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	<title>Remo Bassetti &#187; Schermi</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Il nigeriano alienato</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 19:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Prima che per la nazionalità del fallito attentatore di Detroit, ultimamente si era parlato della Nigeria per una polemica apparentemente frivola: il divieto alla distribuzione di District 9, il film del regista sudafricano Neill Blomkamp accusato di “denigrare l’immagine del paese” (ne parlava la settimana scorsa Internazionale, n.826).
Per quanto ben accolta dalla critica cinematografica in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="District 9" src="http://www.wallpaperez.net/wallpaper/movie/District-9-1900.jpg" alt="" width="460" /></p>
<p>Prima che per la nazionalità del fallito attentatore di Detroit, ultimamente si era parlato della Nigeria per una polemica apparentemente frivola: il divieto alla distribuzione di <strong>District 9</strong>, il film del regista sudafricano Neill Blomkamp accusato di “denigrare l’immagine del paese” (ne parlava la settimana scorsa <em>Internazionale</em>, n.826).</p>
<p>Per quanto ben accolta dalla critica cinematografica in Europa e Usa, la pellicola non è in effetti un manifesto di politically correctness. Accanto agli alieni “gamberoni” recintati nel Distretto 9 (metafora dell’apartheid) si muovono bande di “nigeriani” raffigurati come un’orda di criminali, cannibali, trafficanti di cibo ed armi, prostitute che fanno sesso con gli extraterrestri, insomma la feccia dell’umanità. Inoltre il loro potente e spietatissimo boss si chiama Obasenjo, nome che allude evidentemente all’ex presidente della Nigeria Olesegun Obasanjo.</p>
<p>In Sudafrica, gli immigrati nigeriani sono da tempo oggetto di stereotipi razzisti &#8211; che vanno di pari passo con gli atti di violenza nei loro confronti &#8211; e fra i quali, temo, andrà ora ad aggiungersi quello di “terroristi”. Più che razzista, in questo senso, District 9 sembra essere un film tristemente profetico.</p>
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		<title>Etimologia della mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[
Che la criminalità organizzata sia anche &#8211; e in modo non secondario &#8211; una questione linguistica, l’ha dimostrato Roberto Saviano nella sua recente lezione televisiva a Che Tempo Che Fa: nella quale analizzava i titoli dei quotidiani locali, parola per parola, evidenziandone i punti di contatto con la “cultura” mafiosa.
Questo mese, l’Unità ha compiuto un’operazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Il padrino" src="http://drluka.files.wordpress.com/2008/11/padrino.png" alt="" width="301" height="231" /></p>
<p>Che la criminalità organizzata sia anche &#8211; e in modo non secondario &#8211; una questione linguistica, l’ha dimostrato Roberto Saviano nella sua recente lezione televisiva a Che Tempo Che Fa: nella quale analizzava i titoli dei quotidiani locali, parola per parola, evidenziandone i punti di contatto con la “cultura” mafiosa.<br />
Questo mese, l’Unità ha compiuto un’operazione per certi versi simile pubblicando un <strong>“dizionario della mafia”</strong> a puntate: ogni volta si è preso un termine dal lessico, diciamo così, del settore, e lo si è ricostruito storicamente e socialmente. Scopriamo così che nessun mafioso veniva chiamato “Padrino” (vedi il pezzo di Saverio Lodato del 22 dicembre) prima del celebre romanzo di Mario Puzo &#8211; e dell’ancor più celebre film di Coppola &#8211; nel quale stava a designare il boss supremo, il “capo dei capi”. Da allora il vocabolo si è imposto con la potenza del successo mediatico, molto più fra chi parlava di mafia che tra i mafiosi stessi.<br />
E’ possibile, anche se difficilmente dimostrabile, che negli ultimi 40 anni il “padrino” abbia finito per sedimentarsi nel lessico degli uomini d’onore. Non sarebbe del resto l’unica volta in cui, con tragica ironia, la criminalità attinge al patrimonio letterario e cinematografico (pensiamo ai casi di Scarface, o dell’impugnatura della pistola “alla Tarantino”).<br />
Ma ciò che impressiona è come, per la mafia, l’utilizzo di questo termine per designare il numero 1 fosse così poco necessario. Superfluo appunto, come doveva essere superfluo sottolineare <em>chi</em> fosse il capo: segno di ulteriore potenza per lui, e di un rapporto gerarchico così assodato ed immutabile che &#8211; letteralmente &#8211; mancavano le parole per definirlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sicurezza alimentare</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 11:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un articolo di Sergio Zavoli pubblicato oggi sul Quotidiano Nazionale, scopro che c&#8217;è in Parlamento una proposta di legge per regolamentare i programmi televisivi rivolti ai minori: &#8220;un regolamento in base al quale possano accedere al palinsesto i programmi televisivi nati per i minori solo se rispondenti alla necessità di promuovere e salvaguardare scopi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=O7P6A">un articolo di Sergio Zavoli</a> pubblicato oggi sul Quotidiano Nazionale, scopro che c&#8217;è in Parlamento <strong>una proposta di legge per regolamentare i programmi televisivi rivolti ai minori</strong>: &#8220;un regolamento in base al quale possano accedere al palinsesto i programmi televisivi nati per i minori solo se rispondenti alla necessità di promuovere e salvaguardare scopi socio-educativi, conseguibili attraverso modalità linguistiche, espressive, concettuali certificate da una sorta di bollino che indichi un <em>si trasmetta</em> oculato e vincolante&#8221;.</p>
<p>Alla parola &#8220;bollino&#8221;, viene subito da storcere la bocca: messa così, la proposta non sembra in effetti delle più liberali e sarebbe forte la tentazione di liquidarla ideologicamente.</p>
<p>Ma d&#8217;altra parte qui non si parla di modelli morali, ma di salute: in particolare, la salute dei bambini. E in questo senso bisogna ammettere che si va a toccare un tasto dolente della nostra società, nella quale proprio certi messaggi televisivi &#8211; la pubblicità dei fast food, per esempio &#8211; sembrano avere un nesso diretto con l&#8217;obesità infantile: che può sembrare magari una cosa da poco (almeno a confronto con il miliardo di persone che muore perché di cibo non ne ha abbastanza) ma più probabilmente sono due facce dello stesso problema.</p>
<p>Dove finisce allora la libertà dell&#8217;azienda di fare affari (anche tramite la pubblicità), e dove comincia quella del bambino a non subire condizionamenti dannosi per la propria salute? Un dilemma non facile, anche perché i dati concreti sulla situazione attuale fanno impressione:</p>
<blockquote><p>[...] un bambino italiano che mediamente consumi 3 ore al giorno di televisione, nell&#8217;arco di un anno riceve 32.850 messaggi alimentari: 1 ogni 5 minuti, contro 1 ogni 10 nel resto d&#8217;Europa. Il rapporto tra questa specifica comunicazione e i comportamenti dei minori è stato sottoposto ad analisi da 24 reti televisive in 11 Paesi Europei, e la situazione italiana è risultata la peggiore.</p></blockquote>
<p>Forse non è un caso che sia proprio l&#8217;Italia il paese europeo con il maggiore tasso di obesità infantile: quello dove l&#8217;universo del superfluo colpisce l&#8217;immaginario dei piccoli con la maggiore potenza di fuoco.</p>
<p>Certo si può discutere sull&#8217;efficacia della soluzione proposta, come più in generale pare utopistico (se non orwelliano) pretendere che la tv sia una buona maestra di vita ed offra alle giovani generazioni modelli positivi (ed in questo caso, salutisti). Ma almeno le si può chiedere di non offrirne di pessimi, questo sì.</p>
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		<title>Ceausescu e il fotoritocco</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 13:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Il bel film romeno “Racconti dell’età dell’oro” è dedicato agli anni della dittatura di Ceausescu. Uno degli episodi è centrato sulle correzioni cui venivano sottoposte le fotografie ufficiali, con una piccola equipe che lavorava a uno di questi casi. A volte si trattava di eliminare alcune persone dall’immagine, specialità nella quale avevano già raggiunto punte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ol>
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<p>Il bel film romeno <strong>“Racconti dell’età dell’oro”</strong> è dedicato agli anni della dittatura di Ceausescu. Uno degli episodi è centrato sulle correzioni cui venivano sottoposte le fotografie ufficiali, con una piccola equipe che lavorava a uno di questi casi. A volte si trattava di eliminare alcune persone dall’immagine, specialità nella quale avevano già raggiunto punte d’eccellenza gli specialisti staliniani. Nel film, si trattava di mandare in stampa la foto di un incontro tra il capo dello Stato e il presidente francese Giscard d’Estaing. Ci sono diverse cose che non vanno. Il francese è troppo più alto: E va bene, facciamo più alto anche Ceausescu. Ma…cambiano tutte le proporzioni, eccepisce uno dei fotografi. Non si discute!</p>
<p>Okay, dopo l’altezza rimane un dettaglio che infastidisce. Giscard ha il cappello ben calato sulla testa, Ceausescu ha invece il capo scoperto, e il capello nella mano sinistra che scende di lato. I rappresentanti del partito dicono che così proprio non va: e come se il leader comunista, quasi in segno di sottomissione, si togliesse il cappello davanti a un esponente del sistema capitalistico. Sul piano simbolico è inaccettabile! E così via a calzargli il cappello in testa. Peccato che la fretta giochi un brutto tiro, e nella rettifica i fotografi dimentichino di levarglielo dalla mano, così Ceausescu, nella versione taroccata, ha due cappelli, uno sul capo e l’altro in mano, come un saltimbanco colto in una pausa del suo esercizio. Bisogna ben meditare su questi fatti, e sul giusto discredito che gettano sul totalitarismo comunista.</p>
<p>Solo con il comunismo sarebbero possibili questi o episodi simili, tipo che qualcuno ritocchi le rughe o i capelli del capo del governo per farlo apparire più giovane e dignitoso. O peggio, potrebbe saltare in testa al capo del governo di rendere inutile la correzione fotografica, rettificandosi egli stesso e facendo comparire una bella chioma dove prima c’era una dignitosa calvizie. E’ anche ricordando eventi così apparentemente minimi che dobbiamo tenere desta l’attenzione contro gli epigoni del comunismo e delle sue falsificazioni. Non vogliamo più sentire frasi come quella sprezzante che Ceasescu era solito pronunciare ai comizi: <em>Alla democrazia ghe pensi mi</em>.</p>
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		<title>Culturame</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 10:55:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi la Rai gode di cattiva  fama: da più parti la si accusa d&#8217;essere faziosa, altri lamentano invece il suo calo qualitativo.
Eppure, senza grandi clamori, la nostra tv di Stato sta concedendo sempre più spazio alla cultura. Anche in prima serata: giovedì scorso, per puro caso, ho scoperto ad esempio che su Raidue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi la Rai gode di cattiva  fama: da più parti la si accusa d&#8217;essere faziosa, altri lamentano invece il suo calo qualitativo.<br />
Eppure, senza grandi clamori, la nostra tv di Stato sta concedendo sempre più spazio alla cultura. Anche in prima serata: giovedì scorso, per puro caso, ho scoperto ad esempio che su Raidue stava andando in onda (addirittura in diretta!) uno spettacolo teatrale d&#8217;avanguardia.<br />
C&#8217;erano due attori che improvvisavano con una complessa tecnica di sovrapposizione vocale &#8211; presumibilmente mutuata dall&#8217;opera lirica, in particolare i duetti comici di Rossini &#8211; e sfoggiavano un&#8217;eccezionale abilità nel parlarsi sopra l&#8217;uno sull&#8217;altro, creando una trama linguistica incomprensibile.<br />
Sul ruolo di un terzo personaggio, che resta in mezzo tra i due antagonisti assistendo compiaciuto alla loro performance, si potrebbero invece formulare svariate ipotesi: straniamento brechtiano? Metafora dell&#8217;ipertrofia comunicativa che ci circonda?</p>
<p>Nel video qui sotto si può comunque assistere ad un frammento dello spettacolo, intitolato significativamente <strong>&#8220;Anno Zero&#8221;</strong>:</p>
<ol>
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		<title>I confini del reality</title>
		<link>http://www.remobassetti.com/Blog/2009/09/28/i-confini-del-reality/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 16:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tempi Moderni]]></category>

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		<description><![CDATA[Che il reality  non sia vita vera, adesso, lo ha stabilito anche la giurisprudenza.  La Cassazione, rilevando che scopo delle trasmissioni è esattamente  quello di aizzare i contendenti e condurli alla rissa, ha deciso che  l’insulto tra i partecipanti (nel caso specifico l’epiteto era il  non lievissimo “pedofilo”) non costituisce ingiuria.
Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il reality  non sia vita vera, adesso, lo ha stabilito anche la giurisprudenza.  La Cassazione, rilevando che scopo delle trasmissioni è esattamente  quello di aizzare i contendenti e condurli alla rissa, ha deciso che  l’insulto tra i partecipanti (nel caso specifico l’epiteto era il  non lievissimo “pedofilo”) non costituisce ingiuria.<br />
Per chi, come  me, non ama questo tipo di esibizioni, una sentenza così è uno spasso.  Essa certifica il grado di mortificazione della dignità cui si sottopongono  volontariamente i partecipanti, il loro status di giullari della gleba,  e apre la strada a interessanti evoluzioni (non si potrebbe giurare  a questo punto che le stesse lesioni giustifichino l’intervento del  giudice penale).<br />
C’era a Roma una volta (forse c’è ancora) un ristorante  chiamato “La parolaccia”, nel quale la specialità della casa era  quella di insultare pesantemente il cliente (tipica per esempio era  una formula di accoglienza come: “chi è ‘sta baldracca che te porti  appresso?”), e il fatto che il gioco fosse annunciato funzionava da  esimente penale. Pare si mangiasse malissimo, ma il gusto era appunto  nella masochistica trasgressione di farsi coprire di contumelie.<br />
Con  il tempo, non c’è stato bisogno di pagare apposta, perché una certa  carenza di urbanità è diventata condimento abituale anche di pietanze  più ordinarie e salotti tirati a lucido, per non menzionare ovviamente il Parlamento, che ha ormai oscurato la concittadina trattoria. <strong>Sarebbe  anzi il caso di riflettere se la felice deduzione relativa al reality  non calzi al nostro ambiente politico</strong>, e se non vada anche lì depenalizzato  l’insulto. Forse l’unico problema sarebbe la confusione dato che  a quel punto, tra reality e vita politica, cadrebbe anche l’ultima  distinzione formale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E ora tocca alla Gabanelli</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra i tanti casi da prima pagina che in questi giorni stanno scuotendo la libertà di stampa, ce n&#8217;è uno che resta infilato in questo articolo su l&#8217;Espresso (dove si riferisce di una &#8220;Gabanelli azzoppata&#8221; per volontà del governo). E ne scrive anche Aldo Grasso sul Corriere:
Non è un mistero che una trasmissione come quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra i tanti casi da prima pagina che in questi giorni stanno scuotendo la libertà di stampa, ce n&#8217;è uno che resta infilato in <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/silvio-a-reti-unificate/2108586/8">questo articolo su l&#8217;Espresso</a> (dove si riferisce di una &#8220;Gabanelli azzoppata&#8221; per volontà del governo). E ne scrive anche <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/09_settembre_05/fazio_grasso_89c79c9a-99da-11de-80e2-00144f02aabc.shtml">Aldo Grasso sul Corriere</a>:</p>
<blockquote><p>Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perché il dg Masi le ha tolto lo scudo dell&#8217;assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore dei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi).</p></blockquote>
<p>La notizia dunque è che il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha revocato la copertura legale a Report: un programma che &#8211; non per la smania di lanciare scoop falsi, come va di moda oggi &#8211; ma per l&#8217;abitudine a scoperchiare scandali impuniti, inevitabilmente attira querele intimidatorie: fino ad oggi peraltro, tutte regolarmente respinte.</p>
<p>L&#8217;attenzione pubblica è inevitabilmente concentrata sugli episodi plateali, le querele, i killeraggi. Ma non è forse ancora più subdola una così silenziosa eutanasia? E&#8217; possibile che Report venga punito per avere detto la verità?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;educazione civica di Striscia La Notizia</title>
		<link>http://www.remobassetti.com/Blog/2009/06/09/leducazione-civica-di-striscia-la-notizia/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 08:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
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		<description><![CDATA[La scorsa settimana è  finito il ciclo di “Striscia la notizia”. Per quanto mi riguarda,  è la prima volta che l’ho seguita, e ciò è accaduto perché è  diventato il programma preferito di mio figlio di nove anni. Un po’  il suo “Carosello” prima di andare a dormire. Che un bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana è  finito il ciclo di “Striscia la notizia”. Per quanto mi riguarda,  è la prima volta che l’ho seguita, e ciò è accaduto perché è  diventato il programma preferito di mio figlio di nove anni. Un po’  il suo “Carosello” prima di andare a dormire. Che un bambino possa  essere così accanitamente fan del programma dice già qualcosa sul  lavoro subliminale svolto dall’equipe di Striscia: tutta una serie  di trovate ritmico-musicali e iconografiche, o quel pupazzone del Gabibbo  (che però ormai appare solo nella sigla), sono certamente espedienti  per colpire il pubblico infantile, oppure per far leva sulla parte infantile  degli adulti. Da principio mi sono posto davanti allo schermo giusto  per solidarietà genitoriale, pronto ad approfittare dei tempi morti  o della distrazione di mio figlio per mettermi a leggere il giornale,  nonostante l’indiscutibile bravura dei conduttori Ficarra e Picone.</p>
<p><span id="more-1541"></span><br />
Alcuni pregiudizi che avevo venivano confermati: con la scusa di fare  il verso al gossip e alla ostentazione del corpo femminile si mettono  in scena il gossip e l’ostentazione del corpo femminile; le battute  sul padrone del vapore non mancano, e a volte sono pure pesanti (come  è stato per il caso di Noemi) ma fanno parte della logica che induce  a sopportare una quantità controllata di critica o satira interna,  per cedevolezza rispetto alle esigenze del business e per potere poi  sbandierare l’habitus del democratico; gli inseguimenti di Staffelli  con il tapiro in mano, o la sua pressione fisica, sanno un po’ troppo  di catodica somministrazione di olio di ricino, e qualche volta mi portano  a parteggiare per gli individui più abbietti; spesso viene dato spazio  ad accusatori senza troppo preoccuparsi della loro credibilità e di  un minimo di contraddittorio serio (così è stato per la famosa polemica  sulla cucina molecolare e sulle guide enogastronomiche, e lo dico senza  nutrire alcuna simpatia né per lo chef Adrià né per le guide enogastronomiche),  privilegiando la loro utilità scenica. A questi difetti si potrebbe  aggiungere il sostanziale accanimento contro i pesci piccoli del malcostume,  e si potrebbe eccepire che nell’anedottica localistica si perdono  di vista i malesseri più profondi della società italiana. Eppure raramente  ho visto passare con tanta leggerezza, e rivolto a un pubblico non necessariamente  intellettualizzato, il messaggio che il fantuttismo (lo fanno tutti,  che male c’è) o il benaltrismo (viene qui da me? Ma con tutti i problemi  seri che ci sono) non bastano a giustificare lo sprezzo delle regole.  Si potrebbe dire che la trasmissione verta all’ottanta per cento su  questo. In una puntata c’era gente che metteva in gabbia e vendeva  i cardellini, contro il divieto, e sincera era l’indignazione dei  trasgressori: “E che fa? Che è una cosa grave, un cardellino?”.  Con la telecamera e un contachilometri nascosto gli inviati di Striscia  sono andati a verificare la violazione dei limiti di velocità da parte  dei calciatori. Mi capitava di non stupirmi della violazione, che so  comune ai più degli automobilisti, per poi rendermi conto che è da  quell’assuefazione che cominciano le stragi sulle strade. Ed è un’ottima  cosa andare a censurare, sia pure col sorriso (ma pure col rilevatore),  i personaggi pubblici, facendo notare che la visibilità crea anche  la responsabilità di dare degli esempi. Proprio la circostanza di guardare  il programma insieme a un bambino di nove anni mi dava la prova in diretta  della sua introiezione del valore delle regole come necessario. Assisteva  a episodi minimi, truffe da quattro soldi, verso le quali noi adulti  non di rado assumiamo un atteggiamento stanco e rassegnato, e manifestava  tutta la sua riprovazione. Divertendosi, per giunta. Insomma, devo prendere  atto che ho assistito a un corso di educazione civica. Tanto di cappello.</p>
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		<title>Fofi al Giro d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 08:26:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Schermi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospite di “Uomini in fuga” il 14 maggio 2009 a Radio3, Goffredo Fofi parla di come è cambiato nel tempo il rapporto fra ciclismo e media. Si parte da &#8220;Totò al Giro d&#8217;Italia&#8221;, e dal fatto che chi presta la voce al radiocronista era il grande Mario Ferretti &#8211; che in quanto repubblichino era stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite di “Uomini in fuga” il 14 maggio 2009 a Radio3, Goffredo Fofi parla di come è cambiato nel tempo il rapporto fra ciclismo e media. Si parte da &#8220;Totò al Giro d&#8217;Italia&#8221;, e dal fatto che chi presta la voce al radiocronista era il grande <strong>Mario Ferretti</strong> &#8211; che in quanto repubblichino era stato epurato dalla Rai; e girò prima “Totò al Giro d’Italia” prestando la sua voce alla radiocronaca, e poi l’anno dopo sarebbe tornato a fare le radiocronache del Giro:</p>
<blockquote><p>Ferretti era un grandissimo radiocronista. Anche qui, <strong>la radio ingigantiva le cose, mentre la televisione a mio parere un po’ le sminuisce. Gli toglie una dimensione epica</strong>. Li vedi, e già il fatto che li vedi e non puoi immaginarteli, no? Noi immaginiamo Ulisse, se vediamo Ulisse ci farebbe molta meno impressione se vedessimo in diretta l’Odissea, no?<span id="more-1501"></span><br />
Però questo appunto riguarda l’epoca pre-televisione. Direi che la televisione è stata una delle cause, con l’automobile, della decadenza di molti sport: insomma, di questi sport più popolari. Lo stesso calcio, le radiocronache di Carosio sentite alla radio la domenica ovviamente creavano una dimensione epica e in qualche modo magica &#8211; addirittura onirica &#8211; e al mio paese, il bar sulla piazza metteva fuori un altoparlante e la partita veniva ascoltata da folle di persone che urlavano, gridavano, immaginando quello che succedeva. Ovviamente, non vedendolo. E il cinema fa vedere.</p></blockquote>
<p>In realtà <strong>basta ricordare i mondiali di calcio del  1982 per confutare quello che dice Fofi</strong>. La televisione è stata il volano finale  dello sport, e nessun racconto, per esempio, può rendere l&#8217;epica dello sforzo di  un maratoneta o il prodigio muscolare del centometrista. La questione va  storicizzata: <strong>è solo da un certo punto che la televisione ha cominciato a  mettere i piedi nel piatto e a snaturare lo sport</strong>. E&#8217; stato quando, da  osservatore discreto dell&#8217;evento sportivo (al limite con una sua precipua  dotazione tecnologica, come la moviola), la televisione ha riregolamentato lo  sport a proprio uso e consumo, sia nel senso di modificarne i regolamenti in  senso stretto, sia nel senso di imporre un calendario asfissiante per vendere  gli avvenimenti. Quello che manca allo sport di oggi è la cadenza festiva. Una  cosa era tornare presto a casa per godersi il &#8220;mercoledì di coppa&#8221;, una volta al  mese, un&#8217;altra è l&#8217;inondazione di partite a ogni ora del giorno, e l&#8217;inflazione  che ne consegue. In casi come il ciclismo, poi, la perdita di epica va cercata  altrove. Anzi, la televisione riesce ancora a farci sembrare meravigliosa  l&#8217;arrampicata di uno scalatore. Sarà il giornale, al mattino dopo, che,  raccontando gli esiti dell&#8217;esame antidoping, la ridimensionerà a volgare  episodio di cronaca.</p>
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		<title>Comunicazione di servizio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 15:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Schermi]]></category>

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		<description><![CDATA[Brevemente: per qualche ora questo sito sarà in una sorta di limbo, perché stiamo lavorando a mettere online la nuova impostazione grafica.
Gli eventuali disagi saranno spero ripagati da domani mattina, quando il rinnovo sarà completo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brevemente: per qualche ora questo sito sarà in una sorta di limbo, perché stiamo lavorando a mettere online la nuova impostazione grafica.</p>
<p>Gli eventuali disagi saranno spero ripagati da domani mattina, quando il rinnovo sarà completo.</p>
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