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	<title>Remo Bassetti &#187; Storia</title>
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		<title>E&#8217; arrivato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 17:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Prigioni e Detenuti]]></category>
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		<description><![CDATA[
La Storia In Dieci Processi, Nutrimenti Editore, 2010.
Leggi la scheda del libro.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2082" title="LaStoriaInDieciProcessi" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2010/03/LaStoriaInDieciProcessi.jpg" alt="LaStoriaInDieciProcessi" width="400" height="646" /></p>
<p>La Storia In Dieci Processi, Nutrimenti Editore, 2010.</p>
<p><a href="http://www.nutrimenti.net/libro.php?codice=IG036">Leggi</a> la scheda del libro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il corpo delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giudizio Universale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Da oggi si ricomincia a sentire l&#8217;odore della carta stampata: Giudizio Universale presenta la sua prima delle sue nuove Guide, dedicate alle grandi questioni del nostro tempo.


La forma scelta è quella enciclopedica: gli autori (Carlo Flamigni e Margherita Granbassi) hanno curato le voci necessarie per comprendere l&#8217;argomento, in ordine alfabetico.
Ed ecco, dal sito di Giudizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi si ricomincia a sentire l&#8217;odore della carta stampata: Giudizio Universale presenta la sua prima delle sue nuove Guide, dedicate alle grandi questioni del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: center; "><img class="aligncenter size-full wp-image-2077" title="copertina_donna" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2010/03/copertina_donna.jpg" alt="copertina_donna" width="200" height="321" /></p>
<p style="text-align: center; ">
<p>La forma scelta è quella enciclopedica: gli autori (Carlo Flamigni e Margherita Granbassi) hanno curato le voci necessarie per comprendere l&#8217;argomento, in ordine alfabetico.</p>
<p>Ed ecco, <a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/politica/guida-al-corpo-della-donna">dal sito di Giudizio Universale</a>, alcuni estratti della lettera A:</p>
<blockquote><p><strong>Abbraccio</strong><br />
In alcune scuole americane gli abbracci dei ragazzi sono stati cronometrati. Il preside ha messo lo stop ad abbracci più lunghi di trenta secondi dicendo: “Non era più un saluto, era un continuo stare attaccati senza alcuna necessità. Sempre così, prima di andare in classe, per tutto il giorno”. Mi stupisce perché poi si accusano i giovani di abbracciarsi solo e sempre alla tastiera di un computer. (…)<br />
Ho iniziato questo libro sul corpo femminile dall’abbraccio per due semplice motivi. Anzitutto perché l’abbraccio è l’incipit della nostra vita, è il primo segno di affetto che riceviamo. Poi perché la donna, più dell’uomo, ha il coraggio di abbandonarsi al calore di un abbraccio amorevole, amichevole, filiale, materno. Di offrirlo, di inseguirlo, di sognarlo. Se una donna soffre non ci sarà catarsi senza un nuovo abbraccio.<br />
<em>(Margherita Granbassi)</em></p>
<p><strong>Aborto</strong><br />
Si possono disegnare due tipi di società che possono fare a meno dell’aborto: la prima è una società nella quale ogni bambino che nasce è benvenuto, anche se sottrae il cibo necessario per la sopravvivenza dei fratelli; la seconda è una società nella quale ha avuto successo la diffusione della cultura, per cui tutti i cittadini sentono il peso della responsabilità sociale connessa con la vita sessuale e sanno utilizzare con discernimento i metodi anticoncezionali che la scienza (che rappresenta il loro maggiore investimento e che è al loro servizio) mette a disposizione. Che poi luoghi come questi esistano veramente è un’altra faccenda.<br />
<em>(Carlo Flamigni)</em></p>
<p><strong>Allattamento</strong><br />
Non c’è dubbio sul fatto che il latte materno sia l’alimento ideale per lo sviluppo e per la salute del bambino. Molti dei suoi vantaggi sono evidenti e non necessitano di prove: difficilmente crea allergie; non comporta spese particolari e facilita (quasi sempre) il compito della madre; la casa che lo produce garantisce sterilità e giusta temperatura; rende più facile la formazione di una flora batterica intestinale favorevole alle funzioni digestive. (…)<br />
Una serie di ragioni scorrette e di motivazioni futili hanno prodotto, a partire dagli anni Cinquanta, una netta flessione dell’allattamento materno in tutto il mondo. Una congerie di sciocchezze che si sono però associate a una motivazione seria: le donne che lavorano incontrano molte difficoltà a trovare il tempo e il modo per allattare il figlio durante le ore centrali del giorno e finiscono col limitarsi a un paio di poppate. La cosa più discutibile invece riguarda il timore che l’allattamento rovini il seno e ne cambi la forma in una che agli uomini non piace. Avevo promesso di tenere questa notizia per me, ma proprio non ce la faccio: è bene che tutti sappiate che si sta organizzando una vera rivoluzione contro la tetta artificiale, marmorea, innaturalmente proiettata verso il cielo, di temperatura almeno quattro gradi più bassa della minima stagionale, ricoperta da una pelle lucida sotto la quale si intuiscono marchingegni misteriosi. Mi si dice anche che sono sempre più apprezzati i seni un po’ molli, leggermente cadenti, con la cute disegnata da venule azzurre, quelli che hanno una storia da raccontare.<br />
<em>(Carlo Flamigni)</em></p></blockquote>
<p><span style="font-size: small;">La guida completa è disponibile in libreria, oppure in abbonamento. Un altro passo avanti per Giudizio Universale, alla faccia della crisi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
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		<title>L&#8217;estratto misterioso #9</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma l&#8217;asso nella manica che lo scienziato presumeva di possedere a dimostrazione della sua posizione, la teoria delle maree, era clamorosamente sbagliato. Galileo, e per lui Salviati, deduceva che le maree fossero la conseguenza della rotazione della Terra anziché frutto (come invece già correttamente Keplero aveva scritto) dell&#8217;attrazione della Luna. Si trattava di un&#8217;opinione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ma l&#8217;asso nella manica che lo scienziato presumeva di possedere a dimostrazione della sua posizione, la teoria delle maree, era clamorosamente sbagliato. Galileo, e per lui Salviati, deduceva che le maree fossero la conseguenza della rotazione della Terra anziché frutto (come invece già correttamente Keplero aveva scritto) dell&#8217;attrazione della Luna. Si trattava di un&#8217;opinione che cozzava contro gli studi astronomici più recenti ed entrava in contraddizione persino con le nozioni di meccanica dello stesso autore. Insomma, il libro che avrebbe nei secoli tramandato l&#8217;ignoranza di chi lo avversava era in realtà totalmente infondato sul piano scientifico.</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;estratto misterioso #8</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 16:12:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La violenza del primo conflitto mondiale indusse gli Stati a sottoscrivere, nel 1928 a Parigi, un documento di straordinaria importanza simbolica: il patto Briand-Kellogg, con il quale i sessantatré firmatari condannavano il ricorso alla guerra come mezzo per la risoluzione delle divergenze internazionali e rinunciavano a farne uno strumento di politica nazionale nelle loro relazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La violenza del primo conflitto mondiale indusse gli Stati a sottoscrivere, nel 1928 a Parigi, un documento di straordinaria importanza simbolica: il patto Briand-Kellogg, con il quale i sessantatré firmatari condannavano il ricorso alla guerra come mezzo per la risoluzione delle divergenze internazionali e rinunciavano a farne uno strumento di politica nazionale nelle loro relazioni reciproche. Era una grande svolta culturale, ma sul piano pratico la minaccia delle armi continuava a incombere sul mondo poiché le nazioni mantenevano il diritto alla legittima difesa e la discrezionalità per valutare autonomamente quando si fossero verificate le condizioni che lo facevano scattare.</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;estratto misterioso #7</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:49:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Prima guerra mondiale contribuì ovunque a porre le donne in una luce diversa dal passato, poiché per rimpiazzare i mariti partiti per il fronte esse dovettero avviarsi in massa al lavoro, e proprio in Francia per due terzi, tra il &#8216;14 e il &#8216;18, erano loro che mantenevano la famiglia. In Francia c&#8217;era però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La Prima guerra mondiale contribuì ovunque a porre le donne in una luce diversa dal passato, poiché per rimpiazzare i mariti partiti per il fronte esse dovettero avviarsi in massa al lavoro, e proprio in Francia per due terzi, tra il &#8216;14 e il &#8216;18, erano loro che mantenevano la famiglia. In Francia c&#8217;era però qualcosa che trascendeva il dato storico contingente: una misteriosa corrente elettrica che spingeva la donna a impadronirsi del proprio destino e a misurarsi con l&#8217;uomo.</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;unico schiavo buono</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:18:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Enrico Deaglio inizia a collaborare con Giudizio Universale, con questo pezzo su Haiti: e su come certi aspetti della vita sull&#8217;isola siano riflessi nel cinema, nell&#8217;arte, nella religione. Ad esempio, nella
(&#8230;) leggenda degli zombie, gli enormi morti viventi capaci solo di movimenti meccanici, ovvero di lavorare (numerosi studi sostengono che la leggenda abbia un fondamento scientifico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Deaglio inizia a collaborare con Giudizio Universale, con <a href="http://www.giudiziouniversale.it/d/articolo/politica/haiti-souvenir-dallinferno">questo pezzo su Haiti</a>: e su come certi aspetti della vita sull&#8217;isola siano riflessi nel cinema, nell&#8217;arte, nella religione. Ad esempio, nella</p>
<blockquote><p><em>(&#8230;) leggenda degli zombie, gli enormi morti viventi capaci solo di movimenti meccanici, ovvero di lavorare (numerosi studi sostengono che la leggenda abbia un fondamento scientifico, qualcosa legato al cervello profondo, alla catalessi, insomma al sogno del perfetto lavoratore che non parla, non domanda, non mangia).</em></p></blockquote>
<p>E non vive, appunto: lo schiavo perfetto deve lavorare, ma al tempo stesso annullarsi come persona. Deve essere mentalmente morto, e solo a questa condizione viene lasciato vivere. Viene da pensare allora che ci sia un po&#8217; di Haiti anche in alcune zone d&#8217;Italia, come ci dicono gli avvenimenti di questo inizio 2010.</p>
<p>E vengono in mente le parole di Pasolini che, all&#8217;opposto, individuava <strong>nella figura di Socrate il ribelle perfetto</strong>. Perché appunto è all&#8217;opposto della catalessi, del non parlare e del non fare domande: all&#8217;opposto del morto che viene lasciato vivere, c&#8217;è il ribelle (vivo nel senso più pieno, e autentico) di cui il potere non può sopportare l&#8217;esistenza. Ed anche in questo forse c&#8217;è un po&#8217; di Haiti, della fierezza e del coraggio che condussero all&#8217;<em>altra</em> rivoluzione americana.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;altra rivoluzione americana</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Costretti dalle circostanze ad occuparsene, i giornali di oggi rispolverano frettolosamente tutti i luoghi comuni su Haiti disponibili a portata di mano: “giardino del diavolo”, patria del “voodoo” e degli zombie, come ad esempio scrive Vittorio Zucconi su Repubblica. Niente di più suggestivo, nel momento in cui su questa terra si abbatte l’ultima (e più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="vodou" src="http://www.unexplainedstuff.com/images/geuu_02_img0400.jpg" alt="" width="400" height="270" /></p>
<p>Costretti dalle circostanze ad occuparsene, i giornali di oggi rispolverano frettolosamente <strong>tutti i luoghi comuni su Haiti</strong> disponibili a portata di mano: “giardino del diavolo”, patria del “voodoo” e degli zombie, come ad esempio scrive Vittorio Zucconi su Repubblica. Niente di più suggestivo, nel momento in cui su questa terra si abbatte l’ultima (e più grave) delle catastrofi, che spiegarla con la presenza degli spiriti malefici sul territorio; ma è come dire che in Italia l’anno scorso ci fu un terremoto perché nella religione cattolica esiste l’Inferno. E’ un modo in cui si rivela, senza che neanche ce ne accorgiamo, il nostro complesso di superiorità da paese “civilizzato”.</p>
<p>Ciò che non rientra in questo schema involontariamente razzista (e che magari potrebbe contraddirlo) viene liquidato in poche battute: come il fatto che, poco più di due secoli fa, quella haitiana fu in assoluto la prima rivoluzione che condusse i neri ad emanciparsi dalla schiavitù &#8211; e la seconda in tutto il continente a conquistare l’indipendenza. A questo proposito, non trovando molte notizie sulla stampa nostrana (e per la verità neanche sui libri di storia) possiamo però sbirciare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haiti#L.27indipendenza">wikipedia</a>:</p>
<blockquote><p>I<em>l 1 gennaio 1804 l&#8217;ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, del continente americano a dichiararsi indipendente: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l&#8217;isola Ayiti.<br />
La neonata repubblica supportò la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Il governo haitiano, infatti, aiutò Simon Bolivar, offrendogli rifugio e appoggiando la sua causa indipendentista a condizione che liberasse poi gli schiavi dell&#8217;America Latina. Le potenze coloniali reagirono isolando Haiti attraverso una sorta di cordone sanitario che doveva servire ad evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi. Alcuni storici, infatti, ritengono che la &#8220;rivoluzione&#8221; haitiana abbia ispirato molte rivolte di schiavi nei Caraibi e negli Stati Uniti. La Chiesa cattolica ritirò i suoi sacerdoti da Haiti e non vi inviò altri religiosi sino al 1860.</em></p></blockquote>
<p>Ecco, non vorrei che gli odierni pregiudizi su Haiti &#8211; che nemmeno l’istinto di solidarietà seguito al terremoto sembra poter scalfire &#8211; fossero soltanto l’ennesima ripetizione di quel cordone sanitario. La rivolta, l’emarginazione, il Diavolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fine di un regime</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era già da un po&#8217; di tempo che il popolo aveva la sensazione di trovarsi in un brutto sogno. Tutti stavano ormai cambiando atteggiamento nei confronti del governo, e perfino la Chiesa cattolica &#8211; il cui sostegno era stato fino ad allora totale &#8211; si mostrava sempre più perplessa.
Ma questo, di per sé, non sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era già da un po&#8217; di tempo che il popolo aveva la sensazione di trovarsi in un brutto sogno. Tutti stavano ormai cambiando atteggiamento nei confronti del governo, e perfino la Chiesa cattolica &#8211; il cui sostegno era stato fino ad allora totale &#8211; si mostrava sempre più perplessa.<br />
Ma questo, di per sé, non sarebbe certo bastato a far vacillare il dittatore; e in effetti, non v&#8217;era nulla in assoluto che potesse farlo vacillare: a parte lui stesso, e la sua età. Avanti con gli anni, sapeva che era giunto il momento di nominare un successore. Un uomo fidato, che potesse perpetuare il suo regime anche dopo la morte ed impedisse alla sinistra di arrivare al potere.<br />
Così, esattamente 40 anni fa, il generale Francisco Franco scelse <strong>Juan Carlos</strong> di Borbone come proprio delfino:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1877" title="JuanCarlos" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/10/JuanCarlos.gif" alt="JuanCarlos" width="182" height="273" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fratello del leader</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 09:56:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
E&#8217; uscito da poco per Einaudi un piccolo libello (121 pagine) che si occupa della figura di Roberspierre.
Augustin Roberspierre, per l&#8217;esattezza (o &#8220;Bonbon&#8221; come veniva chiamato confidenzialmente): il fratello minore del Grande Giustizialista. Minore d&#8217;età e di spessore politico, nonché &#8211; si potrebbe fin troppo facilmente ironizzare &#8211; di intelletto.
E invece Sergio Luzzatto, muovendosi tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1861" title="roberspierre" src="http://www.remobassetti.com/Blog/wp-content/uploads/2009/10/roberspierre.jpg" alt="roberspierre" width="135" height="220" /></p>
<p>E&#8217; uscito da poco per Einaudi un piccolo libello (121 pagine) che si occupa della figura di Roberspierre.</p>
<p><strong>Augustin Roberspierre</strong>, per l&#8217;esattezza (o &#8220;Bonbon&#8221; come veniva chiamato confidenzialmente): il fratello minore del Grande Giustizialista. Minore d&#8217;età e di spessore politico, nonché &#8211; si potrebbe fin troppo facilmente ironizzare &#8211; di intelletto.</p>
<p>E invece Sergio Luzzatto, muovendosi tra le pieghe dei documenti, va a scoprire un personaggio il cui interesse non si limita alla curiosità da buco della serratura. Né ad un profilo psicologico inevitabilmente segnato dall&#8217;ingombrante Maximilien, al quale fu talmente devoto da &#8220;farsi giustiziare&#8221; insieme a lui il 28 luglio 1794.</p>
<p>Già dal paradossale sottotitolo &#8220;Il Terrore dal volto umano&#8221;, l&#8217;autore sembra quasi suggerire il dubbio che fra il due fratelli fosse proprio il povero Augustin ad averla vista giusta. Se Maximilien fu un &#8220;burocrate della ghigliottina&#8221;, chiuso nelle sue stanze, e col passare del tempo sempre meno capace di rendersi conto della realtà, Augustin andò a sporcarsi le mani come emissario della Rivoluzione in giro per la Francia: era uno degli incarichi più rischiosi, quello di portare il nuovo regime in un paese ancora tutt&#8217;altro che unificato (e che Luzzatto descrive come un epico di far west).</p>
<p>Ma la dicotomia non si ferma qui. Augustin fu in realtà un giacobino molto particolare, &#8220;dal volto umano appunto&#8221;: che proprio dall&#8217;aver toccato con mano la realtà del Terrore, e sentito fin troppo l&#8217;odore del sangue, ricavò la convinzione che &#8211; perché gli ideali della Rivoluzione si realizzassero &#8211; era necessario che la &#8220;Rivoluzione permanente&#8221; finisse. E che soltanto una riconciliazione nazionale, mettendo fine alle vendette incrociate e alla violenza di Stato, poteva evitare il crollo. Scrive Luzzatto a pagina 62, che Augustin non attese</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) l&#8217;inverno dell&#8217;anno II per riconoscere, sotto la superficie delle incombenze anche più gravi e più grevi di un rappresentante in missione, un mandato ulteriore e decisivo: non consegnarsi per intero alle logiche dell&#8217;oltranzismo. Dell&#8217;oltranzismo parigino, quale si esprimeva nella politica della Montagna, e più ancora dell&#8217;oltranzismo provinciale, di cui i convenzionali in missione si limitavano spesso a valere da interpreti passivi. Con netto anticipo sulla maggioranza dei montagnardi, <em>Roberspierre jeune</em> comprese la necessità di sfrondare la rete periferica degli <em>esagerati</em>, fermando la mano di coloro per i quali la Rivoluzione pareva risolversi &#8211; sotto i pretesti più vari &#8211; in un regolamento di conti fra vicini di città, o vicini di paese, o vicini di casa.&#8221;</p></blockquote>
<p>Probabilmente era comunque troppo tardi, avesse pure Maximilien ascoltato la timida voce del fratello minore, per salvare qualcosa (e certo, se non si è capaci di farsi ascoltare, anche avere ragione non è che serva a molto). Sarebbe peraltro scorretto ricavare paralleli espliciti fra questa storia e certi odierni &#8220;rappresentanti del popolo&#8221;, apparentemente assai diversi dai due Roberspierre; tuttavia ci sono dei lampi di attualità sconvolgenti in questa storia, e valga per tutti questo passo alle pagine 43-44:</p>
<blockquote><p>&#8220;Per un secolo dopo il Novantatre, il tema pruriginoso del rapporto fra i convenzionali in missione e le donne sarebbe stato un chiodo fisso della polemica reazionaria. Dagli smilzi libelli dei pennivendoli termidoriani ai volumoni di uno storico del rango di Hippolyte Taine, i detrattori della Prima Repubblica non avrebbero perso una sola occasione per alimentare la leggenda nera del rappresentante del popolo come uomo lubrico, altrettanto affamato di sesso che di potere, denaro, violenza. Né avrebbero perso l&#8217;occasione per alimentare, in parallelo, la leggenda delle donne al suo seguito come altrettante malefemmene. Attrici di mezza tacca, sessualmente disponibili perché elettrizzate dalla prospettiva di sfilare per le strade del borgo nei giorni di festa, ritte sopra un carro, impersonando una seminuda Dea della Ragione. Lolite senza scrupoli, pronte a sacrificare al potente di turno il falso idolo della loro verginità.&#8221;</p></blockquote>
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