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	<title>Remo Bassetti &#187; Lo Sport</title>
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	<description>"Creati una situazione di attesa"</description>
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		<title>Il passo indietro</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 07:40:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Schumacher si deve rassegnare a una vita più impiegatizia, perchè il collo dolorante impedisce il grande rientro. Subito prima Stoner aveva deciso si sospendere il suo mondiale perchè ad ogni gara paga il prezzo di un&#8217;ansia insostenibile, e vomita regolarmente. E&#8217; ancora più potente, simbolicamente, che i due siamo campioni dei motori, e mai come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Schumacher si deve rassegnare a una vita più impiegatizia, perchè il collo dolorante impedisce il grande rientro. Subito prima Stoner aveva deciso si sospendere il suo mondiale perchè ad ogni gara paga il prezzo di un&#8217;ansia insostenibile, e vomita regolarmente. E&#8217; ancora più potente, simbolicamente, che i due siamo campioni dei motori, e mai come ora si distinguano dalla costruzione meccanica e dalla sua astratta perfezione e insensibilità. Le vicende del doping mettono in mostra un tentativo di assimilare i campioni a delle macchine, in nome di <strong>un obbligo di vittoria che sta rendendo lo sport stesso più noioso rispetto a quando era una storia epica    scritta per l&#8217;ottanta per cento da perdenti</strong>.</p>
<p>Schumacher e Stoner, insomma, ci ricordano che lo sport non è solo uno strumento per vincere le proprie fragilità ma anche per imparare, qualche volta, ad arrendersi a loro.</p>
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		<title>Esempi</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 13:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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(A sinistra il campione di ciclismo Danilo Di Luca, a destra un importante politico italiano)
A proposito dell’ultimo scandalo doping al Giro, il blog NuovoIndiscreto scrive: “Perché chiediamo ad un atleta professionista di essere più onesto della media dei suoi concittadini? Forse perché essendo la media dei cittadini schifosa pretendiamo che lo sport non sia un’isola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1656" title="berlusconi-diluca" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/07/berlusconi-diluca.jpg" alt="berlusconi-diluca" width="434" height="200" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>(A sinistra il campione di ciclismo Danilo Di Luca, a destra un importante politico italiano)</em></p>
<p>A proposito dell’ultimo scandalo doping al Giro, il blog <a href="http://nuovoindiscreto.blogspot.com/2009/07/di-luca-e-le-motivazioni-degli-altri.html">NuovoIndiscreto</a> scrive: “Perché chiediamo ad un atleta professionista di essere più onesto della media dei suoi concittadini? Forse perché essendo la media dei cittadini schifosa pretendiamo che lo sport non sia un’isola di purezza ma almeno l’unico posto in cui i meriti vengono premiati ed i demeriti puniti”.<br />
Giusto, certo. Ma c’è di più. Lo sportivo è, naturalmente, portato a rivestire un ruolo di esempio per i comuni mortali: che sia la forza, il coraggio, la velocità, o l’onestà, lui è lì non solo per sé ma per incarnare una serie di valori sia fisici che morali.<br />
Fin qui, credo, molti italiani potrebbero ritrovarsi d’accordo. Ma poi cosa succede se si pretende che non soltanto gli sportivi, ma pure i gestori della cosa pubblica debbano essere di esempio per tutti gli altri? Ecco, penso sia qui che iniziano i problemi: perché emerge una spaccatura fondamentale, quasi antropologica, fra i “moralisti” e “quelli che sanno come va il mondo”. O che credono di saperlo, perlomeno.</p>
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		<title>Il perfido doping</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 16:15:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando il ciclista Di  Luca risfoderava una prodigiosa vitalità sulle montagne del Giro  d’Italia lo spettatore sportivo che è in me non si entusiasmava.  Di Luca era già rimasto incastrato dall’antidoping nel 2007, poi  le sue analisi erano risultate “atipiche” nel 2008, e se l’era  cavata. Mi veniva naturale un certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il ciclista Di  Luca risfoderava una prodigiosa vitalità sulle montagne del Giro  d’Italia lo spettatore sportivo che è in me non si entusiasmava.  Di Luca era già rimasto incastrato dall’antidoping nel 2007, poi  le sue analisi erano risultate “atipiche” nel 2008, e se l’era  cavata. Mi veniva naturale un certo scetticismo sulle sue prestazioni.  E me ne dolevo, perché trovo un principio sacrosanto che chiunque possa  sbagliare, e che la società debba riaccoglierlo con fiducia, una volta  che ha scontato la sua pena (nel caso specifico, in verità, la questione  si era conclusa con una dubbia assoluzione). Ci credo in settori più  delicati, perché non dovrei farlo per il ciclismo? Invece, la notizia  è di oggi, Di Luca è stato trovato positivo all’Epo, proprio nell’ultimo  Giro d’Italia. Non trovo parole per commentare la caparbietà dei  ciclisti nel rinnovare i propri trucchi, un vero insulto per il pubblico  festoso che ancora aspetta ore sotto il sole per percorrere qualche  metro di corsa insieme a loro e incitarli. Di fronte all’inanità  della battaglia legale e al fango che schizza su tutti i corridori,  ognuno dei quali vede allungarsi l’ombra del dubbio sulle sue pedalate  anche quando sono il frutto di un bestiale sacrificio, mi domando se  non sia il caso di ricorrere a una misura estrema, come la sospensione  a tempo indeterminato di questo sport. </p>
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		<title>Il ciclismo a orecchio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 15:05:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La Scherma]]></category>
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		<description><![CDATA[Sembra dunque  destinata alla sconfitta il tentativo dell’Uci, nel Tour de France  in corso, di vietare l’uso degli auricolari ai corridori, per il costante  contatto radio con i direttori sportivi situati sulle ammiraglie. La  questione, che i giornali e i blog si sono poco occupati di commentare,  è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra dunque  destinata alla sconfitta il tentativo dell’Uci, nel Tour de France  in corso, di vietare l’uso degli auricolari ai corridori, per il costante  contatto radio con i direttori sportivi situati sulle ammiraglie. La  questione, che i giornali e i blog si sono poco occupati di commentare,  è stata per lo più ricondotta al rapporto tra sport e tecnologia.  Ma tutto sommato la posta in gioco mi pare un’altra, ed è l’iniziativa  dell’atleta e la sua autonomia rispetto alle linee tattiche concordate  dall’esterno.<br />
Ricordo, nella mia esperienza, un confronto duro nella  scherma, che all’epoca venne chiamata guerra delle transenne. A fronte  di una lunga tradizione, nella quale il maestro affiancava l’atleta  a bordo pedana così come avviene ad esempio per l’allenatore del  pugile sul ring, una parte della dirigenza di allora mirava a confinare  i tecnici lontano dagli atleti, dietro delle transenne, appunto, in  maniera da rendere difficoltosa, se non impossibile, la loro comunicazione,  ritenendo che essa potesse falsare le forze in campo. Per la squadra  in cui militavo era una batosta, poiché mio padre, che era un grande  maestro, era un attento studioso dei colpi istintivi dei nostri avversari,  che ci segnalava in diretta, suggerendoci di eseguire un’azione piuttosto  che un’altra. E tutti noi suoi allievi, quando eravamo impegnati a  nostra volta come accompagnatori, provavamo a praticare la medesima  vocazione, e anzi consideravamo inadeguati gli allenatori avversari  che rimanevamo muti vicino ai loro ragazzi, senza dare loro consigli  di sorta.<br />
Del resto, mi pare che susciti ammirazione più l’allenatore  di calcio che continuamente striglia i suoi prodi e li approvvigiona  continuamente di schemi che non quello che rimane con gli occhi fissi  nel vuoto sulla panchina. Insomma, dell’immaginario sportivo più  genuino fa parte storicamente anche il sodalizio cospirativo tra l’atleta  e l’allenatore, benché talvolta riduca apparentemente il secondo  a braccio (o gamba…) ed elevi l’altro alla mente. Gli auricolari,  dunque, spingono verso la tradizione. </p>
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		<title>Il tour dal quale non si scappa</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 15:07:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Prigioni e Detenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Che sia venuta  a un grande intellettuale francese, Marc Augè, la voglia di scrivere  “Il bello della bicicletta”, un lirico e utopistico elogio delle  due ruote, quali chiavi di una nuova sostenibilità urbana non ha sorpreso.  Parigi, infatti, è in questo momento all’avanguardia, con i suoi  Velib disposti fuori dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che sia venuta  a un grande intellettuale francese, Marc Augè, la voglia di scrivere  “Il bello della bicicletta”, un lirico e utopistico elogio delle  due ruote, quali chiavi di una nuova sostenibilità urbana non ha sorpreso.  Parigi, infatti, è in questo momento all’avanguardia, con i suoi  Velib disposti fuori dalla metropolitana e le sue oceaniche domeniche  dei ciclisti, nella riscoperta dell’antico amore a pedali. La bicicletta,  per i francesi, sta diventando (o ridiventando) una chiave per i più  svariati progetti sociali. Ecco dunque che oggi si conclude, allo Stadio  Charleti di Parigi, dopo quindici tappe cominciate a Lille, il primo  Tour de France per detenuti e guardie carcerarie, organizzato dall’amministrazione  penitenziaria. Non ci sono tentativi di fuga, non solo nel senso di  evasione, ma neppure sotto il profilo propriamente tecnico. I corridori  affrontano fianco a fianco la fatica con la soddisfazione del cimento  con il percorso, senza una competizione con dei vincitori; cenano insieme  la sera, dormono in camere di due. I detenuti, che sono stati scelti  tra quelli senza una grande pena a carico, e che torneranno a scontarla  al termine della prova, sono motivatissimi. Come uno di loro ha spiegato  a Le Monde, “mia madre è venuta alla partenza a Lille. Questo le  ha permesso di vedermi e parlarmi. Io ero fiero di mostrare che potevo  fare qualche cosa come questa. Questo fa nascere un po’ di speranza”.  L’aspetto più intelligente è quello dei sorveglianti e dei sorvegliati  impegnati insieme nel medesimo sforzo. “Ci si rispetta” spiega un  altro partecipante, riferito agli agenti penitenziari &#8220;Ha cambiato  la mia maniera di vederli. Dopo tutto sono uomini come noi. E loro stessi  ci vedono diversamente”. Del resto, proprio Marc Augè, nel testo  sopra citato, ha scritto che “tra i ciclisti, ai livelli più umili,  c’è la coscienza di una certa solidarietà, la coscienza della sfida  e del momento condiviso, di un qualcosa che li distingue da tutti gli  altri e appartiene solo a loro”. E che, attraverso la bicicletta,   si scopre che “c’è una certa relazione tra la riscoperta di una  certa presenza a se stessi e quella della presenza degli altri”.  Nessuna salita, nemmeno il Ventoux o il Tourmalet, può essere ripida  quanto la strada del recupero e del reinserimento. Ma quella insolita  carovana di pedalatori, paradossalmente più vicina alla purezza atletica  di quanto lo siano i colleghi professionisti che si iniettano anabolizzanti,  dimostra come un po’ di fantasia possa addolcire il tragitto, e magari  portare qualche vincitore di più sotto lo striscione del traguardo.</p>
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		<title>Fofi al Giro d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 08:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Ospite di “Uomini in fuga” il 14 maggio 2009 a Radio3, Goffredo Fofi parla di come è cambiato nel tempo il rapporto fra ciclismo e media. Si parte da &#8220;Totò al Giro d&#8217;Italia&#8221;, e dal fatto che chi presta la voce al radiocronista era il grande Mario Ferretti &#8211; che in quanto repubblichino era stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite di “Uomini in fuga” il 14 maggio 2009 a Radio3, Goffredo Fofi parla di come è cambiato nel tempo il rapporto fra ciclismo e media. Si parte da &#8220;Totò al Giro d&#8217;Italia&#8221;, e dal fatto che chi presta la voce al radiocronista era il grande <strong>Mario Ferretti</strong> &#8211; che in quanto repubblichino era stato epurato dalla Rai; e girò prima “Totò al Giro d’Italia” prestando la sua voce alla radiocronaca, e poi l’anno dopo sarebbe tornato a fare le radiocronache del Giro:</p>
<blockquote><p>Ferretti era un grandissimo radiocronista. Anche qui, <strong>la radio ingigantiva le cose, mentre la televisione a mio parere un po’ le sminuisce. Gli toglie una dimensione epica</strong>. Li vedi, e già il fatto che li vedi e non puoi immaginarteli, no? Noi immaginiamo Ulisse, se vediamo Ulisse ci farebbe molta meno impressione se vedessimo in diretta l’Odissea, no?<span id="more-1501"></span><br />
Però questo appunto riguarda l’epoca pre-televisione. Direi che la televisione è stata una delle cause, con l’automobile, della decadenza di molti sport: insomma, di questi sport più popolari. Lo stesso calcio, le radiocronache di Carosio sentite alla radio la domenica ovviamente creavano una dimensione epica e in qualche modo magica &#8211; addirittura onirica &#8211; e al mio paese, il bar sulla piazza metteva fuori un altoparlante e la partita veniva ascoltata da folle di persone che urlavano, gridavano, immaginando quello che succedeva. Ovviamente, non vedendolo. E il cinema fa vedere.</p></blockquote>
<p>In realtà <strong>basta ricordare i mondiali di calcio del  1982 per confutare quello che dice Fofi</strong>. La televisione è stata il volano finale  dello sport, e nessun racconto, per esempio, può rendere l&#8217;epica dello sforzo di  un maratoneta o il prodigio muscolare del centometrista. La questione va  storicizzata: <strong>è solo da un certo punto che la televisione ha cominciato a  mettere i piedi nel piatto e a snaturare lo sport</strong>. E&#8217; stato quando, da  osservatore discreto dell&#8217;evento sportivo (al limite con una sua precipua  dotazione tecnologica, come la moviola), la televisione ha riregolamentato lo  sport a proprio uso e consumo, sia nel senso di modificarne i regolamenti in  senso stretto, sia nel senso di imporre un calendario asfissiante per vendere  gli avvenimenti. Quello che manca allo sport di oggi è la cadenza festiva. Una  cosa era tornare presto a casa per godersi il &#8220;mercoledì di coppa&#8221;, una volta al  mese, un&#8217;altra è l&#8217;inondazione di partite a ogni ora del giorno, e l&#8217;inflazione  che ne consegue. In casi come il ciclismo, poi, la perdita di epica va cercata  altrove. Anzi, la televisione riesce ancora a farci sembrare meravigliosa  l&#8217;arrampicata di uno scalatore. Sarà il giornale, al mattino dopo, che,  raccontando gli esiti dell&#8217;esame antidoping, la ridimensionerà a volgare  episodio di cronaca.</p>
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		<title>Il doping delle regole</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 08:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Non posso certo dire che la Formula Uno sia il mio sport preferito, ma il caso di questi giorni dimostra &#8211; con rara chiarezza &#8211; come qualsiasi partita, in generale, inizi a giocarsi già da quando si decidono le regole del gioco. Ne ha scritto ieri Michele Serra su Repubblica:
Un gran premio di Formula Uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1466" title="max-mosley" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/05/max-mosley.jpg" alt="max-mosley" width="308" height="232" /></p>
<p>Non posso certo dire che la Formula Uno sia il mio sport preferito, ma il caso di questi giorni dimostra &#8211; con rara chiarezza &#8211; come qualsiasi partita, in generale, inizi a giocarsi già da quando si decidono le regole del gioco. Ne ha scritto ieri Michele Serra su Repubblica:</p>
<blockquote><p>Un gran premio di Formula Uno senza la Ferrari sarebbe come un campionato del mondo di calcio senza il Brasile. O come <em>Fronte del porto</em> senza Marlon Brando. O Parigi senza la Tour Eiffel. Una pagina con un buco in mezzo. La Ferrari lo sa. E ieri ha giocato la carta più efficace di questa sua disgraziata stagione, minacciando di non iscriversi alla prossima. Da tempo le beghe tecnico-politiche contendono i titoli di prima pagina alle vicende sportive. Diciamo, per i profani, che le grandi case automobilistiche, che insieme alle scuderie private inglesi hanno costruito storia e leggenda dell&#8217;automobilismo, contano sempre meno, e sempre di più conta la ristretta lobby di gentlemen piuttosto eccentrici che gestiscono la F1 come una specie di circolo privato e stabiliscono regolamenti cervellotici e molto cangianti. <span id="more-1465"></span>E&#8217; uno dei (tanti) segnali del mutamento, anzi della mutazione di molte discipline sportive, che perdono &#8220;classicità&#8221; e radici popolari nell&#8217;ansia di rinnovare lo show. Dimenticando che i grandi sport, per il vasto pubblico, sono anche un rito codificato, e dunque l&#8217;eccesso di cambiamento leva più di quanto aggiunge. Impiegare un paio di mesi per capire le novità non è, per nessun pubblico pagante, la massima delle ambizioni.  Gli estenuanti rivolgimenti regolamentari producono sull&#8217;automobilismo lo stesso effetto pernicioso del doping sul ciclismo: l&#8217;impressione, cioè, che &#8220;trucchi&#8221; esterni rendano meno leggibile un ordine di arrivo.</p></blockquote>
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		<title>Quegli Zio Tom dei calciatori</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 07:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sulla boutade dei posti  riservati sulla metro uno dei commenti più divertenti è stato di Michele  Serra, che si domandava, tra l’altro: come faranno a  farsi riconoscere  i milanesi? Si tatueranno con una M? E come ci si regolerà con i calciatori  dell’Inter e del Milan? Altrettanto pertinente, per questi ultimi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="justify"><img class="aligncenter size-full wp-image-1448" title="balotelli" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/05/balotelli.jpg" alt="balotelli" width="244" height="162" /></p>
<p>Sulla boutade dei posti  riservati sulla metro uno dei commenti più divertenti è stato di Michele  Serra, che si domandava, tra l’altro: come faranno a  farsi riconoscere  i milanesi? Si tatueranno con una M? E come ci si regolerà con i calciatori  dell’Inter e del Milan? Altrettanto pertinente, per questi ultimi,  tuttavia sarebbe stata la domanda: e come si regoleranno loro (domanda  ovviamente retorica, al paro della prima, dato che non si è mai visto  un calciatore nella metro)?<br />
Un’amara riflessione  politica di questi giorni è <strong>la normalità che ha raggiunto l’utilizzo  dell’appeal mediatico per accedere a posizioni di potere</strong>. <strong>E’ certamente  indice di scadimento della democrazia che la semplice popolarità diventi  elemento costitutivo della carriera politica</strong>: all’inverso, il fatto  che si possa efficacemente sostenere una causa pubblica, grazie alla  fama di cui si gode in quanto artista o uomo di spettacolo, potrebbe  essere un propulsore di democrazia. E’ quello che, con una certa regolarità,  fanno cantanti e attori. <strong>Ma i calciatori?</strong><br />
<span id="more-1447"></span><strong>Raramente vanno oltre la pur  meritoria messa a disposizione della loro faccia per scopi di beneficenza</strong>.  <strong>Mai li si sente alzare la voce per difendere e promuovere grandi battaglie  di principio</strong>. Quando si parla di razzismo, al massimo i calciatori si  pongono il problema di <strong>Balotelli</strong>, che è pur sempre un maleducato giovanotto  milionario, non esattamente il prototipo del <em>vucumprà</em>: e gli  insulti, pur riprovevoli, servono essenzialmente a provocarlo. Lo sport,  e per la sua importanza il calcio più degli altri, è un potente fattore  di disintossicazione razzista, proprio perché abitua a vedere mescolate  le etnie, e ad inneggiare a coloro che si vivrebbero come diversi da  noi. Per un curioso sdoppiamento non è detto che applaudire un nero  significhi uscire dal razzismo: quando <strong>Louis Armstrong</strong>, ormai famoso,  tornò nella natia New Orleans per una grande serata, ai neri fu vietato  l’accesso, e poterono solo ascoltarlo dalla finestra del locale. In  effetti, a parte rarissimi scatti d’orgoglio, Armstrong nulla fece  per smuovere le ineguaglianze razziali, e anzi offriva le sue facce  buffe ai bianchi che godevano non solo per la sua musica ma anche per  la sua buffonesca viltà e sottomissione. Così i calciatori di colore:  che potrebbero spendere qualche volta una parola, e persino minacciare  una protesta o uno sciopero, in nome di tutti gli immigrati che si vorrebbero  confinare in vagoni differenziati della metro, rispedire nel paese oppressore  a cui sfuggivano, prendere a sprangate per strada; in nome insomma di  quei disgraziati di cui essi stessi potrebbero fare parte se non avessero  avuto il culo del talento calcistico. Con esso deliziano i loro padroni  i quali, evolutisi a loro volta, non chiedono un rispettoso inchino  ma si contentano di una sforbiciata o un tiro da venti metri.</p>
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		<title>Kakà sceicco</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 11:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Fermacarte]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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Da Berlusconi alla Legione straniera
A mia memoria sarebbe  la prima volta che una cifra assurda per comprare un calciatore viene  pagata a una squadra italiana invece che il contrario. Nella tradizione  i nostri presidenti di club sono stati sempre i “ricchi scemi”,  anche se qualche volta l’investimento, apparentemente folle, si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/01/toto-sceicco.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-729" title="toto-sceicco" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/01/toto-sceicco.jpg" alt="" width="244" height="382" /></a></p>
<p><strong>Da Berlusconi alla Legione straniera</strong></p>
<p>A mia memoria sarebbe  la prima volta che una cifra assurda per comprare un calciatore viene  pagata a una squadra italiana invece che il contrario. Nella tradizione  i nostri presidenti di club sono stati sempre i “ricchi scemi”,  anche se qualche volta l’investimento, apparentemente folle, si è  rivelato lucido pure per indotto extracalcistico (fu il caso di Maradona).  Si possono rifiutare 110 milioni per vendere un giocatore? Certo, si  tratta di un calciatore particolare, sia per le qualità tecniche che  ne fanno forse il migliore del mondo, sia per la sobria serietà, che  lo candidava a diventare la bandiera del Milan. Ma per la questione  della bandiera, già si dice che nel calcio non esistono più (e quella  storica del Milan Rivera, è stata mandata via da Berlusconi appena  ha messo piede al Milan), figurarsi quando il presidente è uno che  è anche capo del governo, alleato con un tale che brucia per strada  pure le bandiere vere. E, pur riconoscendo al caso di Berlusconi, una  vocazione commerciale sopra la media, è innegabile che incassare 110  milioni per una cessione è un affare che capita una volta nella vita,  e non apparirebbe saggio farselo sfuggire. <strong>Berlusconi tuttavia dovrà  riflettere su due possibili conseguenze negative</strong>: la prima è che avere  usato il calcio per la costruzione della sua immagine politica rischia  di ritorcerglisi contro. A parte il prevedibile malumore dei tifosi  milanisti, <strong>non suona bene che in un momento in cui la gente fatica ad  arrivare a fine mese il capo del governo si metta platealmente in tasca  110 milioni per il suo business</strong>. La seconda è che, se è vero che con  110 milioni si possono prendere tre o quattro giocatori che compensino  ampiamente la partenza di Kakà, è vero anche che questa transazione  rischia di far saltare ogni precedente valutazione di mercato. Quando  il Milan chiederà Drogba o Lampard perché mai, gli diranno, dovremmo  darteli alla terza o quarta parte del prezzo di Kakà? In questo generale  soppesare i pro e i contro vorrei però ricordare una bellissima svolta:  <strong>finalmente che Berlusconi ha fatto un affare lo sapremmo da lui stesso  invece che dalle intercettazioni</strong>.</p>
<p>(nel frattempo lo sceicco <a href="http://sport.alice.it/notizie/sport/2009/01_gennaio/17/calcio_man_city_sceicco_perde_il_doppio_cifra_stanziata_per_kaka,17600044.html">ha perso in borsa</a> 440 milioni. Di sterline)</p>
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		<title>Un secolo di sport</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 11:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lunedì prossimo (12 gennaio, alle 17.30) ci sarà il primo incontro del ciclo &#8220;Un secolo di sport: diciotto appuntamenti con personaggi, miti, libri sportivi&#8221;. Oltre al sottoscritto interverrà appunto il mito ritratto qui sopra alle Olimpiadi del 1960, e si parlerà prevalentemente di atletica leggera e tennis.
Gli appuntamenti saranno tutti alla Biblioteca Civica &#8220;Alessandro Passerin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Livio Berruti" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/0f/Berruti_roma60.jpg" alt="" width="382" height="262" /></p>
<p>Lunedì prossimo (12 gennaio, alle 17.30) ci sarà il primo incontro del ciclo &#8220;Un secolo di sport: diciotto appuntamenti con personaggi, miti, libri sportivi&#8221;. Oltre al sottoscritto interverrà appunto il mito ritratto qui sopra alle Olimpiadi del 1960, e si parlerà prevalentemente di atletica leggera e tennis.</p>
<p>Gli appuntamenti saranno tutti alla Biblioteca Civica &#8220;Alessandro Passerin D&#8217;Entreves&#8221;, in via Guido Reni 102 a Torino. Ecco il programma completo del ciclo:</p>
<p>INCONTRO INTRODUTTIVO</p>
<p>LUNEDI’ 12 GENNAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>REMO BASSETTI <strong>“STORIA  E STORIE DELLO SPORT IN ITALIA”, </strong> Marsilio</p>
<p>Panorama generale, con particolare  attenzione alla atletica leggera e al tennis</p>
<p>Interviene <strong>LIVIO BERRUTI, </strong> medaglia d’oro Olimpiadi di Roma 1960.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>I TEMPI EROICI</p>
<p>LUNEDI’ 19 GENNAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>RENATO TAVELLA <strong>“NASCE  UN MITO:JUVENTUS”, </strong>Newton&amp;Compton</p>
<p>L’archeologia del calcio  nella Torino liberty</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 26 GENNAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>PAOLO FACCHINETTI <strong>“BOTTECCHIA”, </strong> Ediciclo Editore</p>
<p>Il ciclismo fachiresco dalle  strade polverose</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 2 FEBBRAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>LUCA PAGLIARI <strong>“ZONA CESARINI”</strong>,  Bompiani</p>
<p>La fantasia del tango al servizio   della Grande Juventus del Quinquennio</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LA RICOSTRUZIONE DEL DOPOGUERRA</p>
<p>LUNEDI’ 16 FEBBRAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>ORIO VERGANI, GUIDO VERGANI <strong> “CARO COPPI”</strong>, Mondadori</p>
<p>La vita e le sublimi imprese  del “Campionissimo”</p>
<p>Partecipa BEPPE CONTI, autore  del libro <strong>“CENTO STORIE DEL GIRO D’ITALIA”,</strong>Graphot</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 23 FEBBRAIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>FRANCO OSSOLA, RENATO TAVELLA <strong> “IL ROMANZO DEL GRANDE TORINO”,</strong>Newton Compton</p>
<p>Una squadra da amare per sempre.</p>
<p><span id="more-701"></span></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>BIOGRAFIE DA FAVOLA<br />
LUNEDI’ 2 MARZO 2009   ORE 17.30</p>
<p>DARWIN PASTORIN <strong>“ODE PER  MANE’”, </strong>Limina<br />
Garrincha, l’ala destra del  Brasile più spettacolare</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 9 MARZO 2009 ORE  17.30</p>
<p>BRUNO BERNARDI, MASSIMO NOVELLI <strong> “TRE RE PER LA SIGNORA”, </strong>Graphot</p>
<p>Boniperti, Charles, Sivori,  il trio delle meraviglie della Juventus</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 16 MARZO 2009   ORE 17.30</p>
<p>NANDO DALLA CHIESA <strong>“LA  FARFALLA GRANATA”,</strong> Limina</p>
<p>Meroni, la funambolica ala  controcorrente del Torino</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 23 MARZO 2009   ORE 17.30</p>
<p>ANDREA MAIETTI <strong>“RIBOT  E IL MENALATTE”</strong>, Limina</p>
<p>Facchetti, il terzino gentiluomo  dell’Inter</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 30 MARZO 2009   ORE 17.30</p>
<p>ANDREA SCANZI <strong>“CANTO DEL  CIGNO”</strong>, Limina</p>
<p>Van Basten, il magico centravanti  del Milan.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LE SORPRESE NARRATIVE DEL  NUOVO MILLENNIO</p>
<p>LUNEDI’ 6 APRILE 2009   ORE 17.30</p>
<p>LUIGI GARLANDO <strong>“CIELO  MANCA”, </strong>Sonzogno</p>
<p>Colorata favola moderna, raccontata  con un linguaggio originalissimo fatto di parole e di figurine Panini</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 20 APRILE 2009   ORE 17.30</p>
<p>MARCO BERNARDINI <strong>“QUESTA  NOTTE NON SI BALLA”</strong>, Cairo Editore</p>
<p>Come era difficile, nel 1968,  per un giovane del movimento studentesco, essere “compagno “ e tifoso  di calcio</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 27 APRILE 2009 ORE  17.30</p>
<p>MAURO BERRUTO <strong>“INDEPENDIENTE   SPORTING”</strong>, Bradipolibri</p>
<p>L’autore, trainer della Nazionale  di volley finlandese, ci porta a Leticia, sperduta località del Sudamerica,  dove si esibiva una strana squadra di calcio in cui militava Che Guevara</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 4 MAGGIO 2009 ORE  17.30</p>
<p>PIPPO RUSSO <strong>“IL MIO NOME  E’ NEDO LUDI”</strong>, Baldini Castoldi</p>
<p>Ambientato nel 1989, anno di  profondi cambiamenti, nei quali si inserisce la crisi di identità del  protagonista, stopper che non si orienta più nella “zona”.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>IL PRESENTE</p>
<p>LUNEDI’ 11 MAGGIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>GIAN LUCA FAVETTO <strong>“ITALIA,  PROVINCIA DEL GIRO”</strong>, Mondadori</p>
<p>Alla scoperta dei margini e  degli angoli nascosti della massima corsa ciclistica italiana</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 18 MAGGIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>ROBERTO BECCANTINI <strong>“JUVE  TI AMO LO STESSO”</strong>, Mondadori</p>
<p>La brutta storia di Calciopoli  vista da un giornalista correttamente juventino, affascinato ancora  dalle prodezze di Sivori</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>LUNEDI’ 25 MAGGIO 2009   ORE 17.30</p>
<p>GIGI GARANZINI <strong>“E CONTINUANO  A CHIAMARLO CALCIO”</strong>, Mondadori</p>
<p>Storie e personaggi di un gioco  geneticamente modificato.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Livio_Berruti">(fonte img)</a></p>
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