellarlo con una pecetta manco fosse un epurato del Pcus &#8211; e il fatto che tali episodi siano &#8220;normali&#8221; nell&#8217;opera, come minimizza Lissner, non è che sia in effetti una gran giustificazione.</p>
<p>Ma il punto è un altro. Premesso che abbiamo sentito il Don Carlo per radio, l&#8217;impressione è che stavolta Gatti non sia riuscito a fare suonare male l&#8217;orchestra &#8211; come gli capita di solito &#8211; ma l&#8217;abbia comunque condotta alla performance più flaccida e smusicalizzata da molte prime a questa parte. Se c&#8217;è una cosa che un direttore d&#8217;opera dovrebbe saper fare è coordinare le voci con l&#8217;orchestra, mentre qui siamo davanti ad uno che ha seri problemi a coordinare già l&#8217;orchestra da sola. L&#8217;armonia che ne esce fuori ricorda quella che regna fra i cacicchi del Pd, e il leader dimostra altrettanta autorevolezza: del resto i livelli di suono costantemente sballati, il polso inesistente e la rozzezza da elefante, sono le principali doti stilistiche del probabile (Dio ce ne scampi) futuro direttore stabile della Scala. Nell&#8217;ambiente musicale è nota a tutti, e da anni, l&#8217;imbarazzante inadeguatezza del Maestro perfino a realtà molto meno eccelse (come Bologna). Il fatto che venga scelto per guidare l&#8217;evento di punta di un teatro che potrebbe avere tutti i direttori che vuole &#8211; e si sceglie consapevolmente il meno capace &#8211; si spiega solo con la rincorsa all&#8217;effetto facile, al wall of sound superfluo, allo sfoggio di muscoli che prevale sulla definizione del dettaglio. Tutte cose in cui effettivamente Gatti eccelle, e che del resto compensano la povertà delle scenografie imposta dalla crisi economica.</p>
<p>Certo, se i giornalisti ascoltassero le opere invece dell&#8217;applausometro, avrebbero potuto accorgersene già da un pezzo. E invece c&#8217;è voluto che Daniele Gatti fosse sommerso di fischi nella serata più importante della sua carriera, perché si interrompesse la gara a chi spara l&#8217;elogio più grosso. La cronaca del <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_07/prima_scala_ospiti_tenore_filianoti_don_carlo_veronica_lario_ministri_gala_2d2eb7e0-c46d-11dd-a944-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a> prende per buona la versione ufficiale, secondo la quale le contestazioni sarebbero opera degli amici del tenore scartato (deve averne tanti, allora). Il sospetto che fossero pienamente meritate pare non sfiorarli, potrebbe mettere a repentaglio il sonno delle orecchie. Del resto anche Gatti dorme sonni tranquilli, <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=312935">dice infatti che anche Verdi fu fischiato</a> e tanto gli basta: almeno in autostima, nulla da invidiare a Muti.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bzEiCZwJIRw&amp;hl=it&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/bzEiCZwJIRw&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>(<a href="http://comunicandoilsociale.wordpress.com/">fonte img</a>)</p>
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