La Storia In Dieci Processi,
Nutrimenti Edizioni 2010
Contro il target,
Bollati boringhieri 2008
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Stanno uccidendo i notai,
Cairo editore 2008
Estratti dal romanzo
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
Derelitti e delle pene,
Editori Riuniti 2003
Estratti dal libro
Gli interventi sull'argomento
Storia e Storie dello Sport in Italia,
Marsilio 1999
Estratti dal libro
Rassegna Stampa
Gli interventi sull'argomento
“Abbiamo detto buongiorno signor notaio, e preso posto, tutti e quattro su poltrone un po’ logore. Sul cuoio verde della scrivania ci aspettava l’atto. E il notaio, con aria bonaria, ha incominciato a darcene lettura: L’anno duemilacinque (…) C’è stato un momento in cui tutto ha preso a vorticare nella mia testa. Quando ci ripenso mi rendo conto che doveva essere inevitabile L’uomo parlava del “sopravvissuto dei donanti” e del “decesso del premoriente”. Di tanto in tanto s’interrompeva e avevo l’impressione che ci guardasse in modo particolare, me e mia sorella, per verificare di non andare troppo in fretta. In quei silenzi tutto era teso verso un unico punto d’arrivo, evocato di continuo: il momento in cui si sarebbero “riconciliati l’usufrutto e la nuda proprietà”. Ho capito che voleva dire: il giorno in cui i vostri genitori saranno entrambi morti. Ma perché si affannava a costruire formule lambiccate intorno a una cosa così semplice e terrificante? E perché bisognava che “il godimento”, mio e di mia sorella, cominciasse proprio “a partire da quel giorno”? (…) Certe persone si vedono sfilare davanti l’intera esistenza all’approssimarsi della morte. Altre nello studio di un analista. Nel mio caso, di colpo, è stato nello studio di un notaio che ho creduto di capire tutto. Alla luce di ciò che lui chiamava “le cessioni e gli spossessamenti necessari” per diventare “nuda proprietaria”.
Si tratta di pagine poste all’inizio del romanzo “La donazione”, esordio narrativo della giornalista di Le Monde Florence Noiville, pubblicato in Italia qualche mese fa da Rizzoli. Un libro elegante, poetico, un’opera tra le più riuscite nel ripercorrere con la memoria un delicatissimo rapporto tra madre e figlia.
Quello che qui m’interessa, da notaio, è la parte che ho riportato. Ricordo che una volta, a un nostro congresso professionale che era stato chiamato a moderare, Enrico Deaglio disse, più o meno: “Di voi mi colpisce che viaggiate vicino alla morte delle persone”, e lo disse con un sottinteso elogiativo, come se ciò comportasse un necessario sforzo di sensibilità che travalicava la padronanza delle nozioni. Il notaio che disegna la Noiville sembra invece arido, quasi ignaro del carico umano che si cela dietro formule asettiche, o al massimo sornionamente impegnato a celarlo. La Noiville è molto brava a mostrare lo stridore tra la pietas che la morte dei genitori evoca e l’astrazione economicistica con cui la norma giuridica la descrive. Ma la verità, non di rado, è assai più amara. Fa impressione a noi notai la crudezza con cui le persone che abbiamo davanti regolamentano freddamente la morte futura dei loro “cari”. E quelle “cessioni” e “nude proprietà”, persino loro, ci sembrano un piccolo plaid di lana, da sistemare sulle gambe per contenere quel gelo.

Segnalo due appuntamenti. Domani alla Fiera del Libro, “Comprar casa – Proposte degli editori”: con Roberto Barone, Gian Vittorio Cafagno, Antonio Longo, Roberto Martino, Paolo Piccoli, Donatella Quartuccio. Coordina il sottoscritto. A cura del Consiglio Nazionale del Notariato, sresso la Sala Avorio (ore 14,30).
Stasera invece, alle 21, presento Stanno Uccidendo i Notai a Cuggiono (vicino a Milano). Organizza l’Associazione Culturale Equi-Libri presso “Le Radici e le Ali”, via San Rocco 48.

“Più che sulle quote le donne dovrebbero puntare su un partito rosa. Il femminile, quello vero, non corrotto dall’imitazione maschile, è una potente visione del mondo, quella che basta per unire in un movimento al di là delle divergenze”. Una volta l’ho scritto, in un editoriale di Giudizio Universale, e ne sono fermamente convinto. Un partito interamente femminile, per esempio, rifonderebbe completamente il valore dell’etica in politica, come dimostra la percentuale insignificante di donne che risultano implicate in casi di corruzione. Una certa consapevolezza del proprio potenziale ruolo collettivo si avverte nel corrente sciopero del sesso, proclamato dalle donne del Kenya. In verità si tratta di una posizione che riconosce una prospettiva maschilista (quella per la quale chi ci guadagna a fare sesso sono gli uomini, e alle donne compete offrirlo) ma la ritorce contro se stessa, sia pure in un contesto di accettato dominio sessista (gli uomini vengono invitati a fare le riforme del paese, ma non sostituiti nell’esercizio del potere; e quelli, per giunta si accingono a introdurre la poligamia). Ma sorprende egualmente trovare un legame così diretto con la cultura classica occidentale, che aveva rappresentato analogo sciopero femminile del sesso nella Lisistrata di Aristofane. Soprattutto risalta la differenza rispetto all’Italia dove, nello stesso periodo, le uniche donne che hanno espresso una precisa contestazione politica sono state le veline escluse all’ultimo momento dalle liste elettorali (“ma come: avevo già firmato dal notaio!” Oh, finalmente qualcuno che dà valore alla professione notarile!).
Per chi fosse interessato ad informazioni più strettamente riguardanti l’attività notarile, è nato il sito del mio studio torinese: www.notaioremobassetti.it
Dal quale segnalo in particolare un approfondimento riguardante “La decadenza delle agevolazioni della prima casa”, con il contributo della Dottoressa Luciana Spina.
L’Eurispes calcola che le cause di divorzio e di separazione in Italia sono costate complessivamente, negli ultimi dieci anni, qualcosa come dieci miliardi di euro. L’Istituto propone allora di trasferire ai notai le competenze in materia, cosa che farebbe risparmiare allo Stato un miliardo di euro all’anno: “i notai potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria, per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni e processi e dalle cause per volontaria giurisdizione”.
Attualmente le cause di questo tipo si affrontano infatti in tribunale, ed è evidentemente uno spreco sia per gli interessati che per la collettività (ingolfando ulteriormente la macchina della giustizia).
Altrove vi sono ancora altre usanze: lo sa bene quel novello Barbablù che a New York, pochi giorni fa, ha risolto a modo suo la questione con la moglie. Lei aveva chiesto il divorzio. Lui l’ha decapitata.
Mercoledì 21 sarò a Pordenone per un incontro su questo tema. Il sottotitolo è “Ironica riflessione sul mondo contemporaneo alla ricerca di nuove regole condivise e sulla criminalità a partire da un giallo tragicomico”.
Assieme a me saranno il Prof. Gian Mario Villalta ed il sindaco della città Sergio Bolzonello. L’appuntamento è per le 18 al Palazzo Montereale Mantica (corso Vittorio Emanuele).

Il primo numero della loro newsletter, più che una newsletter, è una rivista web completa: con editoriale, rassegna stampa, eventi, recensioni, documenti e riflessioni. Qui il resoconto di un convegno sulla crisi della giustizia, e le sue ripercussioni negative sull’economia:
[...] E’ di oltre 8 miliardi di euro il valore dei contenziosi economici in sede di giustizia civile affrontati nel 2007 dal Tribunale di Milano. Il più importante in Italia in questa fattispecie, con una previsione di crescita esponenziale nel 2008 a causa della crisi.
Il tema dell’impatto dei costi della giustizia civile sul sistema delle imprese è stato al centro di più di un intervento nel corso del Convegno (www.cnpds.it); più in particolare il Presidente dell’Ordine degli Avvocati Paolo Giuggioli ha affermato che “Il sistema deve saper rispondere alla crescente domanda di giustizia che proviene dall’economia: anche dal rapporto della Banca Mondiale emerge che la lentezza del sistema giudiziario è una delle cause dell’immobilismo economico attuale; è un sistema nel quale gli interventi sono solo emergenziali e dove i tempi di risoluzione delle controversie si allungano senza limiti”.
Del resto – ha confermato Daniela Marchesi, Direttore dell’Istituto di Studi e analisi economica – il timore dei tempi lunghi della giustizia civile è un fortissimo deterrente per le imprese che spesso non assumono decisioni anche importanti per timore di contenziosi senza fine”. Marchesi, a tal proposito ha citato esempi di imprese che non sciolgono partership diseconomiche per l’incertezza dei tempi di risoluzione qualora la controparte ricorresse in giudizio.
Nell’editoriale il Presidente dell’Accademia, Adolfo de Rienzi, fa invece il bilancio del recente Congresso Nazionale svoltosi a Firenze. E cita anche Stanno uccidendo i notai:
L’eco del Congresso Nazionale fa fatica a spegnersi.
Mai così numeroso, mai così rumoroso.
La nobile Firenze, meravigliosa anche vestita di grigio, ci ha accolti in tanti. Chissà cosa ha pensato di noi. Forse non si aspettava dei Pierre Delle Vigne, ma forse neanche dei seguaci di Beppe Grillo.
C’eravamo tutti: i meno giovani, i più giovani, i più tranquilli e i più inquieti della “lista sigillo”.
C’era anche chi attendeva – molti di noi - l’inevitabile “sono notaio non faccio il notaio” come il protagonista del best seller “Stanno uccidendo i notai”

Due nuove segnalazioni su Stanno Uccidendo i Notai: mentre il blog indiejunkies gli assegna una “menzione d’onore” fra i libri letti nel 2008, Lidia Gualdoni lo recensisce qui:
[...] dimostra originalità, una buona dose di ironia e di autoironia, grande padronanza dell’argomento e innegabili capacità affabulatorie che si concretizzano, innazitutto, nell’organizzazione di una trama piuttosto articolata ma sempre godibilissima, e, in secondo luogo, nell’utilizzo di diversi registri espressivi, scelti, di volta in volta, a seconda delle situazioni descritte – dagli esilaranti e sguaiati litigi in napoletano fra marito e moglie, alle colte digressioni sull’arte e sulla letteratura dedicate, nel corso della storia, ai notai; dal linguaggio erudito e formale usato durante la stipula di un atto o le trattative preliminari, alle espressioni tipiche dell’ambiente investigativo o criminale, solo per fare qualche esempio.
Ecco allora che Stanno uccidendo i notai non può essere semplicemente definito un giallo: sempre in bilico fra un ironico distacco ed una partecipe attenzione al comune sentire, fra un serio disincanto e l’obiettiva difesa di alcune categorie umane, Remo Bassetti riesce a comporre un affresco impietoso, a tratti surreale, ma sempre molto divertente, della nostra società, della sua innegabile decadenza di valori, dei suoi vizi e incomprensioni, debolezze e imbrogli.
E’ così che il mondo descritto con leggerezza, ma senza rinunciare alla coerenza, dal protagonista fornisce al lettore più di una lezione.
Una per tutte (o, almeno, quella che mi è sembrato di poter cogliere e che io preferisco): “dove non si può arrivare con la virtù, ci si accontenti perlomeno di sfuggire il vizio”.
Nel filmato qui sopra Giulio Ferroni, critico letterario e firma di Giudizio Universale, recensisce “Stanno uccidendo i notai”.
Al congresso dei notai, in corso a Firenze, si è avuta una delle ennesime prove che la matematica è un’opinione. Si deve infatti sapere che tra poco entreranno in attività 840 nuovi notai, un aumento del venti per cento. Senza stare qui a discutere sull’effettiva o non utilità del provvedimento, si vuole solo riportare quanto ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, e chiedersi se più in generale sia sempre così lucido sulle questioni economiche. Premessa: i notai non vengono pagati dallo Stato, e le loro pensioni maturano con la propria Cassa Previdenziale. Di fronte alla preoccupazione che, in prospettiva, il bilancio della cassa debbe essere gravato di altri 840 notai, il Minsitro, che era in collegamento esterno, ha detto che grazie a questi 840 notai aumenteranno i contributi versati alla Cassa! Capito? Come se le persone dicessero: “ma sì, mi hanno messo un notaio qui a trecento metri…andiamo a comprare una casetta a questo punto, sarebbe da stupidi non farlo”. Così come l’aumento dei medici non farebbe ammalare di più le persone per garantire nuovo lavoro. E’ ovvio che in questi casi il guadagno complessivo rimane immutato ma ne cambia la distribuzione. Ovvio per tutti, fuorchè per un ministro. Cos’è oggi, che si discute di welfare in Consiglio dei Ministri? Che Dio ce la mandi buona.

